Durante l’ultima COP 24, la conferenza sul clima che si è tenuta in Polonia lo scorso dicembre, è emerso un dato interessante: se si moltiplicasse per 4 l’utilizzo della bicicletta in Europa, si otterrebbe una riduzione delle emissioni di gas serra pari a quelli prodotti dai 71 milioni di abitanti di Regno Unito ed Irlanda messe assieme.

A sostenerlo è l’European Cyclists Federation (ECF), che spera di far valere il peso del movimento ciclistico per condizionare le scelte dei prossimi anni della Comunità continentale.

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Il ciclismo non è solo una questione di trasporti

Andare un bici non è solo un modo di spostarsi: è anche uno stile di vita che, volenti o nolenti, porta a dei benefici.

A cascata, lasciare a casa un mezzo a motore per andare in bici porta ad innalzare la qualità di vita percepita nei centri abitati, riducendo rumore, traffico ed inquinamento atmosferico (leggi: costi in termini di salute).

Proprio su quest’ultimo punto si sono concentrati gli sforzi di comunicazione dell’ECF durante la COP 24 di Katowice, tenutasi in finale di 2018: il ciclismo come forma di trasporto modale condiviso può essere una chiave importante per la European Long-Long-Team Climate Strategy, ossia la strategia attraverso la quale la Commissione Europea vuole ottenere un cambio di passo riguardo l’inquinamento atmosferico.

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250 milioni di ciclisti non bastano

Oggi la popolazione europea che abitualmente utilizza la bici ammonta a 250 milioni di individui: un buon punto di partenza, ma non abbastanza.

Il continente europeo conta all’incirca 741 milioni di abitanti e per contribuire significativamente agli obiettivi imposti dalla UE sul taglio dei famigerati GHG, i GreenHouse Gas, la modalità ciclistica andrebbe almeno quadruplicata.

La Commissione ha infatti l’ambizione di azzerare i GHG entro il 2050. Un obiettivo forte ma difficile da raggiungere, considerando che già oggi il settore dei trasporti continentale è responsabile di uno sforamento costante del 20% rispetto ai livelli prefissati nel 1990.

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Trasporti punto debole

Focalizzarsi sui trasporti del Vecchio Continente ha senso per combattere i GHG, in quanto ne è responsabile per il 25% del totale.

Secondo la ECF, moltiplicare per 4 la penetrazione della bici nel mix di trasporti di uso comune, porterebbe ad un abbattimento delle emissioni di CO2 pari a 555 milioni di tonnellate da adesso al 2050.

In pratica, è come se l’intera Gran Bretagna e l’Irlanda smettessero di inquinare, stando alle rilevazione effettuate nel 2015.

Non male, anche se appare un traguardo un po’ utopico, considerando il numero di persone che andrebbero “convertite” al pedale.

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Anche l’industria del ciclo può fare la sua

Se le considerazioni sull’uso della bici come modalità di trasporto condiviso e diffuso portano a queste conclusioni, la Federazione Europea dei Ciciclisti punta il dito anche sull’industria stessa del ciclo.

Secondo la ECF, infatti, il segmento produttivo della bicicletta ha un’enorme opportunità da cogliere, ossia quella di porsi all’apice di uno sviluppo sostenibile dell’industria.

Un tema, questo, che sarà affrontato il prossimo giugno durante il secondo World Cycling Forum di Rotterdam, nei Paesi Bassi.

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