Occuparsi di ciclabilità e trasporto urbano significa collegare tra loro differenti settori a volte molto distanti. Significa anche evitare di cadere nella trappola del proporre soluzioni corrette per problemi che si dovrebbe piuttosto evitare di generare o alimentare. Il più delle volte infatti la soluzione per un sintomo cronicizza ancor più la causa che sta alla sua base. Il futuro della città è nella mobilità sostenibile ma non solo.

Un analisi critica del problema può aiutarci a progettare luoghi veramente migliori in cui vivere, per non ridurci ad esultare perché riusciamo ad andare in bicicletta al lavoro.

Un equivoco insostenibile

Il ruolo della mobilità sostenibile all’interno delle città sta assumendo i contorni di un pericoloso equivoco. Politici, esperti e semplici opinionisti stanno dibattendo affinché le modalità di trasporto nei centri urbani siano più rispettose dell’ambiente, della qualità della vita e più sicure. Ciò è sicuramente giusto ma, come spesso accade, l’immersione all’interno di un problema non permette di percepirne i limiti e le contraddizioni. Le difficoltà legate al trasporto urbano non si possono risolvere solo con la mobilità sostenibile e un simile approccio tout-court causa spesso inutili antagonismi. Trascurare alcuni aspetti complementari ed altrettanto importanti può compromettere il risultato finale.

Tuttavia la bicicletta, in particolare l’e-bike, rimane il mezzo forse più adatto per spostarsi in città, in quanto rappresenta il punto di incontro tra tutte le istanze che puntano a ripristinare un equilibrio che si sta perdendo.

PH Credit Matteo Cavadini

Il vero problema

Ormai sappiamo che i mezzi elettrici non sono la risposta definitiva ai mali delle città. Sicuramente permettono di ridurre l’inquinamento puntuale (non globale) come abbiamo visto, ma non tengono conto né dello spazio urbano occupato, né degli incidenti e del traffico che generano. La risposta del mondo tecnico e politico è basata sull’utilizzo di biciclette, monopattini e di tutta una serie di trovate più o meno utili: si tratta purtroppo, anche quando non strumentalizzata, di una visione limitata che tralascia l’elemento alla base di tutta la questione. Il problema dei trasporti nelle città sono le città stesse.

Aldous Huxley, lo scrittore britannico previde in alcuni passaggi del suo saggio “Ritorno al mondo nuovo” le conseguenze legate ad un espansione incontrollata delle città e ai suoi effetti sull’essere umano

Le città da cui prendere esempio.. o no?

Quando si parla di città-modello spesso pensiamo a quelle nord-europee o giapponesi. La qualità della vita laggiù è, perlomeno nei suoi aspetti più pratici, certamente buona: tuttavia anche loro non sono esenti da due pericoli imminenti. Il primo, non in ordine di importanza, è l’espansione che coinvolge ogni centro urbano; il secondo riguarda il concetto di smartcities che, soprattutto in questi esempi esteri, sta prendendo piede molto velocemente. E una certa visione della mobilità sostenibile rischia di rendere meno percepibili questi problemi: per dirla con una battuta, rischia di arredare il tunnel anziché uscirne.

Se incontrollate, espansione e tecnologizzazione urbana non porteranno ad una riduzione dell’inquinamento cittadino bensì ad uno suo inevitabile aumento, grazie anche ad una dannosa deviazione delle risorse disponibili, intellettuali e pratiche, verso una visione distorta di mobilità sostenibile.

Copenhagen, secondo l’OCSE i paesi scandinavi sono quelli in cui maggiormente vengono prescritti antidepressivi e in cui si abusa di sostanze stupefacenti. Via https://www.panorama.it/societa/il-prezzo-della-felicita-per-il-nord-europa

Aumento demografico ed urbanizzazione

Il rapporto 2012 di Planet Under Pressure previde che di questo passo entro il 2030 alle città già esistenti si sarebbe aggiunta una superficie urbana pari a Francia, Germania e Spagna. E tutto ciò sta lentamente avvenendo, nonostante il Covid-19 stia rallentando il fenomeno. Aumento della popolazione e migrazione delle aree rurali renderà sempre più indispensabile un apporto energetico enorme verso le aree urbanizzate. Ad inquinare infatti, molto più delle automobili, sono gli edifici e tutta la gestione impiantistica di una città. C’è inoltre da considerare il consumo di terra genrato da questa espansione e che dovrebbe stare sotto la cosiddetta carrying capacity, ovvero la capacità del suolo di produrre risorse e mantenere la sua biodiversità. La diffusione delle pandemie, come abbiamo imparato, dipende anche dal sovraffollamento e dall’alterazione della biodiversità.

Foto satellitare dell’espansione urbana di Shenzen in meno di 10 anni, dal 1999 al 2008. Via nasa.gov

Hacking e virus

Più urbanizzazione significa meno biodiversità, più complessità e quindi maggiore ricorso a gestione tecnologica. I virus biologici non sono infatti gli unici di cui ci dovremo preoccupare. I grandi agglomerati urbani saranno inevitabilmente portati a diventare delle cosiddette smartcities. Un articolo dell’ISPI e firmato Carlo Ratti, architetto e docente MIT, analizza alcuni pericoli delle città intelligenti, opposte alle più auspicabili città sensibili. Uno dei problemi che Ratti indica riguarda i sistemi informatici: proviamo a pensare a cosa succederebbe nel caso di semplici malfunzionamenti o se venissero infettati da virus immessi da hacker.

Secondo Hacker News la tecnologia IoT (Internet of Things) su cui si basa il controllo di oggetti collegati in rete (tra cui anche le automobili), è un sistema altamente vulnerabile ad attacchi informatici. Via thehackernews.com

IA e guida autonoma

Non finisce qui. C’è poi il problema della guida autonoma, conseguenza altamente probabile delle smartcities. Ratti evidenzia come questo tipo di tecnologia incentiverebbe le persone a spostarsi ancora più a cuor leggero, magari mentre schiacciano un pisolino, per raggiungere luoghi sempre più lontani aumentando le auto in circolazione e il relativo inquinamento. L’architetto però non nega i vantaggi che possono sorgere: suggerisce però un approccio diverso, basato più sulla sensibilità di una città piuttosto che sulla sua efficienza gestita da un’IA (Intelligenza Artificiale).

Un automobilista fotografato mentre dorme a bordo di un automobile Tesla a guida autonoma. Via dailymail.co.uk

Smartcities: sono davvero smart?

Smart, una delle parole chiave sulla quale stiamo costruendo il futuro in cui vivremo. Smartphone, smartworking, smartcar, ecc: ma sono davvero tecnologie intelligenti? Lo smartphone può provocare dipendenza, l’abuso di smartworking aliena (e inquina), le smartcar pongono problemi etici, e così via. Anche la smartcities presentano lacune come abbiamo visto e non bisogna dimenticare che tutti questi bit consumano un mare di energia, prodotta per forza attraverso il ricorso a fonti fossili. La continua tendenza a delegare verso qualcosa di intelligente non rischia di farci perdere la nostra di intelligenza? La sfida della civiltà sta però non nel rinunciare a simili tecnologie, ma ad usarle in modo coscienzioso, senza farsi fagocitare né abbagliare da irrealistiche prospettive a volte anche ecologiche.

Salvare le bici dall’invasione delle città

Secondo Deloitte la crescita urbana farà sì che la bicicletta diventi il mezzo del futuro. Ovviamente, come abbiamo scritto, speriamo che sia così. Attenzione però. Notiamo che nelle suddette previsioni non vengono volutamente considerati i monopattini elettrici. Perché? Semplicemente perché il loro raggio d’azione è già visto come troppo limitato per le nuove grandi città. Ma se le città continueranno a crescere chi pensate che farà la fine dei monopattini? Proprio le biciclette. Anche le e-bike, oltretutto particolarmente ingessate da una normativa (perlomeno in Europa) che non permette di sfruttarle a pieno, verranno sostituite dalle auto elettriche a guida autonoma in grado di coprire maggiori distanze, magari mentre si lavora o guarda un film.

Liv ThriveEEX

L’inganno dei trasporti ecologici di massa

Nonostante tutto, personalmente credo ancora che la pedalata assistita possa essere il futuro ma è arduo pensare che riesca a stare dietro ad una crescita urbana incontrollata. E’ difficile immaginare che le persone vorranno e potranno usarla se le distanze diventano quelle di una megalopoli. Già con le dimensioni delle attuali città si presenta questo problema.

Congiuntamente bisogna perciò intervenire per tempo con altre manovre che abbraccino settori come la giurisprudenza, l’informatica e l’urbanistica e non continuando a rincorrere l’allargamento delle città attraverso il sistema dei trasporti, smart o ecologico che sia.

L’eccessiva espansione urbana stessa, come abbiamo visto, non può essere ecologica. Il greenwashing è un fenomeno in ascesa al quale bisogna fare molta attenzione poiché in grado di insinuarsi ovunque in modo molto subdolo, soprattutto nella nostra testa.

Metropolitana a Tokyo; secondo il Guardian la città ha molti problemi. Immobili cari, espansione incontrollata che allunga i tempi di percorrenza, poco spazio verde pro capite e anomalie sociali preoccupanti. Via https://www.theguardian.com/cities/2019/jun/14/has-tokyo-reached-peak-city

Possibili soluzioni

Il problema è complesso in quanto, se mal gestita, la migliore vivibilità che legittimamente rivendichiamo potrebbe portare ad un suo paradossale peggioramento. Senza porre un freno alla crescita delle città non usciremo dal loop che abbiamo creato.

La continua esigenza di nuove idee per il trasporto cittadino non è un occasione per dimostrare intelligenza nelle soluzioni, è un sintomo causato da un espansione urbana eccessiva non risolvibile attraverso migliorie del trasporto stesso. Queste anzi la cronicizzano e in qualche modo la legittimano.

Focalizzandoci nel risolvere un problema contingente ne alimentiamo uno permanente. Politici, tecnici e amministratori che vogliono migliorare i trasporti dovrebbero perciò anche e soprattutto parlare di contenimento e rigenerazione urbana, altamente efficace per contrastare la diffusione dei mezzi di trasporto a lungo raggio come le automobili. Dovrebbero occuparsi poi di fare ridurre l’affitto dei locali in centro città per commercianti, artigiani e produttori, evitando che migrino verso le periferie. Dovrebbero investire nell’educazione all’uso delle risorse e creare incentivi per chi sceglie di consumare meno. L’utilizzo di biciclette sarebbe uno spontaneo effetto di queste strategie.

In definitiva, se non possiamo fare tornare le città a misura d’uomo (e i dubbi pratici in tal senso sono legittimi), facciamo in modo che almeno restino a misura di bicicletta, magari di e-bike.

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