Il prof. Lanfranco Senn, docente ordinario del Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico della Bocconi di Milano ebbe modo di dichiarare, in occasione della presentazione del secondo volume del Libro Bianco dello Sport a Roma: “Abbiamo provato a monitorare cinque patologie e vedere che relazione esiste tra queste e la pratica sportiva: malattie cardiovascolari, ictus, tumori al colon, tumore al seno e diabete di tipo II. Grazie allo sport, con gli attuali livelli di pratica agonistica, sono 25.580 le malattie evitate ogni anno. Il risparmio diretto, in termini economici sanitari, è di circa 1,5 miliardi, oltre ad aver evitato 11.653 morti, per un valore della vita salvaguardato di 32 miliardi all’anno. Con l’aumento dell’1% di persone attive si risparmierebbero 80 milioni a livello di spesa sanitaria”. Questi sono dati frutto di una ricerca concordata tra la Sapienza di Roma, la Bocconi di Milano e l’ufficio statistico del CONI. Se n’è parlato, a dicembre del 2012, ma non quanto ci sarebbe piaciuto.
E’ notizia di questi giorni che, in occasione di VeloCity 2013, che si è tenuto a Vienna dall’11 al 14 giugno, gli organizzatori austriaci hanno calcolato, attraverso il tool dell’Organizzazione Mondiale della Sanita HEAT che l’Austria risparmia circa 400 milioni di euro l’anno in spese sanitarie grazie all’uso della bicicletta. Se l’utilizzo aumentasse, i risparmi sui costi sanitari sarebbero ancora maggiori.
Si tratta di studi simili che confermano entrambi due aspetti fondamentali:
1. l’attività fisica (non solo la bici) riduce il rischio di patologie;
2. è economicamente vantaggioso investire sullo sport e sulla bicicletta.
Incuriositi da questa affascinante, e seppur apparentemente scontata per nulla considerata, verità, abbiamo voluto provare cosa significa questo per l’Italia, scomodando HEAT. Non è stato possibile arrivare ad una risposta, in quanto il numero di variabili da inserire è tale che per ottenere un riscontro valido bisogna essere in possesso di studi approfonditi e non facilmente reperibili nella rete. La ricerca ha permesso, però, di fare il punto sull’uso della bici in Italia. Uno dei lavori statistici più recenti e di riferimento è quello ISFORT. In Italia circa il 12% della popolazione tra i 14 e 80 anni (6 milioni di persone) ha dichiarato di utilizzare la bicicletta 3_4 volte a settimana. Una frequenza sufficiente, a leggere i dati dell’OCSE, a ridurre i rischi di patologie gravi del 28%. In realtà l’utilizzo della bicicletta per gli spostamenti in Italia è del 3,5%, una percentuale che ci porta in basso nelle classifiche europee e che non permette di godere di tutti i benefici che l’uso quotidiano della bici in città comporterebbero, in particolare quelli legati alla diminuzione del traffico: l’inquinamento ambientale e acustico, le emissioni di gas serra, ecc…
Sappiamo, dagli studi citati nel libro bianco, che un aumento dell’attività fisica di circa 200.000 persone comporta un risparmio in spesa sanitaria di circa 80 milioni di euro l’anno. Quindi se questo 12% (ma soprattutto il 3,5%), aumentasse anche solo di un unità, il risparmio in spesa sanitaria per l’Italia equivarrebbe ad una manovra economica all’anno, come dimostrano anche diverse realtà europee che, utilizzando il tool HEAT, sono riuscite ad ottenere risparmi significativi grazie alla diffusione dell’uso della bicicletta.
Leggendo questi dati ci chiediamo: perché non provare? Da perdere, scriveva qualcuno, abbiamo solo le nostre catene…
@Antonio_Ungaro

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