Con il Regolamento UE 2019/1379 del 28 Agosto scorso, la Commissione Europea ha confermato il passaggio a definitivi dei dazi anti-dumping sulle importazioni di biciclette dalla Repubblica Popolare Cinese.

Al termine di un’indagine iniziata il 4 Giugno 2019, la Commissione è giunta alla conclusione che i dazi provvisori applicati nei 5 anni precedenti siano da mantenere in versione definitiva.

Concorrenza sleale

Le motivazioni alla base della decisione della UE sono state ricavate da un’indagine condotta nel periodo estivo appena trascorso sulle diverse aziende che regolarmente importano biciclette tradizionali in Europa dalla RPC.

Al termine dell’osservazione, la Commissione avrebbe rilevato che i prezzi delle importazioni cinesi rimangono costantemente al di sotto di quelli di vendita dell’industria europea, malgrado gli stessi balzelli anti-dumping.

Il sospetto della UE è che i prezzi delle merci esportate dalla Cina possano mantenersi sostanzialmente dimezzati rispetto a quelli europei solo grazie ad una produzione drogata alla base da pratiche sleali, motivazione analoga a quella che innescò le indagini sulle ebike di produzione asiatica.

Non solo biciclette cinesi

Il nuovo regolamento estenderà i dazi anti-dumping – al 48,5% – anche ad una serie di altri Paesi che esportano verso la Comunità Europea.

Si tratta di Paesi le cui produzioni sono direttamente basate su quella cinese o che fungono da “presta nome” per aggirare i dazi stessi. L’elenco comprende Indonesia, Malesia, Sri Lanka, Tunisia, Cambogia, Pakistan e Filippine.

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