Peppino Drali, classe 1928, cappellino a tesa stretta sponsor Bianchi, è sempre lì in bottega, tra biciclette e cimeli storici. Via Palmieri, nel cuore dello Stadera,”Bici Drali” oggi si chiama  e ci sono dei giovani che  sono diventati suoi compagni di lavoro.

Artigiani della bici

Supportano la corsa mai finita del mago dei telai. Come fosse ancora nell’officina storica, ed ormai solo un ricordo, di via Chiesa Rossa. O la successiva, in via Agilulfo. Tra i nebbioni di una volta a Milano, a lavorare sulle bici dei campioni e discutere con gli amici e gli appassionati di passaggio di corse e di tecnica. Ma con la testa e le mani agilissime, ancora adesso, a dar di lima”, per sagomare il cuore della bici: il telaio. Manifatture uniche forgiate su misura e contrassegnate, sulla giunzione, da una sorta di firma, come i semi delle carte o un giglio stilizzato. E tutto nasce dal padre Carlo, al quale la mitica Bianchi, negli anni 20, che allora produceva anche moto e camion, affida la costruzione dei telai delle bici da corsa e i suoi campioni: Girardengo, Olmo. Da allora la strada è in salita. E nel ciclismo i grandi scalatori fanno la differenza. Nel 23 si battezzano le Bici Drali. Ma la II guerra mondiale ferma il mondo e pure le corse. Coppi pedala veloce verso il fronte tunisino e si stoppa anche la mitica Coppa Drali. 100 km, NEGOZIO-NEGOZIO, \ BICI DRALI– CHIESA ROSSA, si disputa per l’ultima volta nel 40. Ma finito il conflitto inizia la stagione magica del ciclismo. Grandi campioni rivaleggiano sulle strade polverose di un mondo distrutto e con le loro imprese infiammano un paese stanco di morti e di fame. Bartali alla Legnano e Coppi alla Bianchi. E tanti a sognare quello che allora era un lusso. Avere la bicicletta, figurarsi quelle Bianchi-Drali!

Nel 45 Peppino aiuta il padre a “creare” la prima bici del Coppi, tornato dalla guerra. Nel 46 col telaio Drali il campionissimo taglia il traguardo della prima Milano-Sanremo. E così Peppino viene battezzato il “meccanico di Coppi”. Ma lui è sempre rimasto coi piedi per terra, umile. Un grande lavoratore. Nel 2012 viene insignito dell’onorificenza di Cavaliere del lavoro. Ma la sua passione sono i telai e la moglie Marisa, compagna di balli e di una vita. E la vita l’ha vista passare…su due ruote, certo.” Ricordo la mattina presto, lungo i navigli, d’inverno, sulla strada bagnata di nebbia, migliaia di bici arrivare. Per lavorare a Milano. Il benessere è bello ma porta anche malessere e gli artigiani mancano adesso. Tanti sono capaci di mettere assieme una bici, ma pochi a costruire la sua anima. Sagomare le congiunzioni, una finezza, è come fare un cesello di un anello prezioso. Ci vogliono 3 ore per farlo questo pezzo.” E mostra storici arnesi del padre. Semplici pezzi di ferro, rudi, insignificanti per i profani, ma che nelle sue mani e nelle mani di Alessandro, il suo giovane “garzone di bottega” , ”suonano” come strumenti musicali, quasi in una sinfonia industriale. La lima scivola, gratta e modella quel cuore che pare ora “vivere”. Ecco perché sono ancora oggi oggetti del desiderio, le sue bici, anche adesso che la bottega si è trasformata in un nuovo negozio, che giovani volonterosi ed esperti, portano avanti, ben coscienti dell’unicità di quel marchio. Bici Drali, quelle di Coppi.  Come moderni gregari, ”tirano la corsa” per il campione, che ormai a 92 anni, tra le foto del Coppi e l’amore della sua cagnona  Bea, sta’ lì a garanzia dei suoi mitici telai. Forse anche a testimonianza di un mondo che non c’è più. “Adesso la bici è spesso una moda, mentre una volta” dice  ”era l’oggetto del desiderio, e si facevano tanti sacrifici per riuscire ad averla. Avevo un amico che ha pulito tante di quelle strade, per avere la bici del Drali…”Ma ancora oggi vengono  da tutta Italia per vedere lui ed i suoi telai, che pedalano verso le  frontiere dell’oriente. Giappone, Corea e chissà …E pensare che Peppino, partita la sua Marisa, voleva smettere. Gli anni ormai erano più di ottanta ed era triste. Erano rimasti lui e la sua Bea, come una figlia. Ma Alessandro Merli, giovane e con la passione per il “cuore della bici”, lo ha aiutato a tirarla su ancora la “cler, quando lui, la mattina presto, era troppo stanco e così, insieme, hanno iniziato una nuova corsa. Come diceva il suo Campionissimo: “Per un corridore il momento più esaltante non è quando si taglia il traguardo da vincitori, ma quando si decide di scattare, di andare avanti e continuare anche se il traguardo è lontano”. E così ha fatto il Drali, che non è mai stato un gran corridore sulle bici, ma ha saputo “andare avanti” e tagliare il traguardo più importante, quello del gran premio della vita, passando il testimone della sua arte alle nuove generazioni.

Testo e foto di Donatella Penati Murè  –  Carbamitù Photo and Video Milano

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