Ormai pare essere solo questione di tempo: l’entrata in vigore definitiva dei dazi antidumping sulle ebike di importazione cinese sarà ratificata nel Giornale Ufficiale della UE, con ogni probabilità, il prossimo 19 Gennaio.

Quella che dovrebbe essere un’informazione riservata è trapelata dalle dichiarazioni rilasciate dai dirigenti della LEVA-EU, la Light Electric Vehicle Association che difende gli interessi del comparto legato all’elettromobilità in Europa, tra cui il Collettivo Europeo degli Importatori di Biciclette Elettriche.

Subito prima di Natale, in una riunione del Trade Defence Instruments’ Committee, si sarebbe verificata l’effettiva presenza di una maggioranza a favore dei dazi.

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Cosa succede a Gennaio

Secondo la LEVA-EU, che ha sostenuto un vero e proprio testa a testa con la EBMA, l’associazione europea dei produttori di bici che ha fatto partire l’investigazione contro molte importazioni cinesi, a Gennaio si vedranno entrare in vigore gli effetti di una tassazione doganale suppletiva alle attuali.

Tali dazi saranno imposti ad una serie di prodotti importati da Pechino, per i quali la Commissione pubblicherà una lista, andando a colpire una serie di produttori cinesi accusati di aver “dopato” il mercato della bicicletta elettrica europea con merci dai prezzi eccessivamente bassi, favoriti da aiuti di Stato.

Malgrado le proteste sia di molte aziende che del governo cinese e, soprattutto, le rimostranze di 150 aziende europee di settore, che avrebbero dimostrato come i dazi finirebbero per colpire più gli importatori ed i consumatori che non i produttori esteri, la UE ha dunque deciso di procedere.

I dazi potranno avere una consistenza sino al 79,3% del valore delle merci.

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Antidumping o protezionismo?

La paura più grande paventata da chi critica l’imposizione di queste misure è che siano sostanzialmente inutili per lo scopo proposto: contro l’effettiva necessità di questi dazi vi è infatti la tesi che si tratti di una mossa protezionistica e basta, in quanto le aziende che hanno sostenuto l’accusa di dumping non sarebbero in realtà state danneggiate dalle importazioni.

Vi è poi il timore che i dazi doganali antidumping che entreranno in vigore nel 2019 possano fare da precedente per successive misure restrittive contro la circolazione delle merci di fattura asiatica, per esempio con l’approvazione di norme anti circonvenzione che evitino l’aggiramento dei primi.

Poiché è ragionevole – se non scontato – credere che vi saranno Marchi che proveranno ad evitare di ricadere tra le merci tassate, il rischio è dietro l’angolo.

La EBMA sostiene che in un primo momento non ve ne sarà bisogno e che i dazi antidumping non devono spaventare, anzi: serviranno a garantire merci di maggior qualità e comunque a prezzo competitivo agli utenti europei.

Di parere esattamente opposto la LEVA-EU, che indica nei dazi l’anticamera di una chiusura su sé stesso del mercato della bici elettrica, con ricadute sui prezzi finali e soprattutto sull’indotto che oggi non può fare a meno proprio delle importazioni di matrice cinese.

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