La misofonia è un disturbo piuttosto diffuso che consiste in una forma di intolleranza verso specifici suoni. Il soggetto che ne soffre quando avverte un determinato disturbo sonoro, accusa sintomi che possono andare dal semplice fastidio a scatti d’ira anche piuttosto importanti. Il rumore scatenante varia da individuo a individuo: io ad esempio, tra le mie tante idiosincrasie, non sopporto il suono dei clacson e dei rumori forti che arrivano all’improvviso.

Reazioni di questo tipo accadono perché l’orecchio è un organo molto sensibile che ricopre un ruolo importante, spesso inconscio, nella nostra personale percezione dello stress. L’estrema precisione con cui funziona lo rende anche altrettanto fragile se mal sollecitato: l’organo acustico è infatti un trasduttore di energia meccanica,  trasforma cioè le minuscole variazioni di pressione d’aria incidenti nel timpano in segnali elettrici da inviare al cervello, il quale poi li elabora restituendo specifiche risposte (anche ormonali).

La stimolazione continua o il forte oscillare della membrana timpanica dovuta a correnti d’aria che entrano nel canale uditivo può generare diverse reazioni a seconda del soggetto. La più diffusa è sicuramente l’irritabilità caratterizzata da perdita di concentrazione, fenomeno da non sottovalutare poiché innesca una spirale discendente di effetti che portano ad amplificare lo stato in cui ci troviamo, rendendoci sempre più attratti da attività solitarie che richiedono poca concentrazione, come ad esempio un utilizzo eccessivo dello smartphone.

Il tema dell’inquinamento acustico è certamente sottovalutato e meriterebbe più attenzione.

La bicicletta, tra i suoi tanti meriti, annovera anche questo (non dimentichiamolo) perché è uno dei pochi mezzi ad impatto acustico “zero”. Ma anche chi non pedala nel caos cittadino può tornare a casa con le orecchie stanche: chi pratica ciclismo su strada saprà quanto il vento può essere fastidioso ad alte velocità, oltre che essere un fattore alterante della nostra percezione dell’ambiente. Il problema coinvolge molte più persone di quanto ci si aspetterebbe e non è quindi strano trovare altrettante soluzioni per porvi rimedio. Vediamone alcune.

Uno dei prodotti più nuovi in questo contesto è WindBlox, dei semplici gomitoli da arrotolare sulle cinghie del caschetto all’altezza delle orecchie che deviamo il flusso d’aria incidente in quei punti. Su Indiegogo, dove ha luogo la campagna crowdfounding, è stato anche caricato un contenuto audio di confronto tra l’utilizzo o l’assenza di WindBlox.

Un altro oggetto interessante a questo proposito sono le Cat Ears, funzionanti con lo stesso principio ma disponibili in tre versioni, una di queste a copertura totale delle orecchie.

Windfree sono invece delle cuffie in spugna del tutto simili a quelle audio, con il telaio passante dietro il collo per non intralciarsi col caschetto.

Esistono poi tutta una serie di fasce e mascherine, nonché di tappini parenti di quelli antinfortunistica, che vanno comunque usati con cautela onde evitare accumulo di cerume in fondo al canale uditivo.

Qualunque sia la vostra scelta vi consigliamo di prendere in considerazione il problema, soprattutto se praticate assiduamente magari in zone fredde e ventose,  ma anche se semplicemente volete cominciare a prendervi più cura di un organo così importante, a patto che, beninteso, il rimedio non ci isoli troppo incidendo sulla nostra sicurezza, ad esempio nel traffico.

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