Sara Assicurazioni, compagnia assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club d’Italia, ha appena realizzata un’indagine di mercato relativa al rapporto degli italiani con le due ruote, segnatamente le biciclette.

L’indagine è stata condotta da Aton Research, con metodologia CATI, si tratta cioè di interviste telefoniche assistite al computer su un campione rappresentativo della popolazione italiana.

I risultati, presentati in occasione della partenza da Bologna del Giro d’Italia 2019, spaziano su vari temi del mondo bici ed in particolare sui comportamenti dei ciclisti, così come sono percepiti dagli intervistati.

Il quadro che ne emerge è significativo e meritevole di attenzione, pur nei limiti dei pochi dati che sono stati diffusi.

Perché la bici

Ad orientare la passione verso la bicicletta, per quasi metà del campione (43%), è la consapevolezza che essa sia il mezzo ecologico per eccellenza a testimonianza di una crescente sensibilità verso temi ecologici che, solo pochi anni fa, sembravano prerogativa dei paesi del Centro e Nord Europa.

Indubbiamente, hanno contribuito a rafforzare in molte persone la consapevolezza che in bici si possono facilmente percorrere brevi ma anche lunghe distanze ad impatto zero sull’ambiente, le continue restrizioni al traffico per le periodiche emergenze smog nonché le campagne contro l’inquinamento e le emissioni di sostanze pericolose per la salute oltre che per l’ambiente.

Anche l’attenzione verso il benessere fisico e la relativa cura del proprio corpo, emergono dall’indagine con un realistico 22% di motivazione all’uso alternativo delle due ruote, dato in rapida ascesa negli ultimi anni.

La bici inoltre risulta il mezzo di trasporto ideale per spostarsi in città per il 19% degli intervistati, per la sua agilità nel traffico e comodità d’impiego.

Accanto a queste motivazioni molto nobili e ragionate, ben il 73% degli italiani dichiara però di apprezzare la bici soprattutto per la sua economicità e, in tempi di  doverosa limitazione dei budget, perchè offre la possibilità di ridurre l’utilizzo dell’auto soprattutto nei centri urbani e risparmiare sui relativi costi. 

Senza parlare delle spese di manutenzione che, rispetto all’auto o alla stessa moto, sono insignificanti.

Fonte: Osservatorio Sara Assicurazioni

Sicurezza e timori

La diffusione della bicicletta e l’ampliamento della platea degli utilizzatori anche a nuovi profili, sembra far emergere antiche paure, prima fra tutte quella della propria incolumità nel traffico.

Non a caso questo timore è presente nel 37% del campione e trova la sua naturale correlazione con quel 60% di intervistati che identifica nell’auto il pericolo più temuto dai ciclisti, seguito dai pedoni distratti (12%), animali liberi (11%) e motocicli (10%).

Anche se l’indagine non entra nel merito, è facile immaginare che ancora una volta questo sia il risultato della difficile convivenza tra i diversi utenti della strada in un sistema che ha visto prevalere quasi sempre le necessità dell’auto.

Solo di recente, come abbiamo più volte ricordato, la bicicletta ha conquistato anche sul piano legislativo il riconoscimento di un proprio ruolo paritetico con gli altri veicoli in circolazione. 

Molto è comunque ancora da fare, ad iniziare dalla progettazione e realizzazione di piste ciclabili che rispettino precisi standard qualitativi e siano inseriti in specifici piani di movibilità.

Le piste ciclabili così realizzate possono avere un effetto benefico in termini di sicurezza limitando il contatto tra i mezzi e riducendo le possibilità di collisioni ed incidenti.

Va ricordato che gli incidenti stradali con il coinvolgimento di ciclisti che, nel solo 2017 in Italia, sono stati 17.521 (dati ACI/Istat) e in 254 casi hanno avuto esiti fatali.

Altro timore prevalente è poi quello del furto per il 36% del campione mentre il 14% esprime paure per possibili atti vandalici nei confronti della bici.

Comportamenti scorretti

I risultati della ricerca diffusi, evidenziano poi l’altra faccia della medaglia legata ai comportamenti percepiti scorretti da parte delle persone intervistate e di cui si rendono protagonisti alcuni ciclisti.

Per quanto essi non possano e non debbano essere generalizzati, costituiscono un pericoloso segnale legato alle inciviltà di taluni utenti della strada che rischiano però di ledere l’immagine di gran parte del movimento ciclistico.

E’ significativo, a tale proposito, che il 57% degli italiani indichi come vizio peggiore dei ciclisti il non rispetto delle norme del codice delle strada.

Le cattive abitudini vanno dall’andare contromano, al procedere a zig-zag, al parlare al cellulare, fatto quest’ultimo ampiamente condiviso con altre categorie di utenti come gli automobilisti.

Nella graduatoria delle mancanze ritenute potenzialmente pericolose, si annotano anche l’attitudine a non utilizzare i dispositivi di segnalazione e protezione (27%) e quella di non eseguire manutenzione sul mezzo (11%) trascurando il controllo dell’efficienza di gomme, freni, luci, catena etc.

La conoscenza dei rischi che tali comportamenti possono avere in termini di sicurezza e la comprensione che essi debbono essere rimossi è di fondamentale importanza per favorire la coesistenza delle diverse forme di mobilità sulla strada.

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