Può suonare paradossale, ma proprio nell’anno in cui si è iniziato a registrare gli ingressi nella UE di biciclette elettriche provenienti dalla Cina, le importazioni complessive sono aumentate.

Nemmeno di poco: il 2017 aveva visto i 28 Stati membri importare 760.000 unità a pedalata assistita, il 2018 ne ha collezionate 1 milione e 30mila. Una crescita del 36%, per altro riferita ai primi 9 mesi dell’anno.

Che cosa ha determinato una simile crescita durante un periodo affetto da costante incertezza riguardo le importazioni dalla superpotenza cinese?

 

Dazi antidumping, effetto boomerang

In un certo senso, le preannunciate norme antidumping sulle merci made in China hanno avuto un effetto contrario, almeno nell’immediato.

Fermo restando che i dazi servono a far diminuire solo le importazioni di prodotti immessi sul mercato europeo con un prezzo slealmente basso – e non, almeno sulla carta, a tagliare fuori dalla partita i Cinesi – dal momento in cui i dazi sono entrati nella dialettica commerciale tra Unione Europea e Cina, le importazioni provenienti da quest’ultima sono aumentate.

Se, da un lato, gli importatori si sono trovati a dover mettere in discussione i propri accordi commerciali in piena stagione operativa, essi stessi hanno dato fondo alle merci stoccate, immettendole con maggior rapidità sui mercati dei 28 Stati membri.

importazioni

Inoltre, il trend di crescita delle esportazioni cinesi non si è immediatamente arrestato, anzi, portando la Cina ad essere ancora protagonista nel mix di ebike importate.

Da Gennaio 2018 a Settembre 2018 sono state 720.000 le bici elettriche cinesi arrivate nella UE, ossia quasi quante ne erano state importate complessivamente nel 2017 (nel quale i pedelec di Beijing erano stati 545.000).

Secondo i dati Eurostat, proprio nel primo semestre dell’anno passato le importazioni di marca cinese hanno visto un’impennata dell’89%, pari a 615.000 unità, poi decresciuta a sole 105.000 unità nei successivi tre mesi.

L’entrata in vigore definitiva dei dazi, avvenuta a Gennaio 2019, dovrebbe assestare il “colpo di grazia” all’ingresso di ebike dalla Cina, sospettata di aver aiutato le proprie aziende a concorrere slealmente sul mercato europeo.


Cresce Taiwan, diminuisce il valore

Al contempo qualcun altro festeggia: si tratta di Taiwan, piccolo Paese i cui imprenditori in passato sconfinavano nella grande vicina di casa Cina per sfruttare un mercato del lavoro ben più economico e che, adesso, tornano a produrre in massa a casa.

Non solo, oltre a produrre, cosa che Taiwan non ha mai smesso di fare nel settore del ciclo, esporta con forza sempre maggiore: la complessiva crescita delle importazioni nella UE ha visto un balzo avanti notevole da parte dell’industria dell’isola asiatica, con un bel +67% nei primi 9 mesi del 2018.

Si tratta dell’incremento relativo più elevato tra i Paesi che esportano verso la UE, sebbene numericamente incida per “appena” 155.000 bici elettriche su 1.030.000.

Dando tempo al tempo è però prevedibile che Taiwan aumenterà ancora il suo apporto grazie all’inversione di tendenza cinese, sebbene la piccola nazione non possa strutturalmente reggere il confronto: altri Paesi stanno infatti accogliendo gli imprenditori che ora delocalizzano

dalla Cina.

Al contempo è però da rilevare come sia diminuito (-5,5%) il valore medio delle bici importate, sceso a 531 euro.

 

importazioni

Vietnam e Svizzera

Tra gli importatori principali di ebike verso la UE si trovano anche la Svizzera, che con 28.000 unità, mediamente di valore alto, registra un record personale (+49%).

Importanti sono invece le 117.000 ebike arrivate sui mercati UE dal Vietnam, già da alcuni anni in pole per diventare una realtà nel mondo dell’export ciclistico. Sinora subalterno alla potenza di fuoco cinese, il Paese del sudest asiatico sta affilando le armi, forte, se così si può dire, di un costo del lavoro competitivo.

Il Vietnam è stato anche oggetto di sanzioni relative proprio alle condizioni dei suoi lavoratori, sanzioni sospese per favorirne lo sviluppo economico: per adesso le importazioni verso la Comunità Europea sono cresciute del 28%, nel 2019 è lecito aspettarsi un ulteriore salto in avanti.

Come è lecito prospettare la comparsa di nuovi attori sulla scena, dato che non è un mistero che molti imprenditori cinesi (e non solo) si stiano rivolgendo altrove per continuare ad esportare verso l’Europa.

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