Riprendendo il tema della “fase due”, con l’aiuto di una specialista, vogliamo dare dei suggerimenti agli sportivi per come affrontare la quarantena.

La dott.ssa Daniela Florio, Psicologa-Clinica e Ipnologa

Per affrontare il problema ci siamo affidati alla consulenza della dott.ssa Daniela Florio. Psicologa clinica, mediatrice familiare, consulente ad orientamento sistemico-relazionale ed ipnologa, Daniela ci consiglierà in che modo resistere, contrastare e superare a livello mentale il duro periodo di lock down che stiamo vivendo.

Anziché focalizzare l’attenzione su ciò che possiamo o non possiamo fare, diamo risalto a ciò che potremmo fare o cosa potremmo avere imparato da questa esperienza. Secondo te, Daniela, questo è un buon punto d’inizio?

In effetti mi sembra proprio da questo punto che bisognerà ripartire. Già durante il periodo di quarantena bisognerebbe iniziare a fare un lavoro su noi stessi, per comprendere cosa sia cambiato dentro di noi e nella nostra percezione della realtà. Sicuramente questa esperienza ha portato tutti noi a sentirci più fragili, più vulnerabili fisicamente ed anche psicologicamente. Ci siamo ritrovati a dover modificare il nostro pensiero onnipotente “tanto a me non può succedere”, perché’ abbiamo dovuto prendere consapevolezza che nessuno è immune. Che siamo tutti uguali, tutti potenzialmente a rischio e che non ci sono certezze, perché tutto può cambiare nella nostra vita in pochissimo tempo. Abbiamo imparato che la nostra vita non è così scontata, cosi come la nostra libertà. Abbiamo capito che farsi prendere dal panico nel momento del pericolo in una sorta di psicosi collettiva non serve a nulla. Solo lavorando tutti insieme, mettendo in sicurezza se stessi e gli altri nel rispetto delle regole, si potrà uscire da una situazione così problematica, valorizzando l’idea che solo una squadra che lavora in sincronia per un obiettivo finale comune può vincere la gara finale.

A livello sportivo ci eravamo concentrati su degli obiettivi ai quali abbiamo dovuto desistere. Come possiamo ritrovare nuovi stimoli dopo un sofferto periodo di quarantena? Questa dura prova potrebbe essere paragonata al ritorno in campo o in bici dopo un lungo infortunio?

A livello psicologico, il vissuto di un atleta che dovrà ricominciare gli allenamenti e le competizioni dopo diversi mesi di inattività forzata, è molto simile a quello di un atleta che si trova a superare un trauma per un infortunio. Le reazioni cognitive tipiche della ripresa dopo un infortunio sono solitamente: la catastrofizzazione “non riuscirò mai più ad essere performante come prima”. Oppure la negazione “non è cambiato nulla” o ancora la non accettazione delle proprie debolezze. Anche le emozioni ad esse correlate potrebbero essere le stesse: senso di frustrazione, di impotenza, rabbia, tristezza, ansia e paura di non farcela a recuperare lo stato psicofisico faticosamente ottenuto prima di essere stati costretti a fermarsi. Sicuramente gli sportivi con un migliore livello di autoconsapevolezza dei propri punti di forza e dei propri punti deboli avranno un recupero più veloce. Potranno quindi riprendere le loro attività ed essere performanti come prima di questo periodo. Per gli atleti gli stimoli per ricominciare dovranno essere più che altro interni. Dovranno riscoprire una forte motivazione interna, vivere questa esperienza come una sfida verso se stessi, come un’opportunità per valorizzare le proprie risorse interne e di crescita personale.

Quali sono i meccanismi che scattano nella testa di un atleta in una situazione catastrofica di pandemia mondiale come quella in cui ci siamo trovati? Generalmente, rispetto ad un individuo sedentario o poco attivo, vi è una maggior capacità di reazione oppure entrambi ne subiranno le conseguenze?

Questa situazione ci ha colto tutti impreparati. Ci siamo ritrovati improvvisamente catapultati in una realtà per noi sconosciuta, dove l’obiettivo primario è la sopravvivenza. Sono stati minati i bisogni primari dell’uomo che secondo lo psicologo statunitense Maslow sono legati alla sopravvivenza, alla sicurezza fisica psicologica ed economica. La prime reazioni naturali difronte ad una situazione catastrofica sono la paura, perché ci si trova a dover affrontare un nemico reale ma invisibile; oppure la negazione della realtà e dell’esistenza di un pericolo. È normale provare una forte ansia in uno stato di continua incertezza e questo può generare un forte stato di stress. Oppure per meglio dire di “distress”, che si ha quando lo stress diventa negativo per l’individuo, avendo ripercussione sul corpo con malattie psicosomatiche e abbassando le difese immunitarie. Gli sportivi possono avere una marcia in più per affrontare questa situazione se in precedenza avevano già interiorizzato delle strategie di gestione dell’ansia e dello stress durante le varie competizioni. In tal caso basterebbe che gli sportivi riuscissero a trasferire tali competenze e risorse interne, orientandole nella gestione dell’ansia e dello stress difronte all’attuale situazione catastrofica dell’epidemia.

E’ assodato che, una volta terminato il lock down, vi sarà un graduale ritorno alla normalità non solo nella vita quotidiana ma anche nello sport. Come un atleta affronterà a livello mentale la ripresa degli allenamenti e delle competizioni?
PH Credit Justin Setterfield/Getty Images

Innanzitutto è importante che l’atleta riesca a mantenere anche nel periodo della quarantena una certa continuità’ a livello mentale per quanto riguarda il suo stile di vita, continuando a seguire una corretta alimentazione, una regolare attività fisica indoor, ponendosi ogni giorno degli obiettivi da raggiungere. In questo modo il ritorno alla normalità per l’atleta non sarà un cambiamento drastico ma graduale, perché avrà comunque mantenuto la medesima forma mentis di sempre.

Secondo te quanto sono utili, per uno sportivo in generale, quell’infinità di applicazioni o programmi sul web o sui social nati in questi ultimi tempi che simulano gare ed allenamenti virtuali? Vanno comunque usati nella giusta misura, non credi?

Sicuramente in questo periodo di isolamento forzato possono essere degli strumenti utili per motivare l’atleta a svolgere un costante allenamento indoor. Possono essere un supporto valido in questo momento per mantenere degli obiettivi, per restare “sul pezzo” anche se ritengo che sarebbe preferibile che un atleta trovasse una motivazione interna. Chi fa sport a livello dilettantistico è già più abituato ad una motivazione interna perché fa sport per puro piacere e divertimento, e non in funzione di gare o competizioni. Invece chi fa sport a livello agonistico solitamente è motivato più che altro da stimoli esterni per ottenere dei risultati sempre migliori con programmi precisi di allenamento in vista delle gare. In questo momento quindi sono proprio gli atleti ad alti livelli a risentire di più dell’impossibilità di allenarsi outdoor perché vengono a mancare gli obiettivi esterni. Le varie applicazioni per gli allenamenti indoor possono fornire in parte questi obiettivi esterni, ma non potendo comunque in alcun modo offrire un reale contatto fisico a livello relazionale e interpersonale, potrebbero portare ad un ancora maggiore senso di alienazione ed addirittura alla depressione. Il mio consiglio per affrontare questo momento è di riuscire a recuperare quelle motivazioni intrinseche che hanno portato l’atleta a scegliere e ad appassionarsi a quello specifico sport, e a focalizzare l’attenzione sul potenziare i propri punti di debolezza con allenamenti mirati.

Un’ultima domanda Daniela. Da esperta e psicologa, quali sono le raccomandazioni o i consigli che ritieni opportuno dare ai nostri lettori per un ritorno positivo all’attività agonistica? Eventualmente quale può essere l’approccio migliore da seguire fin da ora?

Sicuramente tutti noi non stiamo aspettando altro che poter ritornare alla nostra normalità e credo che per un atleta l’aspettativa di poter uscire dalla “gabbia” della propria casa sia molto elevata. Quando questo avverrà, l’entusiasmo e la voglia di ripartire da dove tutto è stato improvvisamente interrotto sarà tanta. Bisognerà però evitare di idealizzare troppo quel momento perché inevitabilmente il ritorno alla normalità per tutti – e quindi anche per gli atleti – dovrà essere graduale. Non si potrà ricominciare da dove si è lasciato ed è importante riuscire a rimanere razionali e a mantenere il giusto contatto con la realtà. Si dovranno ancora seguire per diverso tempo delle regole per mantenere la sicurezza propria e degli altri. Un atleta sarà consapevole che il recupero dovrà essere non solo fisico ma anche mentale. E’ molto probabile che si trovi in difficoltà nel gestire tutto lo stress accumulato in questo periodo, oltre all’ansia di ritornare ad avere una buona performance nelle competizioni. Per questo io credo che sarà molto utile per uno sportivo affidarsi ad un’equipe di professionisti specializzati nei singoli settori che lavorino sul suo recupero psicofisico a 360°. Così come già viene fatto da tempo con ottimi risultati dalla Running Clinic di Torino, con la quale io collaboro occupandomi degli aspetti psicologi e di ipnosi sportiva. Per la gestione dell’ansia e dello stress saranno sicuramente molto utili le tecniche di rilassamento e di visualizzazione. Personalmente ritengo l’ipnosi sportiva il metodo più efficace ed immediato per un rapido recupero, per ritornare in breve tempo ad essere altamente competitivi. Inoltre, durante questa tecnica, viene anche insegnato all’atleta un gesto di ancoraggio che potrà utilizzare in autonomia con l’autoipnosi in qualunque momento ne sentisse più la necessità. Gli servirà durante le competizioni per gestire l’ansia prima e durante la gara, ma anche per sentire molto di meno la fatica fisica ed avere risultati nettamente migliori.

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