catabianiRapallo, metà ottobre, il sole è caldo, qualcuno azzarda un bagno in mare. Luca Catabiani, 52enne meccanico del Team Androni Sidermec, cammina lentamente come volesse assaporare passo dopo passo la bellezza della sua terra. «Non so quanti giorni ho passato fuori casa, ma senz’altro più di 150 dall’inizio dell’anno», dice. Non è il solito “mugugno” da buon genovese, ma un semplice dato numerico. Il suo lavoro è fatto così: prendere o lasciare. E Luca, da dieci anni nel mondo dei professionisti, ha preso e non si è pentito. «Non ci sono riuscito da ciclista, c’è l’ho fatta come meccanico. La passione è diventata una professione, non c’è niente di meglio». Nato a Campomorone, ai piedi della salita della Bocchetta, Luca ha amato la bici fin da bambino. «Ho sempre corso da amatore – spiega – e facevo fino a 80 corse all’anno girando per il Nord Italia». Il tutto tra un turno e l’altro del suo lavoro di operaio metalmeccanico. Nel 2006, tuttavia, l’azienda va in crisi e si ritrova nelle liste di mobilità. Si arrangia a fare il giardiniere, ma la vita gli riserva una sorpresa. «Un amico faceva il meccanico nella Miche e un giorno mi ha proposto di sostituirlo in una corsa in Francia». Luca è scettico, ha imparato ad aver cura della propria bici, ma in una squadra è diverso. Decide di partire et voilà la sua storia cambia. «Catapultato e da solo, ma è andata bene» e nelle prime due stagioni lavora per diverse squadre tra cui l’Universal Caffé del velocista Ivan Quaranta e la Lpr di Davide Boifava. Nel maggio del 2008, entra a far parte della corte di Gianni Savio e non si è più mosso. Ricorda ancora la mitica stagione del 2009 e in particolare la vittoria di Davide Rebellin alla Freccia Vallone. «Mi occupo anche del magazzino e, ammetto, che ogni anno c’è da imparare qualcosa di nuovo». Impara e nel contempo il suo lavoro è utile alle aziende che forniscono il materiale al team. «La gare su strada rappresentano un’opportunità unica per testare bici, ruote, gruppi e altro ancora» spiega Luca. Di bici ne ha viste tante e per lui sono ormai diventate «un oggetto perfetto» o quasi. «La tecnologia e i materiali hanno raggiunto livelli tali che è difficile trovare un qualcosa di rivoluzionario». I cambiamenti, semmai, sono proposti dai costruttori sempre in cerca di diversificare la propria offerta. Anche lui, come tanti suoi colleghi, non nasconde una certa diffidenza verso l’introduzione dei freni a disco sui modelli da strada: «Nessun dubbio sull’efficacia della frenata specie sul bagnato, ma ci sono anche tanti aspetti da tenere in considerazione come per esempio la facilità di cambiare la ruota durante la corsa». E lo scetticismo rimane anche sul cambio a 12 rapporti: «A parte la questione sicurezza, sarà necessario avere catene più sottili da cambiare spesso per evitare problemi di rotture». Bici a parte, il suo lavoro continua a piacergli molto e qualche volta gli regala emozioni a lieto fine. Nella primavera scorsa, durante una corsa nelle Fiandre, ha soccorso il giovane corridore svizzero Marcel Aregger che dopo una caduta di faccia aveva perso conoscenza. «Ho fatto il corso di primo soccorso e per questo mi sono fermato per vedere se potevo fare qualcosa. L’ho rivisto il mese scorso e mi ha ringraziato, anche questo è il mio lavoro».

 

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