In che modo la presenza – o l’assenza – di parcheggi per bici ed automobili influisce sulle modalità di trasporto? La European Cyclists’ Federation (ECF), una delle principali organizzazioni che difende gli interessi dei ciclisti in Europa, ha condotto un’indagine sullo stato di salute delle normative nazionali e regionali sui parcheggi, che rappresentano una delle variabili che più influenza la mobilità urbana.

In particolare, la domanda di fondo cui rispondere è stata: quanti parcheggi e quanto facilmente reperibili sono a seconda del mezzo di trasporto?

Per una volta l’Italia non è fanalino di coda (almeno in fatto di bici), sebbene ci sia qualche osservazione da fare.

parcheggi per bici

Una classifica dei Paesi più attrezzati (sulla carta)

La ECF, nella sua Making Buiding Suitable for Sustainable Mobility, ha preso in esame essenzialmente la dotazione di parcheggi prevista nei codici normativi di 31 Stati europei, soffermandosi sulle disposizioni previste in rapporto alle nuove costruzioni, sia per autovetture che per biciclette.

Queste due metriche hanno così permesso di valutare come ogni Paese analizzato, sostanzialmente tutti quelli dell’area UE, sia attrezzato nei confronti dello scambio intermodale o della semplice praticabilità di una scelta piuttosto che di un’altra.

Nella suddivisione dei Paesi in giudizi complessivi come Insufficiente, Sufficiente, Buono ed Eccellente, l’Italia è così risultata avere una “buona” dotazione di parcheggi ciclistici, almeno a livello normativo, in compagnia, per capirci, dei Paesi Bassi.

Paesi come Svezia ed Irlanda, invece, galleggiano sulla sufficienza, mentre la Gran Bretagna è stata bollata come insufficiente. A risultare Eccellente, nel quadro normativo europeo, è stata la Francia.

Per quanto riguarda le dotazioni di parcheggi per auto, il nostro Paese sprofonda invece in zona retrocessione, con un’insufficienza piena.

L’ECF ha fatto seguire a questa classifica una serie di consigli operativi per supportare lo sviluppo di una mobilità il più possibile sostenibile, declinati a seconda della rispettiva situazione e consultabili direttamente leggendo il report della ricerca.

parcheggi per bici
Un parcheggio per bici ad Amsterdam, Paesi Bassi

 

Una metrica sfalsata?

Tuttavia, sebbene la rilevazione effettuata dall’ECF per una volta non ci veda relegati nel solo angolo dei penitenti e confermi come, sulla carta, l’Italia abbia un buon corpo normativo in relazione a quanti parcheggi per bici occorra costruire a seconda delle zone – invertendo paradossalmente la percezione quotidiana che il nostro sia un Paese a misura d’auto, più che di pedale – c’è qualcosa che evidentemente si scolla dalla realtà.

Nell’indagine le conclusioni dell’ECF affermano che la regolamentazione riguardante i parcheggi per bici ed auto è meglio gestita a livello locale e regionale che nazionale e che la percentuale di quanti non hanno predisposto alcunché in merito sia meno del 40% per i Paesi e del 14% per le autorità regionali.

Eppure suona strano, per quanto lusinghiero, che l’Italia sia nella stessa categoria dei Paesi Bassi, nei quali non solo le piste ciclabili sono effettivamente capillari, ma i parcheggi vantano soluzioni ben distanti, per diffusione, capienza ed organizzazione, da quelle visibili anche nelle nostre città principali.

Ciò che, a mio avviso, non deve sfuggire è che si tratta di un confronto delle normative e non tanto dello stato delle cose, da cui deriva la distanza tra quanto risulta sulla carta e quanto si vede per le strade.

Sarebbe dunque interessante un paragone non solo delle norme scritte nere su bianco, quanto anche del loro livello di effettiva messa in pratica: giusto per non cadere nella tentazione di sedersi sugli allori della teoria. 

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