Danimarca, nazione nota per il comune senso civico e della legalità. Eppure, anche lì il detto “l’occasione fa l’uomo ladro” trova una sua veridicità o, almeno, è ciò che teme una parte della ben sviluppata comunità ciclistica danese dopo che l’autorità nazionale per la sicurezza stradale ha presentato un disegno di legge che vuole ammettere le speed e-bike nelle corsie riservate oggi a bici e pedelec.

Tradotto in parole povere, significherebbe mescolare il traffico – parola appropriata, se si pensa che Copenaghen conta ogni giorno più pedalatori che guidatori per le strade – di quanti sono in sella, al massimo, ad una bici elettrica da 25 km/h con chi ha scelto una e-bike in grado di raggiungere (e, a volte, superare) i 45 km/h.

La notizia preoccupa non poco le associazioni di settore, in quanto aprirebbe la strada a potenziali comportamenti pericolosi: sì che basterebbe ricorrere al buon senso ma, semplicemente, non è così scontato.

Il direttore della Cyklistforbundet, l’associazione dei ciclisti danesi, Klaus Bondam, alla stampa nazionale ha rilasciato dichiarazioni senza mezzi termini, definendo la proposta “irresponsabile” e certamente foriera di un aumento degli incidenti che, oltre a causare danni alle persone, scoraggerebbe molti dall’usare la bici.

photo credit: Mikael Colville-Andersen Style Over Speed via photopin (license)

Parere concorde si è riscontrato anche da parte del Danish Council for Safe Traffic, che prevede un’aumento dei rischi inevitabile come conseguenza della promiscuità tra flussi di traffico che viaggiano a velocità troppo differenti.

Com’è naturale, tutti auspicano che la Danish Road Safety Agency, in quanto massima autorità in materia, declini l’applicazione materiale della sua proposta in modo sensato e ragionato, prendendo in considerazione tutti i rischi e le conseguenze del caso.

Perché tanta agitazione tra i riflessivi ed ordinati Danesi?

Il punto è semplice: in Danimarca la bicicletta è un mezzo di trasporto affermato e diffuso capillarmente, motivo per cui il Paese gode anche di un’ottima rete di piste ciclabili, urbane e non.

Il motivo che ha spinto l’Agenzia per la Sicurezza Stradale a considerare l’introduzione delle speed e-bike nelle piste ciclabili è, probabilmente, un mix di necessità contingenti, in quanto le due ruote a pedali costituiscono un problema per la viabilità danese, in virtù del numero, e di ragioni economiche, poiché quello delle bici elettriche “veloci” è un mercato appetibile che molti vorrebbero fosse incentivato.

Il problema di fondo è che, per favorire l’affermarsi di un mezzo che va considerato a tutti gli effetti un ibrido tra bicicletta e scooter, anche in un Paese civile e dalla morale doverista di ispirazione kantiana come la Danimarca si rischia di incentivare comportamenti pericolosi.

Comportamenti naturali, da prevedere e che, in ultima analisi, danneggerebbero il mercato stesso della bicicletta: immaginate corsie e marciapiedi sulle quali pedoni, bambini e ciclisti in sella alla Graziella con le sporte della spesa si trovassero a convivere con bikers in grado di sfrecciare a 50 km orari.

Il tutto senza caschi e altre protezioni.

Una mistificazione del concetto di “mobilità ciclabile, una contraddizione in termini dell’avere centri città con limiti – giustamente – fissati a 30 km/h per le auto ed aree pedonali o ciclabili separate.

Non siete d’accordo?

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