Potrebbe diventare meno “libero” l’utilizzo della bicicletta a pedalata assistita qualora passasse la proposta della Commissione Europea di rivedere la Direttiva sulle Assicurazioni dei Veicoli a Motore comparsa questa settimana. Infatti, tra i “veicoli a motore” compaiono anche i pedelec, ossia le bici con assistenza alla pedalata entro i 25 km/h come previsto dalla normativa europea stessa.

Bicicletta a pedalata assistita: veicolo a motore o no?

Partendo dal presupposto che le e-bike “legali” sono quelle che godono di un supporto elettrico alla pedalata solo in presenza della stessa (non stiamo dunque parlando di bici in grado di muoversi da sole come un ciclomotore), se, da un lato, è innegabile che il motore vi sia, dall’altro, si tratta dell’anello di congiunzione tra il motorino e la bicicletta tradizionale.

La velocità massima, si sa, è limitata a 25 km/h per legge comunitaria e, dunque, sino ad oggi la bicicletta a pedalata assistita è stata trattata alla stregua di quella tradizionale: niente casco obbligatorio, niente assicurazione per circolare o, peggio, bisogno di essere patentati.

 

 

La Direttiva proposta – e sottolineo “proposta” – dalla Commissione Europea includerebbe invece la categoria delle “light power assisted bicycles”, ossia i pedelec, tra i veicoli a motore, soggetti dunque all’obbligatorietà di avere un’assicurazione erogata da una terza parte.

Non importerebbe dunque dove essi vengano utilizzati, se su strade pubbliche, sterrate o private, e tantomeno che caratteristiche essi abbiano: ciò che conta è che siano “mezzi di trasporto” a motore.

 

Assicurazione e pedelec, autogol o misura sensata?

È sotto gli occhi di tutti che i pedelec stiano prendendo campo con crescita esponenziale e, se conoscete qualcuno che vive in Germania, non sarà difficile che vi riferisca di come le biciclette (in generale) siano tra le principali protagoniste di incidenti stradali.

Non importerebbe dunque dove essi vengano utilizzati, se su strade pubbliche, sterrate o private, e tantomeno che caratteristiche essi abbiano: ciò che conta è che siano “mezzi di trasporto” a motore

La pedalata assistita chiaramente allarga l’utenza potenziale di questo mezzo e, se vogliamo, espone dunque al rischio che la percentuale di sinistri aumenti: molti non vorranno sentirselo dire, lo so, ma uno scontro bici-bici o bici-pedone a 25 all’ora troppo piacere non fa.

In linea teorica non è dunque così sbagliato il principio, sebbene la differenza tra “bicicletta” e “bicicletta a pedalata assistita” sia labile. Troppo labile, forse: in questo momento accomunarla ad uno scooter appare esagerato.

Senza contare dell’effetto boomerang che tale decisione, qualora dovesse andare avanti, sortirebbe sulla cosiddetta “mobilità pulita” che, con tanta fatica, molte amministrazioni comunali cercano di promuovere nella stessa Europa.

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photo credit: Walimai.photo No Parking But Happy (136/365) via photopin (license)

European Cyclists’ Federation: una criminalizzazione della bicicletta a pedalata assistita

La ECF, ossia la European Cyclists’ Federation ha reagito duramente alla prospettiva di vedere applicare ai pedelec l’obbligatorietà dell’assicurazione: «Con un testo del genere la Commissione Europea sta cercando di criminalizzare milioni di utenti della pedalata assistita, compresi quanti già hanno un qualche tipo di assicurazione, e sta cercando di rendere illegali i pedelec privi di un’assicurazione normalmente sensata per i veicoli a motore”.

In una precisazione, la Commissione Europea ha puntualizzato che la modifica alla Direttiva ha il solo intento di fare chiarezza su quali veicoli debbano essere soggetti ad un’assicurazione per circolare – il che esclude tutte le altre, vale a dire quelle sul prodotto, sul trasporto, quelle personali o sul furto – senza altri intenti.

Poiché, come è noto, il diavolo si nasconde nei dettagli, il particolare dalle conseguenza potenzialmente onerose per i pedelec sta però proprio nella loro inclusione tra i veicoli a motore.

 

A tal proposito, la UK Bicycle Association si è sbrigata a ricordare che la proposta, in quanto tale, non ha alcun effetto materiale e non potrà averlo fin quando non sarà stata eventualmente approvata dal Parlamento Europeo e dagli altri organi preposti e che, pertanto, pedalare una bicicletta a pedalata assistita rimane legale senza assicurazione sino a prova contraria.

La riflessione che vi propongo su questa faccenda è la seguente: cosa fare quando un mezzo di trasporto diviene gradualmente “di massa”, aumentando quindi le percentuali di rischio dei suoi utilizzi impropri e, probabilmente, quelle di rimanere coinvolto in incidenti?

L’Assicurazione ha senso? Per contro, è così vero che per promuovere una mobilità diversa essa vada proposta come libera da ogni genere di vincolo, anche quando riguarda la sicurezza?

Ai posteri l’ardua sentenza.

1 COMMENTO

  1. La bicicletta a pedalata assistita è una bicicletta.
    Da 0 km / h e fino a 25 km / h la pedalata è assistita da un motore elettrico. Oltre i 25 km / h sono le gambe che devono pedalare. Il motore non puo’ superare i 250 W di potenza. Quindi non ha certo l’accelerazione di una Tesla. Non è assolutamente detto che il mezzo viaggi sempre a 25 km/h. Dipende dal traffico, dal tipo di strada, etc. Anche con la pedalata assistita il ciclista dosa la velocità con criterio. Non basta girare la manettta dell’acceleratore e impennare al semaforo.
    Uno ciclomotore invece puo’ raggiungere i 45 km / h ed il motore è di circa 2.200 W (quasi dieci volte piu’ potente). Il ciclomotore necessita di patente A, frecce, obbligo di casco, assicurazione per RC, targa, può essere omologato per due persone, etc.
    Parliamo di una cosa diversa.
    Se poi allargassimo agli scooter, si parla di motocicli che hanno ben altre potenze. E vanno anche a 150 km / h
    Imporre ai proprietari di bici a pedalata assistita l’obbligo di Assicurazione per Responsabilità Civile con la scusa che è dotata di motore non ha senso. E’ il modo migliore per poi imporre l’assicurazione anche alle bici che comunque vanno spesso ben oltre i 25 km / h.
    Il rischio maggiore è di cadere nella rete delle lobby degli assicuratori!

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