Velodromo VigorelliPassi sotto al Vigorelli e trovi tanti ragazzini. Molti vanno dentro, sono accompagnati dai genitori e per un attimo ci speri pure. Invece no, si gioca a football americano, meglio di niente. D’altra parte con la pista in quelle condizioni c’è poco da sognare.

Le biciclette, al Vigorelli, sono tutte di fuori, a cominciare dalla bottega dei sogni che fu di Faliero Masi e oggi di Alberto, suo figlio. Storia e attualità che si intrecciano senza rincorrersi.

Fuori si parla di biciclette fisse, due ragazzini pedalano affiancati negli spazi attorno al velodromo:

«Vedi? – dice uno all’altro – io non posso pedalare come fai tu, all’indietro». E l’altro allora si vanta della sua possibilità pedalandogli a ritroso in faccia.

«Sì, ma io la guido meglio, vuoi mettere? È come una macchina con la marcia inserita, tu sei sempre in folle».

«Ma se pedali al contrario torni indietro» scherza l’altro…

Si allontanano continuando a parlottare e a dare dimostrazioni di prodezza di guida. Proseguono il loro giro attorno al Vigorelli fino ad arrivare davanti alla vetrina di Masi. Qui le bici a scatto fisso hanno solo un nome: biciclette da pista, è l’origine a cui si sono ispirate quelle moderne.
Tutto è partito da qui ed è alla pista che tendono anche le bici a scatto fisso moderne con manifestazioni diverse dalle gare “ufficiali” (a cominciare dall’abbigliamento).
Che sia la chiave per capire che girare su una pista con una bicicletta è affascinante da fare e spettacolare da vedere? Nel resto del mondo lo sanno già e non si spiegano come sia lasciato allo sbaraglio un monumento come il Vigorelli. Magari, presi dall’esterofilia, torniamo a innamorarcene pure noi!
Intanto, per chi volesse fare qualcosa, segnaliamo l’iniziativa del FAI (Fondo Ambiente Italiano) a favore del Vigorelli:

 

http://iluoghidelcuore.it/luoghi/milano/milano/velodromo-vigorelli/80086

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