L’Ambassador Suunto, Omar di Felice, che ci ha abituati già in passato a sfide estreme in territori fuori dal mondo è pronto per una nuova avventura: 1.100 km, 7 giorni di pedalate nell’Artico attraverso la Lapponia norvegese, finlandese e svedese.

La #LaplandExtremeUnsupported partirà ufficialmente il 22 gennaio e proprio a cura dell’ufficio stampa dell’atleta vi proponiamo l’intervista fatta prima del via di questa impresa ai confini del mondo.

Una nuova sfida importante in programma, Capo Nord, come hai scritto sui social: ‘È iniziata lassù la mia storia d’amore con l’inverno artico. Il luogo che mi ha regalato le prime grandi gioie invernali…’ quando hai deciso di tornare di nuovo nell’Artico?
È stata una decisione abbastanza improvvisa. Durante le vacanze di Natale, mentre mi rilassavo pensando al 2019 ormai alle porte, ho iniziato a pensare a come poter spendere l’inverno: a fine febbraio affronterò una durissima avventura in Alaska, così ho pensato a come impostare l’allenamento per le condizioni meteo e stradali che troverò lassù e, complice anche il clima tutto sommato ancora abbastanza mite nelle nostre regioni, il passo verso Capo Nord è stato breve.

Di nuovo 1100 km senza supporto, tu la tua bici e Suunto 9? Cosa porterai con te?
Sarà un’avventura completamente in solitaria, senza alcun supporto al seguito per cui dovrò ottimizzare i bagagli per non gravare troppo sul peso complessivo della bici, anche perché ciò potrebbe peggiorare l’equilibrio, già precario, sul fondo ghiacciato. Organizzerò la mia Wilier Triestina JENA con un sistema di borse Bikepacking Miss Grape: borsa sotto la sella, borsa da telaio e borsa da manubrio, oltre ad un piccolo zainetto in cui riporre alcune cose. Avrò con me, senz’altro, un kit di riparazione per le cose più essenziali, abbigliamento di ricambio e tutta la strumentazione tecnologica per documentare l’avventura. Mi doterò di un tracker GPS ENDU che consentirà di poter seguire live la mia posizione sull’app gratuita Neveralone e, ovviamente, avrò con me il Suunto 9 per registrare ogni giorno il tracciato percorso e poterlo caricare sulla specifica app Suunto.

Photo Credits Luigi Sestili @6stili #6stili

Come ti organizzerai per dormire?
Ho definito un piano tappe di massima, basato su ciò che troverò lungo la strada: piccoli villaggi dove troverò ristoro in guest house o stazioni di servizio. Conterò di restare in sella, ogni giorno, circa 10-12 ore per poi fermarmi, riposare e prepararmi alla tappa del giorno successivo.

120 ore di autonomia, ideale per le avventure estreme, quali funzioni usi aggiormente di Suunto 9?
Durante questo tipo di avventure invernali il Suunto 9 ha come funzione principale quella legata alla temperatura: può sembrare banale ma, in realtà, tenerla d’occhio mi aiuta a regolare lo sforzo fisico unendolo alle sensazioni di freddo percepito, affinché sia in grado di pedalare quanto più possibile. Altro dato fondamentale è quello legato alla frequenza cardiaca per regolare lo sforzo e, di conseguenza, il meccanismo di termoregolazione. Non meno importanti, poi, i dati di distanza e media oraria, che mi consentono di avere una stima di quanto ancora dovrò restare in sella per raggiungere la meta giornaliera.

Photo Credit Luigi Sestili @6stili #6stili

Cosa ti affascina maggiormente di queste temperature artiche?
La sfida di riuscire a pedalare in condizioni non del tutto usuali è qualcosa che mi affascina e che mi spinge a ricercare questo tipo di climi. Il resto lo fanno la natura ed i paesaggi incontaminati: il silenzio del nulla artico è qualcosa di veramente unico e indescrivibile. Viverlo è un’esperienza che ho il privilegio di poter raccontare.

Quali sono invece le maggiori difficoltà che si riscontrano in questi luoghi?
L’equilibrio sul ghiaccio e la possibilità che il freddo si faccia ancora più intenso, dai -25°C ogni minima variazione negativa si tramuta in un aumento esponenziale del freddo con rischi per il congelamento, sono le difficoltà maggiori. Spesso mi ritrovo a pensare a cosa potrei fare in caso di guasto meccanico o incidente ma, il più delle volte, devo spegnere quel pensiero e andare avanti: pensare, in questi frangenti, rischierebbe solamente di entrare in un loop di paranoie in grado solo di appesantire le gambe e la capacità di concludere la tappa. Un atteggiamento positivo è la prima arma quando si affronta una sfida così difficile.

Photo Credit Luigi Sestili @6stili #6stili

Hai messo in evidenza più volte il rispetto per i ciclisti in queste zone, ci racconti qualche esperienza che ti ha particolarmente colpito?
Il più delle volte capita di attirare gli sguardi incuriositi dei pochi passanti, quasi sempre,
soprattutto i camionisti, che su queste strade ci vivono percorrendole ogni giorno e con ogni condizione climatica, si soffermano per una foto o per un saluto divertito. Devo dire di aver sempre trovato un clima molto ospitale oltre il circolo polare artico e penso che molti dei nostri automobilisti dovrebbero imparare dal profondo rispetto e dalla tolleranza tipica di queste popolazioni.

Più di 44.000 followers su Facebook, oltre 19.000 su Instagram, quanto ti supportano i loro commenti?
L’aspetto ‘social’ è importante nella misura in cui tutto ciò che faccio amo raccontarlo e condividerlo. Per me le piattaforme come Facebook, Instagram (o anche Strava, molto in voga tra gli appassionati e vero e proprio punto di riferimento per chi ama scoprire i percorsi che affronto) sono una sorta di diario giornaliero in cui raccontarmi. Spesso trascorro i momenti di svago tra una tappa e l’altra, soprattutto quando sono completamente solo come per l’avventura che affronterò, leggendo i commenti e rispondendo, quando possibile, alle tantissime domande tecniche che mi vengono poste.
I social network mi hanno consentito di avere una vetrina ‘a costo zero’ per promuovere e far vedere le mie attività, una cosa che, parecchi anni fa, sarebbe stata del tutto impensabile.

Dopo Capo Nord prossima tappa Alaska, è un po’ una sorta di preparazione?
Si, Capo Nord sarà un banco di prova per i materiali ma anche e soprattutto, un allenamento in vista della mia avventura in Alaska, #AlaskaLimitless. In Nord America mi troverò a pedalare in condizioni ancora più estreme e su una strada, la Dalton Highway, da molti definita come una delle più estreme e difficili al mondo. Sicuramente al rientro dalla Lapponia avrò buone indicazioni sul mio stato di preparazione in vista dell’Alaska.

 

 

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