Il mese scorso vi abbiamo presentato e commentato i primi dati europei sul mercato e-bike relativi ai risultati di vendita 2017 che mostravano l’esplosione ormai generalizzata del settore della bici a pedalata assistita dalla Germania (720.000 e-bike vendute, +19% vs l’anno precedente), alla Francia (255.000 unità vendute, +90% rispetto al 2016), dalla Svizzera (+16,3%) all’Austria (+39,2%), dal Belgio all’Olanda.

Dati che mostravano come in tutto il continente il mezzo a due ruote elettrico stia conoscendo continue stagioni d’oro, allargando tra l’altro la sua capacità d’impiego dal semplice uso cittadino a quello per il tempo libero, per lo sport ed il cicloturismo e conquistando, nell’arco relativamente di pochi anni, la vetta di 2 milioni di unità vendute.

Anche in Italia, dopo un certo periodo di attesa e forse anche di scetticismo di alcune componenti del mercato, l’e-bike ha cominciato a farsi apprezzare e a raggiungere quote sempre più importanti.

Una diretta conferma giunge dai dati comunicati da Confindustria ANCMA sull’andamento del mercato bici in Italia che accreditano l’e-bike di una ulteriore crescita del 19% per un totale di 148.000 unità vendute nel corso del 2017.

Risultato senz’altro importante anche se le “sensazioni” che giungevano dal “campo” ci inducevano a pensare al superamento di quota 150.000, considerata anche la diffusione dei kit di trasformazione che tendono a sfuggire alle rilevazioni.

Il segmento leader di mercato in assoluto, secondo la rilevazione ANCMA, è rappresentato dalle e-Mountain Bike con circa il 65% delle vendite, a cui si stanno affiancando anche le nuove e-Road, bici da corsa a pedalata assistita che aprono nuovi orizzonti per l’utilizzo di questi mezzi che sempre più richiamano alla memoria i ciclomotori di alcuni anni fa soprattutto per la loro capacità di soddisfare, con formule esteticamente diverse, un ventaglio di esigenze che spaziano dal trasporto urbano sino alle più forti passioni sportive.

Un po’ meno made in China

Nell’informativa di mercato diffusa, un segnale importante si coglie poi nell’incremento della produzione italiana di veicoli a pedalata assistita (+48%) a testimonianza dell’interesse che la nuova tipologia di bici sta suscitando anche nei produttori nazionali di motori e relativa componentistica. E’ sufficiente a tale proposito ricordare lo sviluppo di drive systems completamente italiani come quello di Polini o di Atala, oltre alla piattaforma creata da FIVE per favorire la nascita di un prodotto made in Italy capace di competere con la più qualificata concorrenza internazionale costituita da grandi player come Bosch, Shimano, Yamaha, Bafang ed altri ancora.

Il risultato si riflette positivamente anche sull’export che parimenti vede più che raddoppiare il numero delle e-bike in uscita dall’Italia, passate nel 2017 da 8.000 a 19.000, che trovano un loro sbocco privilegiato nella Francia, destinataria del 61,1% dei nostri prodotti, seguita da Belgio (9,6%) e Germania (6,7%)

A ciò si deve poi aggiungere la non trascurabile osservazione che sul piano dell’import la Germania si pone al primo posto con il 43,0% del totale import seguita dalla Cina con il 38,7% e Taiwan (8,3%). Solo pochi anni fa i mercati asiatici rappresentavano la quasi totalità delle e-bike in ingresso nel nostro paese.

 

Leggera flessione del mercato tradizionale

Nel 2017 si sono vendute in Italia complessivamente 1.688.000 unità comprendendo sia le bici tradizionali che quelle elettriche. In realtà il dato, come precisa Confindustria ANCMA costituisce la disponibilità mercato interno (Produzione + Import – Export), assunto come rappresentativo delle vendite non disponendo di dati di sell out.

La procedura utilizzata non è però variata nel tempo per cui i confronti con gli anni precedenti rimangono significativi.

Depurato dalle vendite di e-bike, il mercato della bici tradizionale è valutato in 1.540.000 unità ed accusa una flessione di circa l’1%, decisamente più contenuta rispetto alle tendenze rilevate nei principali paesi europei dove il calo è stato nell’ordine dell’8-9%.

A ciò fa da contraltare un incremento della produzione del 7% con 2.470.000 bici che conferma l’Italia al primo posto in Europa.

Positivo anche l’export con +17% mentre la Bilancia Commerciale dell’intero Settore Ciclo, pur rimanendo positiva per 63 milioni di euro ha subito una riduzione del 34% rispetto al risultato dell’anno scorso. Ciò in buona parte è dovuto al calo dell’export di parti (-2,7%) in conseguenza della negativa congiuntura di molti mercati internazionali.

I mercati privilegiati di esportazione della bici italiana risultano ancora la Francia (54,2%), la Spagna (12,9%) e la Germania (6,8%).

Per quanto riguarda l’import, al primo posto è la Germania (19,2%) seguita dal Portogallo (14,7%) e da Taiwan (9%).

La tipologia di biciclette più venduta è ancora costituita da City e Tekking che sopravanzano le MTB, come è rappresentato nel grafico dove si evidenzia il sorpasso delle e-bike, che hanno raggiunto una quota di 8,77%, nei confronti delle bici da corsa, storicamente assestate intorno al 5%.

3 COMMENTI

  1. Come titolare di un negozio da oltre vent’anni rilevo un continuo calo delle vendite con azzeramento del settore city e trekking. Non so dove le vendano visto che, a causa dei furti, a Firenze siamo passati dal 50 percento del fatturato a zero! Le Ebike hanno rappresentato la salvezza, almeno temporanea, per molti negozi che altrimenti ormai avrebbero già chiuso. I margini non ci sono, visto che Internet ha viziato il mercato abituando il cliente a prezzi impraticabili. Anche l’usato gira molto su Internet e sempre meno nei negozi, per i quali rappresenta ormai una perdita certa. I dati che pubblicate illudono molte persone in cerca di una qualche attività da intraprendere e porta molti incoscenti ad aprire negozi di bici, senza sapere a cosa vanno incontro.

    • Gentile signor Morales,
      la ringrazio delle sue osservazioni e provo a darle una seppur veloce risposta.
      I dati che pubblichiamo sono quelli ufficiali diffusi dall’ANCMA sull’andamento del settore e, seppur con le precisazioni fatte nel post, rappresentano il trend in corso. Pubblicarli, a mio giudizio, è un dovere in quanto la conoscenza del mercato è la prima regola per comprenderne i meccanismi ed è basilare soprattutto per chi ci lavora. Aiuta ad allargare la visuale anche fuori dalla specifica zona di appartenenza e ad individuare, talvolta, opportunità non prese in considerazione.
      Le bici da città e le trekking, seppur in forte calo in molte zone, continuano ad essere una componente importante nei listini della maggior parte delle case costruttrici, segnale, questo, che deve far riflettere partendo dal presupposto che il produttore nella costruzione della propria gamma cerca sempre di seguire le richieste del mercato nel suo complesso. I dati pubblicati sono a carattere nazionale e quindi comprendono situazioni diverse che vanno dal Nord al Sud, isole comprese.
      Sotto questo profilo, i vostri commenti, che ho esplicitamente sollecitato, dovrebbero aiutare a mettere in luce proprio queste differenze geografiche.
      Sul fenomeno e-bike, concordo con lei: rappresenta una grande opportunità ma, solo poco tempo fa, oltre la metà dei rivenditori italiani non la pensava così e preferiva non trattare questa merceologia. In Germania prima ed in Francia poi, solo per citare due esempi europei, la crescita della pedalata assistita, avvenuta prima che da noi e su dimensioni decisamente superiori, ha contribuito a compensare la flessione nelle vendite di bici tradizionali aumentando fatturati e margini.
      Infine internet: è ormai una modalità di vendita con cui bisogna convivere e cercare di sfruttare a nostro vantaggio. Il dealer specializzato con la sua professionalità, capacità di consulenza ed assistenza al cliente, continuerà a mantenere un ruolo primario ma dovrà sempre più adeguare la sua “vendita” ad una realtà in costante movimento. In altri paesi la percentuale di vendite che transitano sul web è decisamente più elevata che in Italia ma ciò, in molti casi, ha contribuito a professionalizzare maggiormente i negozi fisici e, sovente, a migliorare i risultati.
      Opero nel settore delle due ruote da oltre 40 anni e ho quindi vissuto la sua profonda trasformazione sia in termini di prodotto che di marketing e, dal confronto con quanto accaduto in altri settori, ritengo che le sue potenzialità siano ancora elevate: basti pensare alla crescente necessità di mobilità green nei centri urbani a cui la bicicletta può dare puntuali risposte, alle possibilità offerte dal nostro territorio alle attività di cicloturismo, alla riscoperta dell’impiego della bici nel tempo libero.
      Ed allora, evidenziare che il mercato continua ad esprimersi su numeri molto importanti e che rimaniamo il primo produttore europeo di biciclette, non mi sembra poi un gran male.
      Cordiali saluti
      Gianni Lombardo

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