Il bike sharing free floating cresce ma è attanagliato dal vandalismo: ecco così che a Madrid e Granada oBike propone un sistema di dissuasione sistematico.

Edward Chen, cofondatore della società che gestisce il servizio di noleggio, ha deciso di fare le cose in grande, chiamando in causa anche la collaborazione delle forze dell’ordine.

Il mercato del free floating, quel tipo di bike sharing che non prevede punti di rilascio e prelievo fisicamente installati sul territorio ma solo bici sbloccabili grazie ad un’app, è promettente ma vede le sue enormi prospettive di crescita vessate dal vandalismo.

Un problema che, per la verità, non è nuovo al mondo del bike sharing anche nelle sue forme tradizionali e che molti hanno già tentato – con scarso successo – di contrastare.

Quale la ricetta di oBike, dunque?

Gps, RFID ed un abbonamento a punti. Un po’ come per la patente in Italia, oBike vuole basare il suo sistema di abbonamento su un meccanismo premiante o penalizzante di punti assegnati in base alla condotta.

Partendo da 100 punti, qualora responsabili di comportamenti scorretti, si viene sanzionati con il rischio di finire in una delle fasce critiche: tra i 61 e gli 80 punti residui oBike applicherà infatti tariffe maggiorate fino a 10 volte per l’utilizzo delle sue bici. I più recidivi, invece, vedranno una sospensione del servizio.

È prevista anche la cancellazione dell’account, senza recupero del credito, qualora siano confermati atti gravi come il vandalismo o la violazione del codice della strada, casi nei quali scatta la denuncia agli organi di polizia.

photo credit: Mike Kniec Peloton via photopin (license)

Già, ma quali sono i comportamenti ritenuti scorretti, oltre, ovviamente, ai danneggiamenti volontari alle bici?

Per oBike il problema principale è dato dall’abbandono in luoghi del tutto casuali o inadatti delle biciclette. Una delle lamentele più grandi associate al bike sharing free floating è proprio legata al modo in cui gli utenti più maleducati lasciano i mezzi, spesso letteralmente abbandonati in mezzo alla strada o sdraiati ad intralciare i marciapiedi.

Gli Spagnoli hanno così deciso di limitare il concetto di free floating ad aree circoscritte: pur senza installare degli stalli come si fa per i normali bike sharing, oBike ha selezionato una serie di zone entro le quali è ritenuto lecito lasciare la bici, mentre al di fuori di esse scatta la sanzione.

Ora vi chiederete come sia possibile accertare tutto ciò. Ebbene, oBike punta tutto sull’incrocio delle localizzazioni GPS delle bici e degli utenti, che per usare il servizio necessitano dell’app specifica e, dunque, dello smartphone. In questo modo è possibile localizzare nello spazio e nel tempo chi ha fatto cosa ed attribuire delle responsabilità.

Punto cruciale è l’identificazione delle aree lecite per il parcheggio della bici, che avviene tramite una mappa disponibile sull’app del servizio: tramite essa è possibile leggere, come in una sorta di realtà aumentata, i confini previsti, ai quali ci si deve rigorosamente attenere.

Insomma, oBike propone una sorta di “regolarizzazione” del free floating: chissà se, fra qualche mese, avrà riscontrato un’efficacia di questi provvedimenti.

1 COMMENTO

  1. Un concetto del tutto analogo a punti lo applica un’altra società di free floating e non bisogna andare molto lontano, perché opera in Italia (Firenze e Milano) e lo fa già da diversi mesi: è Mobike. La differenza è che al momento la decurtazione dei punti è affidata alla delazione con foto e codice QR (e dall’altra parte il guadagno di punti del delatore) e non è automatico col gps. D’altra parte se uno deve parcheggiare in aree circoscritte si tratta però di “relativamente free” floating… ps: il sistema Mobike comunque sembra avere scarso successo visti i continui vandalismi, probabilmente spesso attribuibili anche a persone diverse dagli utenti

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