54 paesi si sono uniti e hanno confermato la loro volontà politica di promuovere la bicicletta come modalità di trasporto: il nuovo piano generale a cui fanno riferimento garantirà una più rapida e uniforme diffusione del ciclismo.

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Un piano sovranazionale 

Un nuovo piano generale paneuropeo per la promozione della bicicletta è stato adottato il 18 Maggio 2021. Come parte della Dichiarazione di Vienna, è il primo documento sovranazionale adottato ufficialmente in materia di ciclismo. Il suo scopo principale è riconoscere politicamente la crescente importanza della bicicletta e fornire indicazioni su come sostenerla nei rispettivi stati attraverso le politiche del governo centrale. Sono 54 i paesi europei e nordamericani aderenti all’ambizioso piano (inclusi tutti i 27 Stati membri dell’UE), sviluppato sotto l’egida del Programma paneuropeo per i trasporti, la salute e l’ambiente (THE PEP), coordinato da WHO / Europe e UNECE (United National Economic Commission for Europe) .

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Raddoppiare il ciclismo 

L’obiettivo del Piano generale è come dicevamo molto ambizioso: aumentare in modo significativo la mobilità ciclistica di ogni paese coinvolto per raddoppiare l’utilizzo della bici entro il 2030. Tutti i 54 paesi aderenti dovranno perciò sviluppare e attuare una politica nazionale in tema di ciclismo: di questi, 16 ne hanno già una, 9 sono ancora nella prima fase di sviluppo e 29 devono ancora iniziare a svilupparla. Ma grazie al nuovo masterplan avranno delle linee guida da seguire: la Parte IV comprende infatti undici raccomandazioni generali, ciascuna delle quali ulteriormente elaborata in sotto-articoli. L‘ECF ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo di alcuni di questi, come: “Creare infrastrutture ciclabili di facile utilizzo“; “Fornire investimenti sostenibili e meccanismi di finanziamento efficienti“; “Promuovere il cicloturismo“.

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Ciclabili, risorse economiche e sicurezza  

Tra le raccomandazioni che spiccano c’è anche lo sviluppo di una rete ciclabile transeuropea (TEC), basata su percorsi ciclabili nazionali ufficiali e reti EuroVelo che incorporino reti urbane e piste ciclabili regionali. Si raccomanda inoltre di “sviluppare standard minimi di qualità delle infrastrutture” e di allocare “risorse economiche sufficienti“. Una “quota fissa del bilancio nazionale dei trasporti dovrebbe essere assegnata alla bicicletta a tutti i livelli di governance“. Solo l’Irlanda ha già applicato la raccomandazione dell’ECF di destinare almeno il 10% degli investimenti in capitale di trasporto nella bicicletta. Un’altra area di intervento è la segnaletica stradale: negli ultimi anni sono apparsi molti cartelli nuovi per i quali manca però una convenzione comune che ne faciliti la lettura e garantisca maggiore sicurezza per gli utenti.

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Infine, il piano richiede dati regolarmente aggiornati sull’uso del ciclo al fine di monitorare i progressi nell’attuazione del piano generalePer assistere i paesi nello sviluppo delle politiche nazionali in materia di ciclismo,  prevede anche la creazione di un “Centro di competenza paneuropeo per la mobilità attiva“, realizzabile però solo se adeguatamente finanziato dagli Stati membri.

Insomma, grazie al nuovo piano generale lo sviluppo del ciclismo potrebbe subire un’ulteriore accelerazione, questa volta uniformata a livello transnazionale.

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