Di studi, più o meno attendibili, su cosa sia meglio per uno sviluppo sostenibile delle città e dei trasporti al loro interno, ne compaiono in continuazione. Uno dei più recenti arriva dalla Gran Bretagna e tira una volata senza mezzi termini all’utilizzo della bicicletta elettrica: in prospettiva, sarebbe molto meglio dell’auto elettrica.

A realizzarlo il Center for Research into Energy Demand Solutions.

Ok alle e-car, ma si può fare di più

Con minori sforzi economici, ma un goccio di sforzi fisici in più, la salute della società e la qualità di vita nelle città può migliorare maggiormente se si sposa la causa delle due ruote elettrificate che non delle quattro.

L’auto elettrica va benissimo, rappresenta un miglioramento in termini di impatto ambientale – anche considerando l’intero ciclo di vita del prodotto e della produzione di energia che le occorre – rispetto agli attuali autoveicoli a combustione interna, benzina o diesel che siano.

Quello che gli EV (Electric Vehicles) a quattro ruote non possono arginare è l’ovvia tendenza ad occupare spazio: con l’instaurarsi inevitabile di un’economia di scala nella loro produzione, le auto elettriche diverranno sempre più competitive in quanto a prezzi e vantaggiose in termini di servizi al consumatore, ergo, aumenteranno in numero.

Quando si raggiungerà la piena maturazione della loro maturazione economica, le auto elettriche diverranno un fenomeno di massa in grado di saturare le nostre strade almeno quanto le attuali automobili: risultato, diminuiranno inquinamento locale e rumore, ma di certo non gli ingorghi.

Una bicicletta, per forza di cose, occupa meno spazio, c’è poco da fare.

Ebike amiche della salute

Le biciclette a pedalata assistita portano con sé anche una potenziale “spallata” ad un altro enorme problema della società contemporanea: la sedentarietà.

Dallo stile di vita impigrito che conduce la maggior parte di quanti abitano in città, non potrà essere l’auto a salvarli, elettrica o no, e da esso continueranno a derivare molti problemi di salute che incidono sia sull’aspettativa di vita che sui conti della sanità pubblica.

Il costo sociale della sedentarietà è dunque alto, più di quanto non si pensi, e la bici non può certo essere considerata una panacea di tutti i mali; una valida alleata di uno stile di vita più sano, però, sì.

Un’ebike è, dunque, per sempre?

Una cosa è certa: nell’affrontare questi discorsi occorre prima o poi mediare tra l’asettica incontrovertibilità dei dati e la dura realtà.

È legittimo che non tutti vogliano diventare degli “atleti urbani”, a prescindere da un’eventuale opera di conversione della mentalità della nostra società, comunque sempre più improntata alle scorciatoie tecnologiche che non al lavoro fisico.

Inoltre, non si può nemmeno “utopizzare” una città del futuro fatta di soli mezzi a due ruote, indubbiamente meno pratici in caso di maltempo o anche solo di necessità di carico consistenti (sebbene si potrebbero aprire innumerevoli parentesi sul settore delle cargo bike) o di rapidità di spostamento superiori agli attuali 25 km/h.

Insomma, lo studio britannico può indicare una strada, magari meno drastica di come è stata messa giù dai suoi autori: imparare a distinguere quando vi è reale necessità di spostarsi con un veicolo ingombrante sarebbe un grandissimo traguardo, riconoscendo, per tutte le altre volte, la validità delle due ruote.  

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