In redazione è pervenuta questa e-mail di un nostro lettore che, a modo suo, esprime concetti di grande attualità come la sicurezza, la viabilità, la convivenza tra ciclisti ed automobilisti e il piacere antico di una sana pedalata per le vie della sua città. Abbiamo deciso di pubblicarla perché i contenuti in essa raccolti ci potranno far riflettere su quello che eravamo e quello che siamo adesso. Buona lettura.

Spertt.le redazione di BiciTech buongiorno.

“Trovo la Vs. rivista on line molto interessante, la seguo da poco ma avrò sicuramente modo di approfittare dei suoi contenuti in futuro. Sono un ciclista non più giovane ma amante dei pedali e tutti i giorni, circolando per Milano, mi rendo conto dei tanti problemi di chi come me utilzza la bici. Mi permetto quindi di pubblicare, se non è già stato fatto, dei piccoli suggerimenti e delle riflessioni personali nella lettera qui di seguito”.
 
La lettera.
“Vi ricordate quanto era bello spostarsi in bici, quando da piccoli si correva come dei selvaggi per le strade, magari in due sulla Graziella. Davanti seduti a pedalare e dietro in piedi a godersi lo spettacolo; a canticchiare o a salutare amici. Eh si, bei tempi quelli quando le bici erano le padrone delle città. Anche le persone avanti negli anni pedalavano, magari non avevano la patente ma la bici era il mezzo di locomozione preferito. Si certo, gli spostamenti erano più limitati ma con la bici facevi il giro del quartiere, passavi dal centro e ogni destinazione era raggiungibile: il lattaio, il panificio, la posta, la banca, i negozi d’abbigliamento, il bar, ecc… Nessun luogo era impossibile e tutto ciò che serviva era solo la bicicletta. Un’occhiata alla pressione delle gomme e via, con il vento, con il sole e la pioggia la bici è sempre stato un portentoso mezzo di locomozione. Le epoche cambiano e nel loro trascorrere cambiano le abitudini, cambiano le parole che abbiamo letto tante volte nei libri di storia, ma che diventano stranamente attuali quando noi stessi diveniamo pezzi di quella storia”. 
“Ora nei nostri spostamenti anche solo di qualche decina di metri ci rilassiamo a bordo del monovulume o del crossover  che, al cospetto della bicicletta, sembrano delle case semoventi. E se in passato noi ciclisti urbani sbuffavamo per la stanchezza e per il fiato corto, ora sono le macchine ad emettere aria pesante che stagna e si dissolve con difficoltà. Beh certo, vestiamo griffato, puliti e lucicanti come le  vetture appena uscite dalla concessionaria; respiriamo aria di pino in macchina e tutto ci sembra più salutare. La bici non manca, ce la siamo scordata. Inoltre, per quei pochi vecchi o per quei giovani che della bicicletta hanno fatto il loro mezzo di locomozione,  la vita sulla strada è veramente dura. I loro stessi coetanei automobilisti  seguono spesso una condotta poco rispettosa nei confronti dei ciclisti. Tagliare la strada e sfiorare chi pedala è all’ordine del giono”.  

Ciclista e automobilista sono in perenne conflitto

Cartello salva bici. Tra l’auto e il ciclista, con le nuove normative del codice stradale, vi è l’obbligo di mantenere 1,5 mt di distanza
“Chi non ha guardato? Chi è passato per primo? Chi non ha rispettato lo stop? C’è un codice della strada che parla chiaro, tutti dovrebbero conoscerlo molto bene. L’automobilista non nasce cattivo o si inalbera al passaggio di una bicicletta; ne il ciclista sulla strada può essere esente da colpe, ovvio. Luci e campanelli sulla bici ad esempio,  come la pressione degli pneumatici e la manutenzione ordinaria del mezzo, sono elementi indispensabile per pedalare tranquilli. Ogni uno ha le proprie responsabilità ed entrambi potrebbero darsi una mano convivendo civilmente”. 
Lettera firmata

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