In questo Black Friday anche la bici elettrica entra nelle top list dei prodotti tecnologici più scontati.

È messo bene in evidenza in un articolo odierno del Corriere della Sera, il quale – senza nascondere un interesse commerciale – redige una classifica delle occasioni da non perdere su Amazon capitanata proprio da una ebike.

Tralasciando il caso specifico (e la definizione di bici elettrica come di “prodotto di nicchia”), si ripropone il tema della ebike accomunata all’elettronica di consumo. Una naturale evoluzione, ma dai risvolti positivi o negativi?

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Black Friday ed ebike: una buona occasione (?)

Di per sé, trovare a metà prezzo una bici elettrica come quella suggerita dal Corriere, può essere quello che si chiama un “affare”.

Ritengo però più interessante notare l’inclusione della bici elettrica nelle vetrine virtuali dell’elettronica di consumo.

La pedalata assistita porta nella componentistica classica della bicicletta tanta elettronica, inevitabilmente abbinata ad app e sincronizzazioni con smartphone et similia.

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Questo, specie nel caso delle bici urban e delle pieghevoli, già di per sé rivolte alla fascia di pubblico più generalista o, se vogliamo, non necessariamente esperto in materia di bici, favorisce l’accostamento del mezzo di trasporto al mondo di smartphone, smartwatch & company.

Una trasfigurazione concettuale non da poco, ma inevitabile dati i tempi nei quali viviamo: il punto è capire se ciò faccia davvero bene alla bici elettrica – in nome della facilità di diffusione – o, più elasticamente, se non sia da iniziarsi la lettura di un fenomeno culturale che potrebbe nuocere alla bici intesa come mezzo di trasporto ed al commercio relativo, se tralasciato.

Bici ed elettronica di consumo: vetrine digitali e vetrine reali

È sotto gli occhi di tutti come la pedalata assistita, ancora oggetto misterioso per tanti, sia improvvisamente comparsa nelle vetrine dei negozi che non t’aspetti, ossia quelli di elettronica.

La bici elettrica da città è così spesso al fianco di hoverboard, console per videogiocare, elettrodomestici, telefonini e tablet.

In parole povere, è fuori contesto; o forse no?

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Il fatto è che innegabilmente le nostre vite si stanno digitalizzando (i resilienti ai social network sono rara avis) e, con esse, moltissimi strumenti.

Ecco dunque che tra categorie prima distanti (mezzi di trasporto e comunicazione/intrattenimento) si stanno instaurando relazioni paritetiche: questo riguarda la bici elettrica come l’auto, con la differenza che quest’ultima è più difficile da trattare alla stregua di un elettrodomestico.

La bici elettrica in offerta nel Black Friday Amazon o in vetrina accanto alle lavatrici è però solo una storpiatura hi-tech in salsa moderna?

Non si possono evitare i Black Friday

Vedere le ebike vendute come smartphone non deve scandalizzare (mi rendo anche conto che a molti non faccia alcun effetto, per altro), deve solo, a mio avviso, fare riflettere.

Chi si occupa di bici in senso professionale – penso ai rivenditori specializzati, in primis – perché il fenomeno dei Black Friday può fare comodo anche a loro: una volta si chiamavano Saldi, oggi pensare di gestire un punto vendita senza campagne social, iniziative che puntino sulla partecipazione del cliente e cavalcando i trend online, è anacronistico.

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Inoltre, se la precedente è un’osservazione abbastanza scontata, lo è forse meno iniziare a tenere in considerazione un’utenza fino ad oggi esclusa dai ragionamenti di un certo mondo ciclistico: mi riferisco a quanti, appunto, si avvicinano ad una ebike perchè la scoprono in una vetrina, senza aver mai pensato alla bici se non come svago per ragazzini.

Si tratta di una fetta di potenziali clienti enorme, in grado di fare della bici (elettrica) un fenomeno di massa (e potenzialmente più critico da regolamentare).

Bici elettriche come smartphone: una questione di educazione

Dovrebbe riflettere anche chi si interessa di mobilità e, nello specifico, di ciclismo urbano, perché la bici elettrica vissuta come se fosse un device è testimone di una trasformazione significativa.

Una trasformazione che riguarda la porzione più grande di popolazione, quella che non è interessata a cosa sia una ebike e a come se ne distingua una di qualità, ma che è semplicemente in cerca di un modo economico per facilitarsi la vita in città.

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Come le biciclette stavano ai supermercati negli anni ‘90, è normale che oggi le ebike stiano a centri commerciali, negozi di articoli per la casa (!!) e boutique di elettronica all’ingrosso: quello che può nuocere è l’incultura che questa frammistione incentiva, rendendo facile la confusione tra categorie e non ricordando al cliente che una bici a pedalata assistita è un mezzo di trasporto e come tale va usato.

Quindi le biciclette elettriche accomunate all’elettronica di consumo non sono niente di male o di innaturale, a patto di lavorare sulla sensibilità delle persone verso il tema della mobilità sostenibile (ed educata) per scongiurare un effetto boomerang sulla mobilità ciclabile stessa, qualora venisse invasa da utenti impreparati ed inconsapevoli.

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