Ad inizio Ottobre 2018 si è aggiunto un nuovo passaggio nella vicenda sulle importazioni di ebike dalla Cina: i produttori europei di bici hanno infatti chiesto alla Commissione Europea di poter ritirare la domanda di registrazione delle biciclette elettriche made in China.

La notizia della richiesta di stralcio arriva dopo che il Collettivo degli Importatori Europei di Biciclette Elettriche ha sollevato l’attenzione sulle ricadute che tale procedure ha sulle aziende europee stesse.

Produttori europei di bici ed importatori: una battaglia in casa

Tra fine 2017 ed inizio 2018, i produttori europei di bici, rappresentata dall’European Bicycle Manufacturer’s Association (EBMA), avevano fatto esplicita richiesta alla Commissione Europea perché indagasse sugli aiuti di Stato che i fabbricanti cinesi riceverebbero, dopando così il mercato europeo con l’esportazione di prodotti dai costi oltremodo competitivi.

In Maggio la Commissione dichiarò, dopo un botta e risposta cui presero parte sia il governo cinese che alcune aziende di punta, di “avere prove sufficienti a supporto della tesi che i prodotti in questione (ossia, le bici elettriche) importati dalla PRC siano stati oggetto di dumping”, approvando l’inizio di misure provvisorie.

 

La tracciatura di tutte le ebike esportate da Pechino è funzionale non solo all’applicazione di dazi provvisori, ma anche alla possibile imposizione di quelli retroattivi, sulla cui istituzione la Commissione Europea dovrebbe esprimersi il 20 Gennaio prossimo.

Proprio questo procedimento ha però fatto emergere una grossa falla nel meccanismo, che non aveva sufficientemente considerato il coinvolgimento di tutte quelle società – assolutamente europee – che si occupano di importazioni.

Produttori europei di bici
photo credit: Katell Ar Gow On se sent tout petit sous cette œuvre via photopin (license)

Perdite per 90 milioni di euro

Senza esprimere commenti in merito, l’EBMA ha dunque chiesto la cancellazione della sua domanda, proprio in seguito alla terza audizione avuta in sede europea con la Commissione: la lettera dell’8 Ottobre 2018 è stata resa nota dal Collective of European Importers of Electric Bicycles.

In tale assemblea sarebbero stati discussi i numeri presentati dal Collettivo degli importatori, che ha stimato il danno subito sino a questo momento dalla categoria in circa 90 milioni di euro, più o meno una perdita media di 600mila euro ad azienda.

Da questo calcolo sono esclusi gli effetti dei dazi provvisionali e degli eventuali retroattivi, che appesantirebbero ancor più il quadro.

 

 

Si può dunque parlare di un fallimento della politica dei dazi?

Per dirlo bisognerà aspettare ancora qualche mese, sia per capire come si evolve il mercato (anche se le importazioni cinesi non paiono particolarmente afflitte), sia per vedere le decisioni definitive della UE, che non ha ancora ufficializzato di aver accolto la richiesta di cancellazione della EBMA.

Occorre poi allargare lo sguardo oltreoceano, dove anche gli Stati Uniti hanno iniziato a penalizzare le importazioni di bici elettriche cinesi: anche lì, una mossa che può rivelarsi a doppio taglio, specie per i consumatori americani.

 

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