L’utilizzo del casco mentre si è alla guida di bici e monopattini elettrici differisce molto tra stati europei. Quasi assente nei Paesi Bassi diventa un accessorio molto diffuso a Londra dove quasi due terzi degli utenti lo indossano. Come mai? I recenti crash test dimostrano che i caschi da bicicletta sono assolutamente efficaci e andrebbero usati sempre quando possibile.

Casco

Il Report sulla sicurezza stradale 2020 

Lo scorso Novembre DEKRA, società tedesca che conduce test, ispezioni e ricerche sugli incidenti automobilistici, ha fatto uscire uno tra i più interessanti report del 2020 sulla mobilità. Lo studio esamina i pericoli di chi si muove su due ruote, biciclette, e-bike, monopattini elettrici, descrivendoci la situazione ancora molto imperfetta in cui ci troviamo e permettendoci di comprendere meglio in quale direzione andare per viaggiare più sicuri e più consapevoli. Ci offre anche una panoramica su come il ciclismo evolve nel mondo e da quali problemi è maggiormente afflitto, approfondendo soprattutto il controverso tema del casco per biciclette.

Image via https://www.dekra-roadsafety.com

Incidenti, anziani e speed e-bike

Purtroppo sono ancora tanti gli incidenti che coinvolgono le biciclette. Vediamo dal report come le cause abbiano a che fare con l’età, con l’errata guida e con il determinante fattore umano. Le speed e-bike risultano particolarmente pericolose per gli over 65, non tanto perché siano mezzi intrinsecamente temibili quanto piuttosto perché i più anziani non hanno familiarità con l’accelerazione e la potenza di frenata di queste bici. Inoltre i loro riflessi sono più rallentati e pertanto bisognerebbe fare in modo che prima di guidarle vengano adeguatamente preparati. I dati sono relativi alla Germania ma è plausibile che possano valere anche per anziani di altre nazioni. 

Casco, meglio metterlo

Come vediamo dai grafici però le speed e-bike hanno un tasso di incidenti molto basso e anche la velocità sembra essere un fattore tra i meno incisivi in tal senso (Germania). Il casco gioca sempre un ruolo in caso di sinistro stradale dove sia coinvolta una bici. Un vecchio studio condotto su 119 autopsie afferma che il 37% delle vittime avrebbe potuto salvarsi grazie all’uso del casco. Questo accessorio viene ben analizzato dal report DEKRA con dati provenienti da tutta Europa. Prima della pandemia di Covid-19 sono stati monitorati più di 12.000 ciclisti e motociclisti in nove città: Amsterdam, Berlino, Copenaghen, Lubiana, Londra, Parigi, Vienna, Varsavia e Zagabria. Il tasso medio complessivo di utilizzo del casco è stato del 22%, ma c’è un’inaspettata curiosità.

La dinamica di un classico incidente tra automobile e bicicletta: la testa finisce quasi matematicamente su di un lato del parabrezza_ via https://www.dekra-roadsafety.com

L’uso del casco in Europa 

Il tasso più alto è stato osservato a Londra (60,9%) seguita con molto distacco da Vienna (26,7%), Berlino (24,3%), Varsavia (22%), Copenaghen e Parigi (entrambe 19,9%). In fondo alla classifica c’è curiosamente Amsterdam (1,1%), la città dove, solo in apparenza paradossalmente, avvengono anche meno incidenti con biciclette coinvolte. Diciamo subito che DEKRA raccomanda caldamente l’uso del casco semplicemente perché, a differenza dell’automobile, la bici è esposta verso l’esterno: se si fa un incidente a 25 km/h è molto diverso trovarsi all’interno di un auto o sulla sella di una bicicletta. Cosa significa allora il dato di Amsterdam? Sembra ingarbugliare ancora di più la questione ma vedremo che non è così.

Traffico Londra
photo credit: Dun.can Routemaster #2 via photopin (license)

Protetti dalla cultura 

Esistono studi secondo cui l’obbligo del casco scoraggia l’uso urbano della bici abbassando il numero di ciclisti circolanti. Purtroppo non si tratta di studi estendibili nel tempo, nello spazio e nell’esponenziale evoluzione tecnologica che sta avvenendo (vedi e-bike). Ed è questo il punto. La scelta dei londinesi di utilizzare il casco è determinata dalla valutazione del loro specifico contesto, di cui la quantità di ciclisti è solo uno tra i tanti fattori da considerare. Alla stessa maniera si comportano i cittadini di Amsterdam che percepiscono, con ragione, un grado di protezione maggiore determinato dalle infrastrutture e dalla cultura locale, grazie ad uno stato che ha investito pesantemente nel ciclismo già dagli anni ‘70.

Contestualizzare sempre

Il report di DEKRA ci dice sostanzialmente che l’obbligatorietà del casco andrebbe valutata caso per caso in base alla ciclabilità (in senso ampio) della zona che si considera. Non ci sarebbe dunque da prendere posizione: dove non ci sono adeguate strutture è lecito considerare l’eventualità dell’obbligo, viceversa dove invece queste ci sono. 

Se volessimo metterla in termini normativi potrebbe valere una regola per la quale sotto il 50% di infrastrutture ciclabili (rispetto al progetto di una copertura cittadina completa) scatta l’obbligo del casco. In ogni caso ricordiamoci del fattore umano che lo stesso studio riporta e che coincide con il buon senso piuttosto che con le regole. I principi che in tema di casco ogni persona dovrebbe seguire possono essere sintetizzati in tre punti:

  • VALUTARE IL MEZZO: quando si guida un mezzo ad equilibrio instabile e non protetto verso l’esterno bisognerebbe usare un casco
  • VALUTARE LA VELOCITA’: all’aumentare della velocità, di picco e media, aumenta l’esigenza di un casco
  • VALUTARE IL CONTESTO: al diminuire della ciclabilità (culturale ed infrastrutturale) aumenta l’esigenza di un casco

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