Più volte, sia sul piano professionale che dalle colonne di Bicitech, ci siamo occupati della crescente diffusione dei cosiddetti “slow biker”, di quelle persone cioè che scelgono la bicicletta come mezzo di trasporto per viaggiare e visitare località meritevoli per bellezza paesaggistica, arte o cultura. Una modalità di turismo sostenibile che utilizza un mezzo a zero impatto ambientale e consente di unire al piacere della vacanza la possibilità di fare attività fisica e vivere “a misura d’uomo” la natura ed i percorsi scelti.

Un fenomeno, quello del cicloturismo, nato negli Stati Uniti e che ha trovato terreno fertile nei paesi del Centro e Nord Europa per poi estendersi, seppur in diversa misura, in tutto il continente.

L’Italia, pur avendo sotto il profilo dell’attrattività tutte le carte in regola per recepirlo, è rimasta per molto tempo ai margini dell’offerta cicloturistica e solo in tempi relativamente recenti ha iniziato a sfruttare le potenzialità insite nel suo patrimonio naturale, artistico e culturale che non ha rivali al mondo.

Pochi, e perlopiù frutto di stime, i dati sino ad oggi disponibili per dare significatività al settore. La ricerca più autorevole per molto tempo è stata quella effettuata dallo Studio Ambrosetti per Confindustria Ancma secondo la quale l’impatto economico del cicloturismo in Europa nel 2012 era valutato in circa 44 miliardi di euro, generati da oltre 2 miliardi di viaggi e 20 milioni di pernottamenti. In questo contesto, l’Italia veniva accreditata di un potenziale pari a circa 3,2 miliardi.

Numeri che non potevano, ovviamente, tener conto della dinamica di sviluppo del fenomeno nel corso degli ultimi anni e dell’impatto di taluni fattori quali, ad esempio, la grande diffusione della e-bike.

Particolare rilievo acquista pertanto la presentazione a fine marzo di quest’anno del Primo Rapporto “Cicloturismo e cicloturisti in Italia” realizzato da Isnart (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche), Unioncamere e Legambiente, in collaborazione con Legambici. 

Lo studio, grazie alle informazioni raccolte, ha permesso di rilevare lo stato del settore al 2018 e individuarne le dinamiche di crescita nell’ultimo quinquennio, con non poche sorprese.

I criteri di riferimento

I presupposti dello studio si fondano sulla definizione di cicloturismo data dalla ECF (Federazione Ciclistica Europea) secondo cui tale attività si identifica con la visita ed esplorazione dei luoghi a scopo ricreativo, di uno o più giorni, incentrata in modo prevalente e significativo sull’uso della bicicletta per finalità di svago”. 

In base ad essa è stato possibile distinguere tre tipologie di viaggiatori:

  1. Turisti sportivi, motivati dalla vacanza attiva dove l’esercizio di una disciplina sportiva è fattore prevalente;
  1. Turisti con bicicletta (Holiday cycling), per i quali l’escursione in bicicletta è parte importante ma non esclusiva;
  1. Turisti in bicicletta (Cycling holidays), dove invece il viaggio in bici è la principale motivazione e parte integrante dell’esperienza della vacanza.

Le ultime due categorie identificano i cicloturisti, come parte del più ampio segmento della vacanza attiva, distinguendo tra turista ciclista e cicloturista in senso stretto.

Tale classificazione, pur evidenziando come il mondo delle due ruote non sia un fenomeno omogeneo ma presenti numerose sfaccettature al suo interno, ha consentito di dare per la prima volta dimensione e maggior conoscenza qualitativa ad un movimento di per sé eterogeneo e sfuggevole alle valutazioni statistiche.

Il valore del settore ed il Prodotto Interno Bici (PIB)

Il dato più eclatante che emerge dallo studio è la crescita (+41%) delle presenze cicloturistiche in Italia negli ultimi cinque anni, quattro volte la media nazionale dell’intero movimento turistico nazionale (+11%), raggiungendo la considerevole cifra di 77,6 milioni di presenze nel 2018. 

Il contributo maggiore proviene dai turisti ciclisti con 55,7 milioni di presenze (+50,8%) mentre i cicloturisti puri raggiungono 21,9 milioni di presenze (+21%).

Si osservi che il rapporto fa sempre riferimento alle presenze la cui unità di misura sono il numero di pernottamenti effettuati dai cicloturisti in strutture ricettive o abitazioni private. Esse non debbono essere confuse con il numero dei cicloturisti stessi, errore molto spesso rilevato anche sulla stampa nazionale.

Fonte: Primo Rapporto Isnart-Legambiente Cicloturismo e Cicloturisti in Italia

Il numero di persone coinvolte in questo processo sono oltre 6 milioni che generano un flusso di consumi di ben 7,7 miliardi di euro all’anno, pari al 9,1% dell’intera spesa italiana del settore turistico, un dato che dà la misura delle potenzialità di tale fenomeno ed induce a riflettere sulla necessità di potenziare le strutture e l’offerta di servizi in grado di farlo ulteriormente crescere.

Queste informazioni consentono di dare una dimensione ancora più importante al Prodotto Interno Bici (PIB) che, secondo la metodologia adottata da Legambiente, è dato dal fatturato imputabile alla filiera produttiva di bici ed accessori, dagli effetti positivi dell’impiego della bici sulla salute, dal miglioramento delle condizioni di vita, dalle minori assenze sul posto di lavoro e dalle ricadute economiche del viaggiare in bicicletta. 

Il PIB calcolato in questo modo nel 2016 da Legambiente in 6,2 miliardi euro, può, grazie ai dati del rapporto in questione, essere aggiornato a oltre 12 miliardi annui tenendo conto del contributo del cicloturismo e, soprattutto, di quella parte di consumi mai indagata prima e dovuta alle presenze dei turisti ciclisti.

Sotto questo aspetto viene pertanto confermato sulla base di una ricerca diretta quanto fino ad oggi intuito ed affermato puramente in ragione delle stime effettuate, relativamente al valore del cicloturismo ed al suo peso sul PIB complessivo. 

Il profilo del cicloturista e le provenienze

Ma chi è il cicloturista e quali sono le sue provenienze? 

Anche a queste domande il rapporto assegna puntuali risposte, distinguendo tra la categoria dei turisti ciclisti e quella dei cicloturisti, raffrontate al gruppo dei turisti attivi.

Il cicloturismo, e più genericamente il viaggiare con la bicicletta, è un’attività capace di coinvolgere persone di tutte le fasce di età, sesso e condizione sociale accumunate dal possesso di una cultura ciclistica di base e dal desiderio di vivere una vacanza attiva senza peraltro sconfinare nell’agonismo.

Il profilo del cicloturista cosiddetto puro, si caratterizza rispetto alle altre due categorie per una presenza femminile un po’ più forte anche se ancor minoritaria e, seppur la classe di età prevalente (45,7%) rimane quella compresa tra 21 e 40 anni, il peso degli over 50 anni raggiunge il 33,6% contro il 24,3% dei Ciclisti turisti ed il 26,1% dei Turisti attivi.

Ciò contribuisce a tratteggiare un profilo esperienziale di coppia o in famiglia, bambini inclusi, anche se la figura del viaggiatore solitario è presente (21,4%), in misura superiore rispetto ai gruppi dei ciclisti turisti (16,5%) o dei turisti attivi (12,2%).

Per quanto riguarda le provenienze, è indicativo il riscontro che il segmento dei cicloturisti “puri” vanti una componente di stranieri quasi pari a quella degli italiani con importanti contributi dalla Germania, Stati Uniti, Francia, Regno Unito ed Austria, tutti paesi dove il fenomeno presenta da tempo tassi di sviluppo importanti.

Fonte: Primo Rapporto Isnart-Legambiente Cicloturismo e Cicloturisti in Italia

Significativo osservare poi che all’interno del segmento degli italiani, le principali regioni di provenienza per i cicloturisti sono Campania (per oltre un quinto), Lombardia, Lazio, Sicilia, Emilia-Romagna e Veneto. Informazioni queste, che prefigurano un importante flusso Sud-Nord oltre a quello più noto tra le località del settentrione. Da tenere presente che Trentino e Veneto costituiscono per il 37,6% le maggiori destinazioni di soggiorno, seguite da Emilia-Romagna e Toscana.

Il nodo di infrastrutture e servizi

I risultati sino ad oggi conseguiti, seppur lusinghieri e per certi versi insperati, si collocano in uno scenario nazionale che lo studio definisce ancora “immaturo” sia per quanto riguarda la ciclabilità urbana sia la pratica del cicloturismo.

In relazione a quest’ultima, i ricercatori affermano, senza mezzi termini, che “la media nazionale delle infrastrutture non ha ancora gli strumenti per cogliere appieno le opportunità di un settore che può solo crescere.”

È pur vero che alcuni passi avanti sono stati fatti anche con l’approvazione della Legge 2/2018 che prevede, per la prima volta, l’assunzione da parte dello Stato dell’impegno di pianificare la mobilità ciclistica, promuovendo la ciclabilità e con lo stanziamento di fondi strutturali e non episodici.

La legge si prefigge anche di dare impulso alle attività turistiche e ricreative di cui dovrebbe trarre beneficio proprio il cicloturismo, contribuendo a realizzare l’integrazione tra la rete nazionale Bicitalia con EuroVelo, la rete europea delle piste ciclabili.

L’obiettivo è di assicurare continuità territoriale all’utilizzo della bici a tutto vantaggio anche dell’attività di cicloturismo e portare benefici economici alle comunità locali poste nei territori attraversati.

L’impegno però deve essere rivolto alla realizzazione di itinerari e strutture di alta qualità progettuale e costruttiva, capaci di assicurare competitività e adeguati ritorni economici.

A titolo d’esempio, la pietra di paragone potrebbe essere lo standard qualitativo raggiunto dalla rete ciclabile trentina che, per i suoi 400 km di piste consente ricavi per 250.000 euro anno/km. 

In tal caso si potrebbe ipotizzare che i 6.000 chilometri previsti per la realizzazione del solo Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche, comprendente dieci ciclovie da nord a sud del paese, sarebbero in grado di generare un fatturato annuo di 1,5 mld, senza considerare che il patrimonio artistico delle nostre città induce a ipotizzare cifre ancora più alte.

 A tale proposito uno studio di Confindustria Ancma del 2016 riteneva possibili per il Grab, il Grande Raccordo anulare delle Biciclette di Roma, ritorni dell’ordine di un milione di euro annui per chilometro.

Oltre al tema legato alla rete ciclabile, un altro punto che merita attenzione è l’adeguamento delle strutture ricettive chiamate a rendere disponibili per il cicloturista la necessaria gamma di servizi come officine attrezzate, custodia bici, vendita di accessori per la pratica del ciclismo e del viaggio, noleggio attrezzature, guide e punti informazione.

È questo un capitolo di grande importanza, in buona parte da costruire nel nostro paese, tenendo conto che la sistemazione in albergo emerge come la preferita dal 30,1% dei cicloturisti puri e dal 22,7% dei ciclisti turisti. 

La ricerca infine, tocca il tema della sicurezza delle strade la cui trascuratezza può pregiudicare gli investimenti fatti. È pertanto necessaria una seria revisione del Codice della Strada che recepisca le mutate condizioni della mobilità individuale ed assegni pari diritti a tutte le forme di locomozione.

In primo luogo, è urgente una riclassificazione delle strade in relazione alla percentuale di traffico veicolare a cui sono soggette ed alla loro vocazione ciclabile introducendo il concetto di Strada ad alta intensità ciclistica e di alta valenza turistica. 

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