Bici e donne, ancora una volta simbolo di diritti: oggi, in Yemen

 

Si chiama Bushra Al Fusail, ha trent’anni ed è di Sana’a, capitale dello Yemen. Con la sua campagna fotografica e social ha aperto gli occhi al mondo in merito alla condizione della donna nel Paese arabo, da anni in guerra con l’Arabia Saudita.

Nella cornice di un conflitto che passa in secondo, se non terzo, piano nella nostra quotidianità occidentale, le donne yemenite hanno trovato nella bici un mezzo di riscatto.

In guerra gli schemi saltano e i servizi che si danno per scontati vengono in gran parte meno: carburante centellinato, trasporti ridotti a poche corse nelle 24 ore e vite che devono trovare un modo per andare ugualmente avanti.

Nello Yemen le biciclette sono strumenti da uomo, non da donna. Ancorché all’ombra dei minareti di Sana’a per la prima volta sieda anche una ministra che si batte per i diritti delle donne, nella vita di tutti i giorni le donne non possono votare, dormire in albergo da sole e nemmeno guidare.

Così, per portare avanti un’esistenza, resta loro solo la scelta se andare a piedi, quando possibile, o aspettare ore per essere stipate su un mezzo pubblico, con annesse molestie maschili.

Per questo Bushra Al Fusail ha iniziato ad usare la bici, trascinando con sé altre ragazze yemenite: serve per garantirsi la possibilità di spostarsi in autonomia, di avere una routine quotidiana, fondamentale per sopportare una guerra e vedere una prospettiva.

Oltre che a rivendicare una libertà personale in un Paese che non ne prevede per chi è donna.

Credit: yemeniwomenbike

 

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