Sempre più bici in circolazione e tra non molto se ne potrebbe vedere anche qualcuna che va a spasso da sola. L’idea portata avanti dal MIT sembra funzionare ma ci sono ancora molti punti critici da risolvere.

Bike-sharing e bici privata

Purtroppo la bicicletta è ancora per molti un lusso. Le ragioni dietro a questo fatto sono diverse e, come abbiamo detto in varie occasioni, riguardano sostanzialmente confort e sicurezza (senza dimenticare il prezzo). Aspetti che sembrano marginali si rivelano decisivi nella diffusione della bicicletta come mezzo di trasporto urbano, un gap colmato in molte città dai servizi di bike sharing. Questo sistema non è però esente da punti critici, “condivisi” da tutte le piattaforme che lo utilizzano. Dal MIT arriva una possibile soluzione grazie alla guida autonoma.

via https://www.autoevolution.com/

Concentrazione disomogenea

Uno dei principali difetti dello sharing deriva da uno dei suoi maggiori pregi. Il free floating, modalità di parcheggio che consente di lasciare i mezzi ovunque all’interno di aree prestabilite, ha il grave svantaggio di non poter offrire una distribuzione omogenea degli stessi nel tessuto urbano. Immaginate che nella vostra città si tenga un evento al quale molti vogliano partecipare e che per farlo utilizzino il bike-sharing: se non siete tra quei fortunati che riescono per tempo a trovare una bicicletta, in men che non si dica tutta la flotta sarà concentrata nei pressi dell’evento e voi non potrete più raggiungerlo utilizzando il servizio.

Il sistema su cui si basa la piattaforma BikeAngels di New York

Soluzioni secondo New York e secondo il MIT

Questa lacuna è difficile arginarla in virtù soprattutto degli oneri economici che comporterebbe all’azienda. A New York si sono inventati una piattaforma esterna che consente ai cittadini stessi di ridistribuire i mezzi dove ce n’è più bisogno, abbattendo sì i costi di manutenzione, ma non potendo però garantire la continuità del servizio (essendo sostanzialmente volontario). Secondo il MIT la guida autonoma potrebbe risolvere questo problema. Per farlo è stato però necessario progettare una bici ad hoc con questo obiettivo, una bici che potesse muoversi da sola senza avere qualcuno che la guidasse.

via https://www.autoevolution.com/

Guida autonoma, per servirvi

Eccola dunque la soluzione del MIT Autonomous Bicycle Project, una bicicletta 2 in 1 che i ciclisti possono chiamare tramite un’app, che va da e verso il punto di raccolta e poi alla stazione di ricarica. Nel suo normale utilizzo è una bici muscolare classica: quando invece deve spostarsi da sola si attiva il motore, la ruota posteriore si divide in due e diventa una trike. Per muoversi in guida autonoma, la bici si avvale in realtà di due motori: un motore nel mozzo per la ruota anteriore e un altro secondario per lo sterzo. Nel frattempo le due ruote posteriori separate offrono equilibrio, assicurando che la tricicletta non si ribalti.

 

Il video

Il progetto è guidato da Naroa Coretti e Kent Larson, entrambi membri del sopracitato gruppo del MIT. Nel giugno di quest’anno hanno sviluppato un prototipo funzionante  testato nel campus con ottimi risultati e che potete vedere in azione nel video qui sotto. Per certi versi ricorda molto il chip Tianjic, per quanto quest’ultimo si basasse su di un sistema AI dotato di machine-learning. L’idea era quella di poter comandare la bicicletta attraverso comandi vocali e di fare in modo che quest’ultima potesse riconoscere ostacoli per agevolare la guida. Il chip però non è ancora del tutto definito e chissà se mai lo sarà.

Principali criticità

Anche in questo caso però ci sentiamo il dovere di segnalare alcuni punti critici. Uno dei problemi potrebbe essere generato dal peso della bici, sicuramente (avendo due motori e una batteria) un po’ troppo alto per città collinari che necessiterebbero di assistenza elettrica. Un altro sono i tempi di attesa, è vero che la possibilità di farsi venire a prendere dalla bicicletta è sicuramente comoda, ma avrebbe senso aspettare più del tempo che occorrerebbe per arrivare a destinazione magari a piedi? Poi c’è tutto il tema riguardante l’interazione con il traffico, la segnaletica, il rispetto di precedenze e tutto il mondo burocratico in cui un sistema di questo tipo si dovrebbe andare ad inserire.

Tuttavia l’idea è buona, speriamo riesca a concretizzarsi superando questi aspetti critici, perché il problema che tenta di risolvere forse più importante di quanto pensiamo.

 

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