Il bike sharing funziona? Chiedetelo agli Inglesi: a quanto pare sì. Sorprendentemente, però, più come ponte sociale che come mero strumento di trasporto.
Sembra sia questa la ragione trainante che ha portato 25 città britanniche ad adottare dei piani di mobilità ciclabile condivisa nell’arco degli ultimi due anni, raddoppiando il numero di municipalità impegnate su questo fronte.

I dati sulla popolarità del bike sharing tra gli Inglesi sono in ascesa, tanto da far dire alla direttrice di BikePlus, l’organizzazione ambientalista che li ha collezionati, intervistata da The Guardian, che “è in atto un cambiamento culturale”.

Se nella sola Londra sono 25mila le bici immesse nei bike sharing, la ragione va ricercata secondo una duplice matrice di fattori.

La prima, è la mentalità predominante nelle giovani generazioni (under 40, prevalentemente), focalizzate più sull’usufruire di servizi che non sul possesso. Una differenza a tutto vantaggio degli schemi di mobilità condivisa dei quali sono infatti l’utenza preferenziale.

La seconda, è la capacità della bicicletta di fare da collante sociale.

Detta così sembra una considerazione campata per aria ma la Gran Bretagna sta sperimentando nei fatti che un bike sharing può essere sfruttato per fare da volano al rilancio delle zone più disagiate.

Nei sobborghi inglesi esistono situazioni di attrito sociale, dovute a condizioni economiche a dir poco anoressiche ed alla convivenza di etnie culturalmente distanti, che si fanno sentire anche nel momento in cui lo Stato cerca di applicare delle politiche di integrazione.

Bike4Good, il primo progetto di bike share equo-solidale del Paese, ha ben fotografato la situazione: “Ci sono barriere significative che precludono a molte persone l’accesso anche soltanto alle bici pubbliche. Spesso sono di natura finanziaria, a volte di comprensione della lingua o, più semplicemente, di confidenza con lo strumento”, riferisce a The Guardian Victoria Leiper, il cui impegno è legato allam presenza di Bike4Good proprio in una delle zone a maggior tasso di deprivazione sociale di Glasgow, Govanhill.

photo credit: acearchie Barclay’s Bike via photopin (license)

Qui la municipalità ha agito drasticamente: per dare un mezzo di trasporto a quanti non potevano permetterselo, ha decurtato l’abbonamento annuale da 60 sterline a £3, accompagnando l’iniziativa ad altri benefit per i residenti nelle zone critiche, come numeri di telefonia gratuiti e sistemi di credito agevolati per evitare di ricorrere l’apertura di un conto bancario.

Il risultato è stato un successo: boom di iscrizioni al servizio e partecipazioni record agli eventi organizzati per abbattere le distanze sociali, come notti bianche in bicicletta. Un terzo dei nuovi abbonati erano persone che, per loro stessa ammissione, non avevano mai usato prima la bici.

Altro esempio è dato da Liverpool: qui il attraverso il bike sharing si offrono due servizi socialmente utili. Da una parte il progetto Peloton forma ex delinquenti da reinserire nel tessuto civile come meccanici a disposizione di Citybike, il provider del bike sharing urbano. Dall’altra, le biciclette sono concesse gratuitamente ai disoccupati iscritti nelle liste di collocamento.

Ecco perché il bike sharing inglese cresce ad un ritmo che è il più alto della zona UE.

Brighton, una delle ultime città ad aver lanciato un servizio di bike sharing, ha visto registrare 13.000 account in due mesi, 4 volte il tasso di crescita delle altre località: la maggior parte sono giovani e la fascia oraria più utilizzata è quella tra mezzanotte e le 6:00 del mattino.

Certo, dietro a questo fenomeno si fanno notare le minori liquidità nelle tasche degli Inglesi e l’intraprendenza dei provider di biciclette condivise, sempre privati e mai pubblici.

Un’inversione di tendenza a favore della ciclabilità che, grazie all’utilità sociale, forse sta trovando una linfa mai avuta prima: in passato le debacle furono infatti diverse, come le 300 bici rubate (su trecento messe a disposizione, cioè tutte) nel primo giorno di apertura del bike sharing di Cambridge nel 1993 o l’esemplare di Boris Bike londinese fotografata in trasferta in Gambia.

I Britannici stanno però scoprendo un modo di spostarsi economico e salutare che lentamente sta entrando nel loro stile di vita: il prossimo passo sono le e-bike in condivisione, giurano diversi gestori. Sono perfette per le colline di molte città e non sudare è molto british.

 

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