Aveva fatto preannunciare la classica levata di scudi la proposta, scoperta dalla European Cyclsts Federation, di ridefinire le bici elettriche da 250 W (25 km/h) come mezzi a motore a tutti gli effetti.

Facendoli rientrare al di sotto delle prescrizioni della Motor Insurance Directive, i pedelec sarebbero divenuti potenziali oggetto di un’obbligatorietà riguardo all’assicurazione, prescrivendo l’eventuale omogeneizzazione tra i Paesi membri.

La possibile decisione aveva fatto insorgere la lobby rappresentata dalla ECF, per altro infastidita dal modo poco chiaro di procedere adottato dalla UE, interessata a spingere per un apertura verso le assicurazione per le ebike quando alle stesse non è richiesta una omologazione da “veicolo a motore”.

Una complicazione sproporzionata

Le pressioni operate dalla ECF hanno contribuito alla proposta di correzione introdotta dal relatore Charanzová al Parlamento Europeo, che ha definito “sproporzionata” la misura dell’assicurazione obbligatoria nei confronti delle biciclette a pedalata assistita.

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photo credit: mirabelka szuszu wet via photopin (license)

Tra le argomentazioni della Federazione Europea dei Ciclisti, che fa da portavoce sia alle associazioni di utenti che di industriale del settore, c’è anche la tesi per cui l’imposizione di un’assicurazione per le biciclette elettriche provocherebbe un caos normativo ed una burocratizzazione eccessiva per l’uso della bicicletta.

In definitiva si tratterebbe, secondo la ECF, di una decisione in grado di frenare la diffusione della ebike, la cui espansione come mezzo di trasporto alternativo è invece da incentivare.

Una decisione sensibile

Secondo Adam Bodor, ECF Advocacy Director, quella del Parlamento Europeo sarebbe una «Decisione sensibile» nei confronti delle esigenze del mercato ciclistico.

La decisione deve essere definitivamente ratificata dal Parlamento, che vedrà tutta la lobby del ciclo supportare la correzione proposta dal relatore Charanzová di escludere i pedelec dalla Motor Insurance Directive.

Una ratifica che fa sicuramente gioco alle associazioni di settore, industriali e non, ma che lascia scoperti alcuni punti in merito alla sicurezza che potrebbero tornare allo scoperto una volta cresciuto ancora il livello di utilizzo urbano della pedalata assistita.

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