Il tema del vestiario per chi va al lavoro in bici è di cruciale importanza in un’ottica di sostenibilità globale; trascurarlo significa rischiare in alcuni casi di compromettere l’utilizzo della bicicletta per gli spostamenti cittadini, soprattutto se costringe a mettere le mani nel portafogli.

Uno stile sostenibile

Sostenibilità è una parola che confiniamo troppo spesso entro i margini dell’argomento energetico, ma si tratta di un termine molto più complesso e sfaccettato. In questa diffusa tendenza vengono trascurati altri temi con un importante impatto sia economico che ambientale. Il concetto poi, è in fin dei conti molto semplice: ogni attività della nostra vita deve limitare consumi e sprechi. Non fa eccezione l’abbigliamento, settore che con tutta la sua filiera muove un mare di energia, di denaro e genera altrettanti rifiuti.

Il ciclista urbano

Dietro i prezzi bassi della maggior parte dei vestiti che acquistiamo c’è ovviamente un motivo commerciale che, manco dirlo, serve a farne comprare di più. Di solito (non è sempre così) più basso è il prezzo, più bassa è la qualità. Ma cosa c’entra tutto questo con le biciclette? C’entra eccome, perché con il diffondersi del ciclismo urbano è comparsa una categoria di utenti che ha esigenze, soprattutto di vestiario, completamente diverse da chi pedala per sport. Se indossiamo un capo di bassa qualità per fare una passeggiata, lo “consumiamo” meno rispetto a chi invece lo indossa mentre compie movimenti che sollecitano di continuo le fibre del tessuto.

Pochi vestiti, ma buoni

L’elemento più critico sono i pantaloni: possono rovinarsi se usati intensivamente per pedalare, collaborando oltretutto a rendere più difficile e deleterio il movimento per ginocchia ed anche. Si tratta di un problema che per alcuni può avere un impatto sulla scelta di utilizzare o meno la bici. Il sudore e l’abbigliamento sono motivazioni molto più diffuse di quanto si immagini tra chi sceglie di non usare la bici, soprattutto in quei paesi (tra cui l’Italia) che non hanno ancora sviluppato una cultura bike-friendly. Precisiamo però che ovunque si va a spasso in bici senza troppi problemi e senza circolare con stracci lacerati, ma preferiamo trattare l’argomento se dovesse servire a qualcuno come prevenzione.

Le soluzioni

In generale si può dire che comprare vestiti di qualità ci permette nel lungo periodo di risparmiare per diversi motivi: è un investimento che infatti consigliano spesso gli economisti. Alcune case d’abbigliamento hanno iniziato a considerare il problema dei ciclisti urbani, creando delle linee pensate apposta per loro. Nell’articolo di domani vedremo alcuni modelli di jeans che vanno in questa direzione. Prima però di analizzare la questione dal punto di vista dei tessuti e da quello che può fare l’utente di sua iniziativa, proviamo a vedere se ci sono condizioni esterne che si possono migliorare.

Yoonit, una mini-cargo bike promettente ma con alcuni problemi relativi proprio alle sue ridotte dimensioni – via kickstarter.com

Pedalare.. lentamente

Un primo approccio risolutivo passa ancora dai parcheggi, in particolare i bike-box. Più parcheggi protetti significa più bike-sharing, più riparo da atti vandalici e più biciclette private circolanti. Con una maggiore possibilità di parcheggio si potrebbero usare biciclette più grandi, con ruote di dimensioni maggiori che consentono ritmi di pedalata più bassi i quali preservano i pantaloni nei loro punti critici (inguine e ginocchia). Ricordiamo che spesso si scelgono bici dal peso e dalle dimensioni contenute perché non si possono lasciare fuori e bisogna portarle all’interno degli edifici.

step
Step Twin Bike, un modello di bici che si basa sulla pedalata lineare

Pedalare.. linearmente

C’è poi un’altra soluzione che risolverebbe quasi del tutto il problema da affrontare. Si chiama pedalata lineare, esiste da molto più tempo di quanto si immagini ma non riesce a ricavarsi spazio nel mercato, anche se ultimamente sono nati due prototipi interessanti basati sul suo principio. Questo tipo di pedalata trasforma in lineare il movimento circolare che compie la gamba sulle classiche bici, lo rende più libero e ne riduce l’escursione: i tre fattori combinati insieme preservano meglio le giunzioni del ciclista e i vestiti che indossa. La questione è in realtà tutt’altro che risolta: ci sono diversi dubbi in merito come la manutenzione, i ricambi, l’elettrificazione, ecc.. Si tratta però di problemi facilmente risolvibili quando e se bici di questo tipo cominciassero ad essere diffuse.

Il profilo del ciclista urbano è un argomento tutto sommato recente: con la pandemia il fenomeno è esploso così nel breve tempo che questa nuova categoria di utenti rischia di trovarsi alle prese con vari problemi, altrimenti comparsi più avanti nel tempo e che bisogna invece cominciare già a risolvere, non ultimo proprio quello solo apparentemente insignificante dell’abbigliamento.

 

 

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