Una bella auto di lusso è uno dei primi status symbol di chi “ce l’ha fatta”. Almeno, così era sino a poco tempo fa: una nuova generazione di imprenditori, in giro per il mondo, inizia a dare un esempio ben diverso, scegliendo soluzioni alternative per il trasporto, anche in contesto aziendale. 

Quale? La bicicletta, che domande.

Un aspetto che contribuisce dare senso a quanto vi riportiamo è il fatto che la visibilità a tali esperienze venga da Forbes, una delle testate più note al mondo legate all’universo del business.

Una cargo ebike vale una berlina

Il primo esempio arriva dallo United Kingdom ed è ricavato dalla storia di Jim Cregan, uno che ha messo da parte una lussuosa berlina da “gangster”, come lui stesso la definisce, per una cargo bike a pedalata assistita.

Un pazzo? Forse; di sicuro uno dalle intuizioni vincenti, come quella di fondare una società per produrre e distribuire caffè freddo in cartone in Gran Bretagna: dopo solo un anno dall’inizio, nel 2010, una delle più grandi catene di supermercati inglesi ha accolto i suoi prodotti tra i suoi scaffali ed oggi i cartoni di Jimmy’s Iced Coffee si trovano anche nei bar e negli autogrill.

Così, che fa l’uomo che vende 4 milioni e mezzo di cartoni di caffè freddo all’anno? Scambia l’auto per una cargo ebike.

Jim Cregan – Screenshot dal video Jimmy’s Iced Coffee Foodpreneur Rap Track

Già, perché Cregan è uno che ci tiene ai numeri ed all’ambiente e presto si stufa dell’euforia data dal circolare con un’auto di lusso. Inizia così a ragionare: quanti chilometri percorre davvero? Quanto spende per mantenere il bolide? Quanto inquina?

Il gioco è fatto: nella mente di Cregan, uno nato sulle rive del Dorset, si fa spazio l’idea che un’alternativa esiste ed ha le forme di una bici cargo a pedalata assistita.

Oggi narra sorridente dalle pagine di Forbes che deve litigare con la moglie per chi ha diritto ad usarla, se lui per andare al lavoro e farci comparsate di rappresentanza – sì, perché la cargo ebike fa parte ormai del look aziendale – o lei per portare i figli a scuola.

Fatto sta che è possibile guadagnare una montagna di soldi, potersi permettere una “dream car” e realizzare che si può tranquillamente curare i propri affari in sella ad una bici.

Bici fonte di giovinezza (e denaro)

L’altro esempio citato è quello di Pete Adeney, blogger di successo che deve il suo seguito ad una fortunata serie di consigli su come diventare ricchi.

Ebbene, un suo mantra è “guidare meno” ed è arrivato a definire la bicicletta – lui ne ha una flotta, per inciso – una “fonte di giovinezza che produce ricchezza”.

Mr. Money Mustache – questo il suo soprannome – ha dunque rinunciato all’automobile in favore della bicicletta: perché fa bene alla salute ed al portafoglio, sostiene inseguendo le teorie del filosofo austriaco Ivan Illich, autore di Energia ed Equità, testo tradotto in Italia anche come “Elogio della bicicletta”.

Pete Adeney (Mr. Money Mustache) – Screenshot from Full Talk at WDS 2016

«Il tipico Americano medio – vi si legge – si stima trascorra più di 1.600 ore all’anno al volante e spende 4 delle sue 16 ore di veglia sulla strada o cercando le risorse per farlo».

In pratica, già negli anni ’70, metà di uno stipendio settimanale medio andava bruciato nel motore di un’automobile: abbastanza da far pensa a Mr. Money Mustache che sia l’ora di invertire la tendenza.

Una nuova visione del successo

Il punto che più colpisce nel vedere riportate due simili storie su di un giornale, Forbes, che dal 1917 si è occupato di finanza, oltre che di redigere la famosa lista dei Paperon de’ Paperoni del pianeta, è che si tratta di esempi in controtendenza con gli status symbol classici della ricchezza.

Si potrebbe quasi parlare di un fenomeno contro-culturale, del quale si accorgono lentamente i canali che normalmente danno spazio alle élite consolidate.

Certo, ci siamo abituati a vedere milionari trentenni, magari legati al business digitale, presentarsi con i modi, gli abiti ed il linguaggio informalmente ricercato che li ha spesso fatti etichettare come dei “freak”.

Però è anche possibile che una parte dei giovani di successo di oggi interpreti effettivamente un pensiero diverso riguardo ai valori della vita: come l’abito non fa il monaco, non lo fanno gli atteggiamenti rigidi sul lavoro e tantomeno l’auto di lusso.

Si può rinunciare a qualcosa, in questo caso un’auto, faticare leggermente di più, ma mantenere un lato umano e sorridente. La bici può aiutare a mantenere i piedi per terra, una capacità nella quale pochi eccellono davvero.

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