Tra i mezzi di trasporto qual è quello che nell’immediato potrebbe maggiormente fare la differenza in posti come l’Africa? La cultura e la conformazione del territorio non lasciano dubbi: contribuire a rendere concreta questa esigenza è possibile grazie ad un’iniziativa ben concepita che sta già dando i suoi frutti. 

 

World Bycicle Relief, una soluzione concreta

La concretezza dell’iniziativa di WBR è tanto semplice quanto efficace, soprattutto in questo periodo in cui il protagonismo e la visibilità a tutti i costi sembrano più importanti della bontà delle soluzioni. Appassionanti campagne crowfunding ego-friendly raccolgono consensi nonostante la loro dubbia utilità, drenando risorse ed oscurando altri progetti che invece sicuramente la avrebbero. Uno di questi è quello nato dall’idea di Davide Maggi, Ronald Emery, Giovanni Morozzo, Francesco Fanfani, Roberto Peia e  Mariateresa Montaruli, tutti personaggi legati al mondo ciclistico.

Agevolare l’Africa si può

L’indiscriminato utilizzo di piattaforme social e sensazionalistiche iniziative ha il difetto di non farci rendere conto di come le cose possano realizzarsi in modo molto più semplice. Lasciare una donazione di 1, 10 o 100 € quando entriamo in un negozio di bici è semplice. Ed è altrettanto facile utilizzare i soldi così raccolti per l’acquisto di una bicicletta a scopo umanitario. Nessun altro passaggio intermedio, le bici così comprate saranno destinate alle popolazioni africane agevolando i loro spostamenti. Si, perché la bicicletta (al contrario ad esempio di animali che richiedono molta più cura) è forse il mezzo più indicato per queste persone e per le loro esigenze, parlando ovviamente di spostamenti brevi.

via ladradibiciclette.it

Non solo bici

Bastano 134 € per adottare una bicicletta robusta, costruita appositamente e chiamata Buffalo. Telaio di acciaio, monomarcia, difficile da rompere o da piegare e che, se danneggiata, si salda facilmente. Una bicicletta che va a migliorare lo stile di vita delle popolazioni sub-sahariane dove oltre 600 milioni di persone usano le gambe come unico “mezzo” di trasporto. Prodotta in Asia e assemblata in fabbriche create ad hoc nei paesi in cui opera l’organizzazione, la bicicletta pesa 23 kg ed è in grado di sopportare un carico di 100 kg. Viene consegnata a persone bisognose in villaggi dell’Africa opportunamente identificati. Inoltre, nelle fabbriche africane WBR si formano operai assemblatori e meccanici, perché il ciclo di vita della bicicletta Buffalo deve essere lungo. 

 

I numeri

Sono già 450.000 le biciclette distribuite e 2.200 i meccanici formati. Nel 2018, la sola Europa ha contribuito con 222.000 €. I paesi africani in cui, sempre nel 2018, WBR ha maggiormente operato sono stati il Ghana, la Costa d’Avorio, il Kenya, il Malawi, la Nigeria, lo Zambia e lo Zimbabwe. Nel 2017, WBR ha avviato uno studio sull’impatto delle biciclette sul senso di empowerment, di sicurezza e autostima delle ragazze e sui risultati scolastici. La ricerca sarà pronta a fine 2019. Ma già si sa che le giovani donne che sono riuscite a portare a termine gli studi delle medie inferiori hanno minori probabilità di essere date in sposa da bambine.

via ladradibiciclette.it

Inoltre, un anno in più di istruzione scolare, nelle ragazze, corrisponde a un +25% nel salario del futuro. Numeri importanti, che rendono bene l’idea di come si possa fare molto con poco. Anche per questo va encomiata l’iniziativa di questo gruppo di amici, che va ad operare sulle cause e non sulle conseguenze.

 

Per chi volesse partecipare attraverso il web può farlo direttamente sul sito di Mariateresa Montaruli, ladradibiciclette.it

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