151122_111830_4418_GPR5Prendete un orologio, di quelli da taschino, abbigliamento consono, magari in tweed, altrimenti non c’è gusto. Fatelo rotolare all’indietro di quasi un secolo e le ruote della bicicletta in avanti, verso l’appuntamento della prossima (ma ormai vi avvisiamo: se ne parla l’anno prossimo). Vi divertirete.

L’incontro, lo scorso fine settimana, era a Saronno. Cittadina perfetta nella sua domenica del villaggio, tra signore che entravano a messa e lo struscio sotto i portici per un caffè o una cioccolata. Giacchine pesanti da tirare fuori ché il vento gelido torna a mettere d’accordo temperature e calendario.

151122_150942_4832_GPR5Stile tweed, figli diretti della Tweed Run di Londra. In Italia l’ha portata Ferruccio Ciferni, pescarese con Barbour d’ordinanza e cappello e pipa che pedala per le vie della cittadina in provincia di Varese insieme a un’altra cinquantina di pedalatori stilosi e con voglia di condividere un’esperienza d’altri tempi. Bici dai primi del Novecento agli anni Sessanta, quelli del twist con tanto di insegnanti che pedalano e nella sosta al bar insegnano pure qualche passo. Cambio di dama e via, senza carnet per questa volta.

151122_125132_4602_GPR5Pedalare per le vie della città è lo spirito della Tweed Ride, raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro e contro la depressione sono gli obiettivi che ha posto Ferruccio Ciferni perché «la bicicletta può salvare la vita» non solo rinunciando al traffico, ma diventando valvola di sfogo anche degli stress dei doveri quotidiani intervallandoci piaceri che con la scusa della necessità danno ancora più soddisfazione. Pedalare per spostarsi, Ciferni l’ha fatto per quarant’anni, poi ha dovuto prendere la patente per necessità familiari. Ma la macchina la usa il meno possibile.

151122_153621_3312_GPR6Sorrisi e pazienza: si può ridurre così la reazione di Saronno al gruppo di ciclisti d’antan. C’era chi chiedeva informazioni e chi si prenotava per la prossima volta, chi parlava della bici del padre o del nonno che forse, allora, vale la pena tirare fuori. Sì, perché è vero che alla Tweed Ride premiano il miglior ciclista e la migliore ciclista, così come i baffi e la bici più bella. Ma si può partecipare con quasi tutto. Nessuno vi manderà via e, anzi, vale la regola che chi si avvicina per la prima volta con gli abiti… sbagliati, la volta successiva sarà uno dei vestiti meglio e magari prende pure il premio offerto dagli sponsor che, tanto per cambiare, hanno a che fare con barbe e stile. Da Proraso a Brooks, ma anche componenti ciclistici con nomi come Ambrosio e Fix Your bike, le grafiche in vinile per riverniciare con l’adesivo. E naturalmente va bene anche una scatto fisso. D’altra parte, una volta, il cambio non era roba da tutti e chi si muove in bici in città spesso non ne ha nemmeno bisogno. La chiave di tutto è lo stile. E tra fixed e Tweed un’assonanza c’è. Anche di più.

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