Una città vivibile per tutti, ma proprio tutti, appassionati di bici compresi. Ecco come Valencia, terza città della Spagna e capoluogo dell’omonima provincia autonoma, si propone a tutta Europa: una chiave di lettura turistica, ma soprattutto un esempio di gestione lungimirante del territorio.

Credit: VLC-Valencia Press-Group.it

Una città da scoprire in sella alla bicicletta

Chi avesse visitato Valencia nei primi anni ’90 del Novecento difficilmente si sarebbe potuto immaginare lo scenario odierno. La città spagnola, attraversata dal dismesso fiume Turia, era un centro industriale che rappresentava, come tante realtà ancora oggi fanno in Italia, la condizione di triste decadenza post-industriale.

Oggi invece può permettersi di vantare opere architettoniche di interesse mondiale, giardini rigogliosi ed un’organizzata mobilità ciclabile. Tanto da proporsi tramite i tour operator come la “Valencia su due ruote”.

Qualche dato? Le piste ciclabili che attraversano Valencia contano 120 km lineari di sviluppo e sono 40 le vie ciclabili tracciate al suo interno.

Unite il tutto ad un centro città che vede l’estensione di un’ampia “zona 30”, un lungomare pedonale e ciclabile e, soprattutto, i particolarissimi 9 km di parco costruiti lungo l’ex alveo del fiume Turia, una volta inquinato ed assediato dall’industria pesante, oggi polmone verde per i Valenciani e porta d’ingresso per la Città delle Arti e delle Scienze firmata dall’archistar Santiago Calatrava.

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Una metamorfosi esemplare verso l’industria turistica

Valencia rappresenta un caso unico in Europa di conversione da città industriale ad attrazione turistica.

Con una determinazione difficile da reperire, gli Spagnoli hanno saputo lasciarsi alle spalle le ferite impresse sul territorio dall’industria e non sono rimasti ad osservarne le conseguenze sul tessuto sociale, anzi.

Attraendo gli investimenti giusti e spianando la strada alla creatività hanno trasformato quello che era un bacino fluviale in un parco in piena zona urbanizzata – il fiume Turia, deviato a fine anni ’50 a seguito di una disastrosa alluvione – e recuperato intere aree dismesse dall’industria agricola e metallurgica per fare largo alla Città delle Arti e delle Scienze, un “santuario” laico del sapere interamente affidato all’estro di Santiago Calatrava.

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Ultimo step: Valencia città bike friendly d’Europa

Assieme al turismo sono arrivati nuovi stimoli, che oggi la comunità valenciana dimostra di saper cogliere: i trasporti pubblici di Valencia, dalle metropolitane ai bike sharing – come Valenbisi, che conta 300 stazioni sul territorio comunale – son ben organizzati, consentendo addirittura il trasporto delle biciclette senza supplemento.

Esistono poi ben 18 percorsi tracciati appositamente per chi intende scoprire la città in sella alla bicicletta, studiati per non trascurare bellezze urbane e naturali.

Valencia si è così meritata l’ingresso nel novero delle Città Bike Friendly d’Europa, dando ancora una volta un esempio di come sia possibile rinnovarsi e trarre sempre nuova linfa dai cambiamenti del tempo.

Una lezione che molte città italiane potrebbero cogliere – e per la verità molte lo stanno facendo – nell’ottica di sfruttare appieno gli enormi tesori in mezzo ai quali viviamo, sia che si tratti di ex città industriali, che di borghi medievali incontaminati.

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