Biker, triatleti, sciatori, tennisti, nuotatori, maratoneti, calciatori e tutti i generi di sportivi in attività possono donare il sangue, compiendo un gesto nobile e altruistico con il minimo sforzo.

Edita Pucinskaite, ex campionessa lituana, una delle più grandi cicliste su strada di tutti i tempi. Dal 2010, quando ha smesso di correre, è consigliere della squadra amatoriale Avis Bike Pistoia

 

Donare il sangue fa bene!

Vi sono persone che solo alla vista di un ago potrebbero svenire e altre che, influenzate da falsi pregiudizi, pensano che donare il sangue indebolisca l’organismo portando – nel caso di un atleta – a una défaillance della prestazione fisica. Per fortuna non è così…

La realtà è ben diversa perché, per uno sportivo, donare il sangue non dev’essere un problema ma un valore aggiunto; è una cosa buona sia a livello professionistico (in Italia vi sono moltissimi atleti/donatori) che a livello amatoriale. A maggior ragione, quindi, se lo fanno i top player senza alcuna controindicazione anche chi pratica sport dilettantistico – o in modo saltuario – può tranquillamente rendersi utile per una giusta causa.

Il messaggio agli atleti, agli agonisti, agli allenatori, ai team, ai dirigenti delle varie associazioni sportive e perché no, anche ai tifosi, dev’essere ben chiaro: si può e si deve donare tranquillamente perché fa bene e permette di fare del bene!

Donare” secondo AVIS

A introdurci nel mondo AVIS illustrando cosa vuol dire “donare” è il dottor Daniel De Martino, un amico di BiciTech, dirigente medico dell’ASL Novara e a sua volta anche appassionato delle due ruote a pedali.

Ciao Daniel, per prima cosa – come abbiamo accennato nella tua presentazione – cosa vuol dire “donare” e quali sono, a tuo parere, le motivazioni che spingono a farlo?


«Donare sangue significa compiere liberamente, gratuitamente ed in piena coscienza un gesto di grande altruismo e, allo stesso tempo, di grande civiltà e di grande responsabilità. È una scelta che concretizza simultaneamente l’attenzione al prossimo, l’attenzione a se stessi e la partecipazione attiva ad un bisogno sempre più crescente della collettività. Non meno importante, essere donatore significa beneficiare gratuitamente di controlli ematici periodici e costanti».

Chi sono i donatori: in prevalenza giovani, meno giovani, uomini, donne? Tutti possono donare?


«Tutti possono decidere di donare; non esistono categorie di persone in qualche modo predestinate. I requisiti fondamentali per chi si avvicina per la prima volta alle donazioni sono: avere un’età compresa tra 18 e 65 anni, un peso corporeo maggiore di 50 kg, essere in buona salute e condurre uno stile di vita sano»
.

Spesso ci è stato chiesto, essendo anche noi atleti e donatori, come sport e donazione possano coesistere, soprattutto al livello agonistico medio/alto. Cosa pensi in merito a tutto questo?


«Donazioni di sangue ed attività sportiva, quest’ultima a qualsiasi livello, possono coesistere in maniera ottimale se condotte responsabilmente. D’altro canto quotidianamente incontro donatori che donano con regolarità e praticano sport a vari livelli. Inoltre, per le persone che praticano sport ad un certo livello, i criteri di selezione in sede di visita medica preliminare alla donazione possono essere meno restrittivi: mi riferisco alla valutazione delle pulsazioni cardiache rilevate immediatamente prima di donare».

«È doveroso dire che, senza assolutamente generalizzare, alcune pratiche anti-sportive come il doping, sono anche causa di esclusione dalle donazioni».

Le tempistiche della donazione e la qualità del sangue (o del plasma) tra uno sportivo e un individuo “non attivo” sono uguali? Cosa potrebbe eventualmente differenziarsi tra i due soggetti e perché?


«Gli intervalli, le modalità delle donazioni e la qualità degli emocomponenti donati, sia per il sangue intero che per il plasma, non differiscono sensibilmente tra loro secondo lo sport praticato e intensità. Questo a patto che non si affronti la donazione in situazioni particolari (eccessiva disidratazione, recupero muscolare, periodo pre-gara, ecc.)».

Edita Pucinskaite, oro mondiale in linea nel 1999 a Verona, nel 2018 è stata premiata come testimonial Avis alla festa del donatore a Pistoia e all’11° Festival nazionale della Salute che si è tenuto a Montecatini Terme.
Veniamo al punto cruciale della nostra intervista: per un atleta quali possono essere i vantaggi o gli svantaggi in termini prestazionali dopo una donazione? Soprattutto a ridosso di una gara, di una partita, di un giro a tappe (nel caso dei ciclisti) o di una serie di allenamenti intensi, come ci si deve comportare?


«Come dimostra un recente studio italiano, i principali parametri ematologici subiscono una riduzione complessiva del 10-15% dal periodo pre-gara a subito dopo la prestazione, venendo recuperati completamente circa 10 giorni dopo la gara. In generale sarebbe meglio distanziare la donazione di sangue dalla prestazione sportiva di qualche giorno. Si dà il caso che la legislazione italiana consente un massimo di quattro (per gli uomini) e due (per le donne) donazioni all’anno, intervalli che possono garantire agevolmente l’identità donatore/sportivo».

«Diversa considerazione merita la donazione di plasma in aferesi, dopo la quale i liquidi persi vengono completamente recuperati in circa 72 ore. Se non seguita da un’adeguata reidratazione potrebbe esporre lo sportivo a rischio sanzioni per condotta anti-sportiva, data la possibile emoconcentrazione».

E con i controlli anti doping come la mettiamo? La donazione, nei giorni successivi al prelievo, potrebbe alterare i valori del sangue (esempio classico quello dell’ematocrito) consentiti dalle normative internazionali sul doping nello sport? Se così fosse, come fare per evitare queste problematiche?


«Come anticipavo prima il problema principale riguarda le tipologie di donazione che portano ad emoconcentrazione, se non adeguatamente compensata. Sappiamo che valori troppo alti di ematocrito sono considerati doping esponendo a sanzioni sportive; tali sanzioni possono cambiare anche il corso della carriera di un professionista. Programmare le donazioni secondo il calendario delle competizioni, una dieta corretta ed un’adeguata idratazione consentono la convivenza ottimale di pratica sportiva e donazioni»
.

Spesso si sente parlare di “sangue intero” e di “plasma”. Vuoi spiegare ai nostri lettori quale è la differenza, come si procede in ambulatorio al prelievo nelle due differenti donazioni e, in percentuale, quanti sono i donatori di “sangue intero” e quanti quelli del plasma?


«In breve – in ambulatorio – il donatore viene identificato, intervistato e visitato da un medico responsabile della raccolta sulla base di un questionario compilato prima di donare. Vengono rilevati alcuni parametri vitali e registrati nella cartella – generalmente informatizzata – relativa al donatore. Terminato il colloquio e la visita per la donazione di sangue intero vengono prelevati 450 grammi (oltre alle provette per le analisi) in meno di 10 minuti. Il sangue raccolto verrà in seguito sottoposto a fasi di lavorazione e conservazione prima d’essere destinato all’utilizzo terapeutico. Per il plasma si raccolgono circa 700 cc di plasma (più le provette per le analisi) in un tempo di circa 30-40 minuti. Si utilizza un separatore cellulare che opera durante la donazione restituendo i globuli rossi, le piastrine ed i globuli bianchi al donatore e trattenendo il plasma nella sacca di raccolta; anch’esso poi verrà conservato per il successivo uso clinico».

«A proposito di numeri: se consideriamo (e solo per dirne alcune) le emergenze mediche, gli interventi chirurgici, le malattie per cui le trasfusioni rappresentano pressoché l’unica terapia salva-vita, si capisce come i donatori non siano mai abbastanza!»

L’argomento stimola una serie infinita di temi che potremmo sviluppare insieme in un secondo momento. Daniel, prima di salutarci ci interessa sapere ancora una cosa. In quale modo l’AVIS è presente sul territorio nazionale e come, tramite le istituzioni regionali o provinciali, la comunità, le scuola, si fa portavoce di quanto sia importante “donare”?


«I temi di riflessione sono di sicuro molti. Personalmente ritengo che, proprio come su una bicicletta, le varie “componenti” del sistema debbano lavorare insieme per dare i migliori risultati. Istituzioni e Associazioni dovrebbero concentrare gli sforzi, ad esempio, presentandosi nelle scuole, nelle università, nelle comunità locali, nei circoli e dovunque ci sia aggregazione per diffondere la “cultura” della donazione. Uno dei problemi attuali è il ricambio generazionale dei donatori. È indispensabile parlare ai giovani con il loro linguaggio e con le modalità “smart” che sono a loro proprie (sulla rete, sui social, agli eventi, etc.)».

«Siamo tutti coinvolti, perché tutti potremmo aver bisogno. Pensare che “se non lo faccio io lo farà qualcun’altro” non è più di moda. C’è salita, bisogna alzarsi sui pedali…»

Roberto Zanetti. Autore dell’intervista, giornalista sportivo, ciclista per passione e donatore AVIS – PH Credit Guido Rubino

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