I fatti sono noti: nel maggio di quest’anno la Commissione Europea, nell’ambito della revisione della Motor Insurance Directive (MID), finalizzata a migliorare le garanzie per le vittime di incidenti stradali, anche attraverso l’allineamento dei massimali minimi assicurativi in tutti i paesi UE, ha incluso tra i soggetti all’assicurazione obbligatoria anche le biciclette a pedalata assistita (EPAC ovvero Electrically Power Assisted Cycles).

La Commissione in pratica non ha operato alcuna distinzione tra i diversi veicoli circolanti sulle strade ritenendo caratteristica comune e sufficiente al loro rientro nei parametri della direttiva, la presenza di un motore di qualunque tipo e potenza.

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L’avversità di costruttori e consumatori

Contro la proposta, che per diventare operativa deve però superare l’approvazione del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’EU, si sono subito schierati e mobilitati sia il CONEBI (Confederation of the European Bicycle Industry), sia l’ECF (European Cyclists’ Federation), in rappresentanza rispettivamente di costruttori e utenti.

Entrambe le associazioni hanno evidenziato la specificità della bicicletta a pedalata assistita che dispone di un motore elettrico di potenza massima limitata a 250 W finalizzato a fornire solo un’assistenza alla pedalata fino a 25 km/h. Hanno inoltre osservato che, proprio la normativa europea esclude gli EPAC dall’applicazione delle regole di omologazione (Reg. UE 168/2013), in quanto considerati a tutti gli effetti biciclette e non veicoli a motore.

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Sul piatto della bilancia è stata poi posta la forte preoccupazione che l’eventuale introduzione dell’obbligo assicurativo per i veicoli a pedalata assistita, potrebbe pregiudicare un mercato in piena espansione e mettere a rischio migliaia di posti di lavoro in tutta Europa.

Giova a tale proposito ricordare che nel 2017 il settore delle EPAC in Europa ha raggiunto un volume di vendite di circa 2 milioni di unità, vale 1 miliardo di euro l’anno in ricerca e sviluppo ed assicura 90.000 posti di lavoro (diretti/indiretti) che potrebbero essere messi a rischio da un’operazione di tal genere a cui occorre aggiungere che il turismo in bicicletta, a cui l’e-bike sta dando un forte contributo, vale più di 400.000 posti di lavoro nell’intera EU.

Senza considerare che scoraggiare l’uso della bicicletta a pedalata assistita potrebbe vanificare i benefici ambientali e quelli legati alla salute che vengono indotti dall’utilizzo di questi mezzi per loro natura ad emissioni zero e capaci inoltre di decongestionare il traffico cittadino.

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I risultati della consultazione pubblica

Allo scopo di raccogliere il maggior numero di elementi su un argomento che, soprattutto nei mercati del nord Europa ha sollevato non poco rumore, la Commissione Europea ha indetto nel mese di luglio u.s una consultazione pubblica che ha sostanzialmente confermato, attraverso i contributi di circa 500 rispondenti dai più diversi paesi, l’impostazione data da CONEBI e da ECF relativamente al negativo impatto che la misura potrebbe avere sul mercato e sulla propensione all’acquisto.

Una sintesi di tali feedback sarà oggetto di discussione presso il parlamento Europeo ed il Consiglio per meglio definire la proposta legislativa avanzata ed in particolare decidere se accettare o meno di modificare l’attuale definizione di “veicolo a motore” aggiungendo la specificazione “esclusivamente” azionato da una forza meccanica.

In tal modo si restituirebbe l’originario valore e significato alla definizione di EPAC, voluta dalla stessa Commissione Europea, che ne sanciva l’equiparazione a tutti gli effetti alle biciclette.  

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Fake news e stato dell’arte

Negli ultimi tempi, complice un certo ritardo decisionale da parte degli organismi comunitari unitamente a qualche non del tutto precisa dichiarazione in merito rilasciata da rappresentanti locali, si era diffusa la notizia che il problema avesse trovato la soluzione di demandare ad ogni singolo stato la decisione di introdurre o meno una assicurazione obbligatoria per le biciclette elettriche. 

Il fondamento di ciò si trova peraltro nella facoltà che ogni stato membro ha comunque di esonerare particolari tipologie di veicoli a motore dalla norma sull’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile verso terzi a condizione che un fondo nazionale di compensazione garantisca il risarcimento delle vittime in caso di incidente.

La notizia ripresa, senza le necessarie verifiche, anche da una parte della stampa specializzata nazionale, non risponde però né alle posizioni ed alle richieste avanzate dalla Federazione Ciclisti Europei (ECF) e dalla Confederazione dell’Industria Europea del ciclo (CONEBI), né all’attuale stato dell’arte.

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La realtà è che nella maggior parte dei paesi comunitari non esistono, o non sono operative, assicurazioni come quelle descritte dall’art.5 della direttiva sull’assicurazione automobilistica (MID). Inoltre, l’attuazione di tale possibilità creerebbe una frammentazione legislativa imposta da realtà locali alimentando confusione e difficoltà contrarie al concetto del mercato unico. Soprattutto non contribuirebbe a riaffermare il concetto di EPAC come bicicletta, ben distante ed autonomo quindi da quello di veicolo motorizzato.

Alla luce di ciò, rimane ferma la posizione di ECF e CONEBI nelle loro richieste di riconoscimento dello status dell’EPAC. Come ci ha confermato Manuel Marsilio, General Manager del CONEBI, una prima reazione da parte della Commissione Mercato Interno del Parlamento Europeo è attesa nella seconda parte di ottobre. Il Consiglio invece ha organizzato un primo incontro del gruppo di lavoro senza però pervenire a nessuna posizione.

In base agli sviluppi di Parlamento e Consiglio nei prossimi mesi, sapremo se si arriverà o meno ad una decisione condivisa tra Commissione, Parlamento e Consiglio prima delle elezioni europee di maggio 2019. 

 

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