A Los angeles hanno avviato in questi giorni Slow Streets, un programma che limita l’accesso e la velocità veicolare all’interno di alcune strade residenziali, dando così a pedoni e ciclisti più spazio durante la pandemia di COVID-19. E forse anche dopo.

In cosa consiste il programma Slow Street

Strade chiuse e velocità limitata, segnaletica che definisce i confini e libertà di movimento per ciclisti e pedoni che vivono al loro interno. Niente grigliate o lanci di gavettoni in mezzo alla carreggiata ovviamente, bensì più spazio per muoversi, a piedi o in bici, e per stare distanziati. In una slow street potranno circolare solo i veicoli dei residenti, di emergenza e quelli adibiti alle consegne, entro però un preciso limite di velocità. Curioso che questo programma sia in parte frutto di un problema legato all’automobilismo ed emerso proprio durante il lockdown. Le strade più sgombre hanno fatto sì che alcuni conducenti guidassero a velocità più elevate, causando così molti incidenti che il più delle volte si sono rivelati mortali.

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Alcune strade residenziali trasformate in “slow”. Image via nbclosangeles.com/

Scelgono i cittadini

I cittadini stessi decidono, previa consultazione di quartiere, se aderire o meno al programma Slow Streets. In rete è disponibile un modulo da compilare e da inviare al LADOT (Los Angeles Department of Transportation). Quest’ultimo pianificherà insieme agli stessi cittadini il modo più corretto per creare una slow street nel loro quartiere; raccoglierà anche i feedback per comprendere se le scelte adottate stiano dando esito positivo. Colin Sweeney, portavoce del LADOT, ha affermato che è in ogni caso sarà sempre possibile rimuovere segnaletica e barriere per tornare alla situazione precedente il programma, soprattutto nel caso si creassero problematiche legate all’ordine pubblico.

(Photo by Chris DELMAS / AFP) (Photo by CHRIS DELMAS/AFP via Getty Images)

Più lenti, più spazio, più vita

Il programma nasce dalla volontà di mitigare gli effetti del lockdown sulla popolazione. Quest’ultimo ha penalizzato soprattutto i bambini, ai quali per settimane non è stato concesso di giocare all’aria aperta. Grazie al programma Slow Streets potranno uscire con i genitori o i nonni per una passeggiata, un giro in bicicletta o semplicemente giocare a pallone senza il terrore delle macchine che sfrecciano. Sweeney precisa anche che gli obblighi di distanziamento sociale sono agevolati in maniera “dolce” dal programma, in quanto aumentano lo spazio disponibile nel quale pedoni e ciclisti si potranno muovere senza stare ammassati sul marciapiede. E se il riscontro sarà positivo si sta già pensando di rendere l’iniziativa permanente.

In effetti questo progetto tocca un tema importante: di chi sono le strade? Storicamente erano punto di aggregazione, anche di passaggio certo, ma erano lo spazio tra un edificio e l’altro dove i cittadini soprattutto si incontravano. L’espansione urbanistica e la frenesia commerciale hanno lentamente fatto prendere il monopolio di quelle zone al traffico veloce, con il risultato che oggi le città sono sostanzialmente isolate al loro interno poiché interrotte da continue barriere a scorrimento veloce che ne impediscono una fruizione omogenea. In realtà le strade sono sempre state luogo di spostamenti promiscui, almeno fino a quando la velocità di alcuni mezzi non è diventata troppo elevata e si sono dovuti differenziare i flussi.

Però, come ci sta insegnando una città come Los Angeles, è anche possibile tentare di riequilibrare questo disordine.

 

 

 

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