La notizia pare fosse nell’aria da tempo e adesso è stata confermata dallo stesso Jeremy Chen, General Manager della società: Ofo abbandonerà tutte le operazioni internazionali.

In parole povere, Ofo si ritira dalle città europee e non solo, per evitare quella che sembrava essere la vera spada di Damocle sulla testa della società, ossia la bancarotta.

Ma come si giustifica una così rapida inversione di rotta?

Bike sharing dockless: indietro tutta?

Il punto critico dell’anno appena conclusosi potrebbe risiedere nella stessa formula del Bike sharing free floating o dockless, ossia senza stazioni di riconsegna e prelievo delle bici.

Ofo – come Mobike, sua diretta concorrente – ha più volte pensato, come ammesso dallo stesso CEO Dai Wei, di aver meditato di dichiarare fallimento per via della sostanziale insostenibilità dei costi delle operazioni al di fuori della Cina.

Tra i primi motivi a determinare questa instabilità, malgrado i fondi raccolti e le gare vinte per l’assegnazione di progetti di mobilità condivisa in tutto il mondo (Ofo operava in 250 città distribuite in 21 nazioni su 4 continenti), ci sono il vandalismo, le difficoltà normative in alcune zone e la scala dei diversi contesti.

Ofo, anche una questione di scala

Come ha fatto il vandalismo a minare alla base un colosso come Ofo, società che ha visto un’espansione tanto grande quanto rapida?

In effetti la perdita continua di una certa quantità di bici è senz’altro una variabile che era stata considerata in partenza: quello che probabilmente ha provocato un corto circuito è stata la combinazione con altri due fattori.

La perdita economica dovuta ai danni viene infatti compensata dai numeri di bici messe in servizio e, di conseguenza, dall’enorme volume di corse effettuate: le bici di Ofo, secondo la compagnia stessa, sarebbero state usate per 10 milioni di pedalate al di fuori della Cina.

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photo credit: 齐世文 – QSW A rental bike’s well deserved rest? via photopin (license)

Eppure questo non è bastato. L’Europa, in particolare, è composta infatti da città medio-piccole, ben diverse dalle mastodontiche conurbazioni dell’Asia. Ripartendo dunque quei 10 milioni di viaggi sulle singole realtà, spesso si ha dunque a che fare con monadi di entità piuttosto contenuta in quanto a capacità di produrre gettito, ma con una incidenza relativamente alta di fenomeni vandalici.

Insomma, a Pechino la compensazione tra danni ed introiti funziona, a Manchester meno.

Oltre a ciò, l’operatività delle bici gialle è stata notevolmente limitata (o tassata) da alcune municipalità – una su tutte: la città-Stato asiatica di Singapore – con l’imposizione di particolari licenze e penali proprio per non far ricadere sull’amministrazione pubblica gli oneri legati all’uso improprio delle bici.

Il ritorno in Cina

Ofo al momento non ha dichiarato bancarotta, malgrado sia una prospettiva non del tutto scongiurata. 

A seguito di una ristrutturazione finanziaria e societaria iniziata la scorsa estate, Ofo ha adesso comunicato la riduzione del personale, offrendo ai propri dipendenti delle opzioni per l’uscita dalla società o la possibilità di essere reimpiegati nella divisione cinese.

Si tratta di un processo senza ritorno, con alcune autorità dei trasporti preoccupate, come quella britannica, del risarcimento delle quote di abbonamento versate dalle migliaia di utenti sui singoli suoli nazionali.

 

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