Quattro punti secondo cui le moto sono meno rischiose da guidare delle e-bike diventano quattro consigli per migliorare proprio le bici elettriche.

Con il boom ciclistico dovuto alla pandemia si è creato il pericoloso equivoco secondo cui applicare intensivamente tutti (e solo quelli) gli strumenti utilizzati storicamente nel ciclismo urbano significhi migliorare la ciclabilità di un luogo. Sarebbe come dire che l’unico modo per creare un buon piatto sia utilizzare tutti (e solo quelli) gli ingredienti che qualcuno ha lasciato nel frigo. Non è così. Conta l’armonia degli elementi che si usano, le dosi, come vengono cucinati e quanto si è abili a capire cosa scartare. Serve anche comprendere cosa manca e andare nel caso ad acquistarlo.

Critiche costruttive 

Dipaniamo subito ogni dubbio: le e-bike non sono più pericolose delle motociclettecome vedremo. Perché allora una simile domanda? Nasce da un canale YT di motociclismo, FortNine, che ha recentemente pubblicato un interessante video in cui, per sostenere la tesi opposta, vengono messi in luce i principali difetti delle bici elettriche. Risulta molto utile analizzarlo poiché fornisce un punto di vista esterno che da indicazioni su quali aspetti dovrebbero essere corretti nel ciclismo urbano e che curiosamente coincidono con quelle integrazioni di cui cui abbiamo parlato più volte. Purtroppo si tratta di punti difficili da assimilare nell’immediato in quanto sembrano andare nella direzione opposta a quelli della cultura ciclistica imperante. Ma le cose cambiano, ormai molto rapidamente, e aggiornarsi rivedendo nel caso anche le proprie idee diventa un obbligo morale per tutti. Lo diventa soprattutto per chi crea le leggi, dalle quali spesso dipende la salute pubblica e da dove si originano simili difetti. Vediamo allora quali sono questi punti deboli messi in evidenza da FortNine:

1: Le e-bike sono più lente e quindi più pericolose

Secondo l’autore del video, Ryan Kluftinger, le e-bike che viaggiano lungo il lato di una strada a scorrimento veloce sono intrinsecamente in pericolo. Su questo punto non posso che ritenermi d’accordo e direi che si tratta di un fatto piuttosto oggettivo. Una e-bike che viene sorpassata centinaia di volte da mezzi 1000 volte più pesanti e che viaggiano al triplo della sua velocità è più a rischio di una moto che invece fa parte di quel traffico. Che poi sfrecciare ai 100 km/h sia un problema ben peggiore è proprio il punto su cui fa acqua la sua tesi, ma in realtà è un altro discorso. Quello che emerge, dal punto di vista delle bici, è che le piste ciclabili protette dovrebbero essere l’oggetto di investimento principale su cui puntare. Ma attenzione: quelle protette. Quando questo non è possibile si dovrebbero analizzare altre soluzioni che, pur in apparenza controcorrente, potrebbero rivelarsi più utili dal punto di vista della sicurezza. C’è inoltre da considerare che spesso, per risparmiare tempo e per evitare le ripartenze muscolari (visto il veto sull’acceleratore), alcuni ciclisti urbani tendono a fare manovre molto rischiose

In sostanza dunque, meno tempo si passa sulle strade più il rischio connesso si abbassa. E il tempo che si passa sulle strade dipende (anche) dalla velocità. 

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Un alternativa per raggiungere un equilibrio lungo le strade cittadine potrebbe essere quella di abbassare il limite per i veicoli pesanti e alzarlo per quelli leggeri_via FortNine YT Channell

2: I ciclisti di e-bike non sono attrezzati adeguatamente 

L’analisi di Ryan punta anche su questo aspetto sottolineando come i motociclisti, avendo un abbigliamento tecnico più completo rispetto a chi va in bici, siano maggiormente al sicuro. Purtroppo non è così, la velocità troppo elevata e la massa di una moto sono due fattori che messi insieme alzano pesantemente il rischio per chi la guida, nonostante le protezioni. Tuttavia si può trarre spunto da questa critica e fare in modo che anche gli e-biker si proteggano adeguatamente la testa e altre parti del corpo. I dati parlano chiaro e un incidente in bici può in alcuni casi particolari essere grave come uno in moto. E questi potrebbero essere quasi totalmente scongiurati con precauzioni da moto applicate alle bici. Ma ci sono ostacoli anche culturali da affrontare: abbiamo a tal proposito approfondito il discorso dell’abbigliamento per i ciclisti urbani, un’altra lacuna che paradossalmente sembra interessare soprattutto quelli che scelgono di non andare in bici, prova del fatto che spesso le motivazioni su cui lavorare per aumentare il ciclismo cittadino sono molto più banali di quello che si può pensare.

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Una bici usata in città diventa un mezzo che condivide alcune esigenze con il mondo delle motociclette_ via FortNine YT Channell

3: Le e-bike sono poco visibili

Ci sono ciclisti che non si rendono abbastanza visibili agli altri veicoli sia per disinteresse sia perché farlo non è sempre semplicissimo. Si può rimediare con l’acquisto di alcuni accessori che tuttavia hanno difficoltà a diffondersi anche a causa dei furti a cui le bici sono soggette, visto che di solito mancano parcheggi sicuri. Prendendo spunto da casi simili appare chiaro come nel ciclismo urbano curare solo un aspetto (di solito le piste ciclabili) non può essere sufficiente in un’ottica di cambiamento modale. Bisogna poi ricordare che le bici soffrono di una “visibilità” sonora scarsa, una fortuna in termini di inquinamento acustico, ma penalizzante quando sommata all’isolamento di un autista nell’abitacolo. Non a caso all’ultimo CES di Las Vegas, la Ford ha presentato un progetto congiunto con Specialized, Trek ed altre case ciclistiche per la realizzazione di un software di comunicazione tra veicoli che superasse questo problema.

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La percorrenza ai “margini” della strada può in molti casi mettere in difficoltà le già poco visibili biciclette_via FortNine YT Channell

4: Le e-bike sono poco accessoriate 

Le moto hanno di solito diversi ausili che rendono la guida più semplice per il pilota come i freni ABS e il controllo della trazione. Ci sono poi pneumatici omologati, robusti specchietti, sistemi di illuminazione intelligenti, indicatori di direzione, ecc. Nelle e-bike quasi tutta questa componentistica manca, a meno che non si riesca ad acquistare una bici di alta fascia (per la quale si presenta di nuovo il problema di parcheggi e furti). Non sarebbe però male che tutte le biciclette circolassero con una dotazione base più completa che consentisse di scambiarsi le informazioni principali come l’avviso di frenata e il cambio di direzione (forse in arrivo c’è l’ABS). Parte della fragilità di una e-bike può essere risolta anche tramite componentistica neanche troppo sofisticata come l’acceleratore (concesso ai monopattini) che gli permetterebbe di sgusciare via da situazioni difficili e di intralcio, come nel caso delle cosiddette “case avanzate”, pericolose in molti inappropriati contesti. Ma la massa e l’elevata velocità che una moto può raggiungere continuano ad essere un fattore di rischio ancora imparagonabile con un’e-bike.

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Le ripartenze sono un problema che crea nervosismo nell’automobilista e tensione nel ciclista_via FortNine YT Channell

Questi difetti possono essere risolti con un’operazione a quattro mani, da una parte il ciclista e dall’altra il legislatore. Se il primo deve migliorare le sue abilità nel traffico e usare sempre il buonsenso, il secondo deve dargli gli strumenti per farlo il più possibile in sicurezza. Finché le norme non saranno giustificate da un’analisi del contesto e non da un precedente storico di comodo, ci saranno sempre ostacoli alla diffusione di un veicolo importante come l’e-bike.

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