Più che una tipologia a sé, la bici a molla è un’idea che mira al risparmio energetico e all’ottimizzazione del sistema uomo/bicicletta. L’e-bike potrebbe essere il contenitore perfetto per ospitare e valorizzare una simile tecnologia, oggi più che mai realizzabile senza i difetti che la penalizzavano in passato.

Maggiore è il peso di un veicolo meno dovrebbe alternare frenate e ripartenze? Dal punto di vista dell’impatto ambientale sicuramente si; per vari motivi però si tratta di una soluzione impraticabile. Probabilmente le e-bike dovrebbero avere sempre la precedenza in città, in alcune circostanze anche sui pedoni, ma al fine di evitare picchi energetici dovuti alle ripartenze (che consumano gambe o batteria) non fermarsi non è l’unica possibilità.

Le ripartenze inquinano 

La fase di ripartenza di un veicolo è quella maggiormente inquinante essendo la più costosa dal punto di vista energetico. Rimettere in moto un mezzo pesante più di una tonnellata come un automobile richiede parecchi Watt, più o meno quelli che servono a un ciclista muscolare per pedalare 85 km. Non stiamo parlando di un dettaglio insignificante: in Germania ad esempio, quello delle ripartenze è stato il motivo principale che ha inciso sulla scelta di rimuovere alcuni dissuasori di velocità lungo una strada. Gli abitanti della zona infatti si lamentavano dei picchi di rumore e gas di scarico dovuti agli stop-and-go dei veicoli che passavano. Questa problematica, seppur senza impatti sonori ed inquinanti, vale anche per le biciclette. Parliamo circa di 500W per rimetterla in moto dopo una frenata, potenza che dobbiamo erogare noi con le gambe oppure utilizzando l’energia immagazzinata all’interno della batteria se usiamo un e-bike. Forse però questi due non sono gli unici modi per farlo. 

La rimozione di alcuni dissuasori di velocità in una città tedesca_https://www.hasepost.de/stadt-bleibt-auf-kosten-fuer-abbau-der-berliner-kissen-sitzen-113514/

Meccanica, muscolare, elettrica

Le e-bike sono nate perché, oltre alle gambe, la prima soluzione che a chiunque verrebbe in mente per far ripartire una bici è quella di usare un motore elettrico. Ma esiste un modo per evitare di coinvolgere questa forma di energia? Precisiamo, soltanto per la fase di ripartenza: in questo caso potrebbe essere sufficiente una semplice molla. Non si tratta di una trovata bizzarra, esistono diversi brevetti basati su questa idea tra cui quello di un inventore italiano. Provateci a pensare: se si riuscisse a caricare manualmente qualcosa che dia la spinta quando si è in procinto di ripartire, non si otterrebbe lo stesso risultato di un accelerazione? La tecnologia delle e-bike sta sicuramente facendo passi da gigante, ma nulla più di un sistema meccanico permetterebbe di contenere le emissioni fino a raggiungere lo 0. Oltretutto i due metodi potrebbero essere utilizzati insieme, con la molla attiva in fase di ripartenza e la batteria durante quella di moto. Questa sinergia preserverebbe la durata delle batterie che, come abbiamo visto, sono messe sotto stress soprattutto nella fase di accelerazione. 

car sharing

I progetti delle bici a molla

L’idea più interessante è sicuramente quella di Robert C Glaeser, un inventore statunitense che nel 1998 depositò il suo brevetto per una bici con l’opzione della propulsione a molla. Il sistema era molto semplice e funzionava grazie ad una manopola ruotabile posta sul manubrio che consentiva di caricare una molla collegata alla catena. L’energia immagazzinata praticamente senza sforzo (se non quella di girare con la mano la manopola mentre intanto si pedala) si sarebbe poi potuta utilizzare nella fase di ripartenza, in caso di vento contrario o quando le circostanze richiedevano una piccola spinta. Ettore Landi è invece il padre della versione italiana di un’idea simile che pare abbia anche vinto un premio qualche anno fa. Purtroppo ci sono poche informazioni in merito (qui potete vedere le foto del progetto) ma il funzionamento è molto vicino a quello di Glaeser. In questo caso però il caricamento avveniva grazie ad una leva posta tra le gambe del ciclista anch’essa collegata agli ingranaggi della bici. C’è poi la versione di Mario Filippo Alvigni (italoamericano?) che invece unisce il principio di pedalata lineare con la rivisitazione stessa del meccanismo ciclistico. 

Un immagine dal brevetto di Gaesler_Image via patents.google.com/patent/US6053830A/en

Integrazione con le e-bike

Ovviamente ognuna di queste invenzioni ha dei limiti di vario tipo, come il peso, la scomodità, la bassa efficienza, tutti fattori che ne hanno impedito l’approfondimento e la diffusione. Bisogna però ricordare che con la tecnologia di oggi sarebbe possibile ottenere risultati molto più soddisfacenti rispetto al passato. Si parla chiaramente di integrazione, non di sostituzione: una molla non potrà mai sostituire un motore, una batteria e i vantaggi che il loro sapiente uso apportano alla mobilità. L’e-bike sarebbe il veicolo perfetto per testare e ospitare un simile sistema, che da solo andrebbe incontro a difficoltà forse tecnicamente superabili ma tali da renderlo sconveniente sotto altri aspetti. L’elettrificazione di una bici è certamente uno dei migliori modi di usare questa forma di energia poiché va ad integrare quella muscolare erogata dall’essere umano. Se ci mettiamo anche quella meccanica si fa tutto ancora più interessante. In India ci stanno effettivamente pensando e in questo studio hanno approfondito e raccolto tutte le informazioni fin qui disponibili per la costruzione di un veicolo a remi. 

La ricerca dunque non è finita, bisogna ancora investire idee e risorse sull’e-bike, l’unico mezzo ibrido muscolare/elettrico a diffusione mondiale attualmente in uso. 

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