Tunnel, perché di dipendenza a tutti gli effetti si tratta. E come tutte le altre anche la dipendenza da smartphone può essere arginata attraverso lo sport. Uno studio ci mostra come i risultati possano vedersi già dopo poche settimane, un altro ci spiega perché è importante restare concentrati.

 

Smartphone, un problema diffuso 

La dipendenza da smartphone è un problema così comune che la sua gravità si è nel tempo dissolta nella sua stessa pressoché totale diffusione. Lo smartphone è diventato l’oggetto principale a cui è rivolta la nostra attenzione, attiva e passiva. Tutto ciò ha ovviamente un prezzo da pagare, che si accentua in maniera inversamente proporzionale all’età. E’ importante fin da subito dire che le app giocano un ruolo fondamentale e sinergico con il dispositivo fisico: mai come in questo caso hardware e software vanno a braccetto e sono magistralmente intrecciati tra loro.

image via tecnoandroid.it

I suoi inventori lo usano?

In una surreale intervista fatta nel 2018 a Chamat Palihapitiya c’è un passaggio in cui l’ex dirigente Facebook spiega i motivi del suo senso di colpa per quello che considera un problema pandemico globale. “Gli stimoli di feedback a breve termine, basati sulla dopamina, che abbiamo creato stanno distruggendo il modo in cui la società funziona”, afferma Palihapitiya, e non è l’unico a pensarla così. Justin Rosenstein, l’inventore dei “like”, ha rimosso dal suo smartphone tutte le app che si basano su questo principio e, come sta facendo anche Tony Fadell (inventore dell’iPod), ha avviato una campagna di sensibilizzazione sulla dipendenza da smartphone. Famosi CEO come Bill Gates, Steve Jobs, Satya Nadella e lo stesso Palihapitiya non consentono ai propri figli di usare lo smartphone. Chissà perché.

Chamath Palihapitya, ex dirigente Facebook. via gbs.stanford.edu

Il sistema di ricompensa  

La dipendenza da smartphone è un intreccio psico-tecnologico in cui troviamo degli strumenti informatici, già di per sé a rischio, declinati in versione portatileSu di un dispositivo mobile vengono enormemente amplificati i latenti effetti assuefativi che questi software hanno sul cervello umano, a causa della loro disponibilità continua. Questi effetti si innescano e fanno leva su quello che si chiama Sistema di ricompensa, creando circoli viziosi molto potenti. Il meccanismo di funzionamento è tanto antico quanto semplice. Quando l’essere umano soddisfava gli impulsi necessari per la propria esistenza quali cibo, riproduzione e considerazione, il corpo lo “premiava” rilasciando dopamina, un neurotrasmettitore legato al piacere. Funziona ancora così, ma nel tempo l’essere umano ha imparato a stimolare artificialmente questo sistema dando origine a quelle che potremmo definire “dipendenze“. 

Il sistema di ricompensa, via busy.org

Effetti collaterali collettivi

E’ stato calcolato che controlliamo lo smartphone circa 60 volte volte al giorno, e che ne tocchiamo lo schermo più di 2600 (ore notturne escluse). Questo perché, a differenza delle sostanze chimiche, le applicazioni che abbiamo installate vanno di solito a stimolare gli impulsi più antichi legati in primis alla reputazione sociale. Questo continuo monitoraggio crea una dipendenza molto forte, per alcuni studiosi peggiore anche delle cocaina. Ecco alcuni degli effetti che provoca:

  • disturbi dell’attenzione
  • calo della memoria
  • disturbi del sonno
  • artrosi cervicale
  • artrosi alla mano
  • ansia
  • depressione
  • problemi di vista
  • danni da elettromagnetismo

Si potrebbe continuare, soprattutto per quanto riguarda le implicazioni psicologiche. Senza perderci in ulteriori approfondimenti, è abbastanza chiaro che si tratta a tutti gli effetti di un problema di salute pubblica. Lo smartphone ci toglie tanto, soprattutto tempo, tempo che potremmo utilizzare ad esempio per fare sana attività fisica. E se fosse essa stessa un rimedio contro questa intossicazione tecnologica?

 

Bici e altri sport come terapia

Per fortuna alla dipendenza da smartphone viene dedicata sempre più attenzione, in quanto sta realmente modificando il cervello delle persone e il loro modo di interpretare la realtà, virtuale o meno che sia. Se si continua su questa strada ci sono buone possibilità che il mondo cambi drasticamente nei prossimi anni. Una grande accelerata la sta dando Coronavirus, i cui probabili effetti a lungo termine saranno legati ad un aumento della tendenza ad appoggiarsi sulla tecnologia digitale da parte degli individui, inevitabilmente spinti verso un maggiore isolamento reciproco. E’ possibile evitare un possibile scenario? Uno studio pubblicato su Pubmed nel 2019 ci mostra come attraverso lo sport possano essere arginati i problemi derivanti dall’abuso dello smartphone e conseguentemente rinsaldarsi i rapporti umani. Tra gli sport utilizzati dai ricercatori ovviamente c’è anche la bicicletta.

Lo studio sull’attività fisica

Allo studio hanno partecipato 1582 studenti universitari tra i 18 e i 22 anni, tutti con una qualche forma di dipendenza da smartphone, divisi in gruppo di studio e gruppo d controllo. E’ stata usata una tecnica mista, ad alcuni veniva assegnata soltanto una categoria di esercizio (bicicletta, corsa, tai-chi, ecc) ad altri più di uno. La durata della ricerca è stata di 8-12 settimane con 3-5 sessioni settimanali, ciascuna della durata di 45-120 minuti. Dallo studio si sono riscontrati effetti positivi sulla base di quattro indicatori: sintomi di astinenza, comportamento specifico, confort sociale e cambiamento di umore. Gli individui con un livello di dipendenza grave hanno beneficiato maggiormente rispetto a quelli con livelli di dipendenza da lievi a moderati. Di loro quelli che hanno partecipato al programma per almeno 12 settimane hanno mostrato miglioramenti significativamente maggiori rispetto a coloro che hanno partecipato per meno di 12 settimane.

Interrompere un’attività per guardare lo smartphone

Quello che emerge, sia dallo studio suddetto che dal buon senso, è che la pratica costante di un qualche tipo di attività sia la chiave di volta per ottenere benefici, specie quando si ha a che fare con un problema come la dipendenza. Uno degli effetti più negativi dello smartphone è proprio la frammentazione dei propositi che ci si pone. Un altro studio pubblicato su Journal of Behavioral Addictions, ha dimostrato che interrompere un attività con lo smartphone ci rende molto più lenti a finirla quando la riprendiamo, rispetto invece a compiere la stessa pausa attraverso un computer o con carta e penna. Ciò ovviamente vale anche per l’attività fisica.

L’attrattiva, il senso di sicurezza e di passività che esercita su di noi lo smartphone è uno stimolo a cui è difficile resistere. La bicicletta, in quanto sport all’aria aperta, è certamente tra i migliori antidoti a a questa subdola forza magnetica che tende a spegnere le nostre risorse. E’ bene che impariamo a spegnere anche noi lei.

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