Insegnare ai cittadini ad andare in biciletta? Un nuovo programma educativo francese per investire nel futuro e creare sempre più ciclisti. Grande idea ma non mancano le critiche.

Credit Photo by MYCHELE DANIAU / AFP

Prima l’educazione

Dopo gli incentivi alle cargo bikes, ora è il turno dell’educazione. Il ministro francese per la transizione ecologica Barbara Pompili sembra molto determinata a voler investire nel ciclismo, nonostante la sua nazione non figuri tra le più virtuose secondo i piani di ripresa post-pandemia. Per formare 800.000 giovani francesi all’uso della bici, ha annunciato l’erogazione di 21 milioni di euro destinati al progetto chiamato “génération vélo. (generazione bicicletta, ndr). Con un tweet, l’ex deputata LREM, l’ha definita una “misura essenziale” che ” garantirà a tutti l’accesso a una mobilità più sostenibile“.

Il Ministro francese per la Transizione Ecologica Barbara Pompili, via twitter

Un primo tentativo

L’iniziativa in realtà risale al 2018, sotto il governo di Édouard Philippe. Durante il Comitato Interministeriale per la Sicurezza Stradale, quello che aveva stabilito il limite di 80 km/h (sulle strade secondarie francesi a doppio senso il limite è calato da 90 a 80 km/h), venne annunciata l’idea di integrare negli insegnamenti scolastici, insieme al “ saper leggere” e al “saper contare“, anche il “saper guidare ”. Fu quindi istituito un primo sistema di apprendimento di cui beneficiarono 15.000 studenti, ma secondo Barbara Pompili il progetto “aveva bisogno di essere potenziato ” da nuovi finanziamenti.

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Il programma “generazione bici”

Con il programma “génération vélo” quasi 60.000 studenti CM1 e CM2 (4a e 5a elementare italiana) saranno formati ogni anno da istruttori FUB (Federation of Bicycle Users) entro il 2024, “ un grande progetto, ma tanto più essenziale dopo la crisi sanitaria che ha creato una mancanza di attività fisica senza precedenti tra i giovani ”. E’ quanto afferma il Presidente di FUB che in un altro passaggio aggiunge come i genitori spesso non abbiano il tempo per insegnare le conoscenze necessarie a pedalare in una città. Lunghi una quindicina di ore ciascuno, questi allenamenti si svolgeranno in tre fasi: “saper pedalare“, “sapersi muovere “, infine “saper guidare autonomamente sulle strade pubbliche “. Verrà infine rilasciato un diploma ad ogni studente.

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Le critiche

Sui social il tweet di Pompili non ha tardato a suscitare beffe e critiche, gli internauti lo trovano uno “spreco ” di denaro pubblico: ” Pompili metterà a disposizione milioni per insegnare ai bambini ad allacciarsi le scarpe?” chiede un utente;” E’ consapevole che il 100% dei ciclisti che vivono sulla terra hanno imparato a bilanciarsi da soli?” , si domanda un altro. Per come è stata comunicata l’iniziativa in effetti scopre il fianco alle critiche e sicuramente poteva essere pianificata meglio. Si tratta tuttavia di una svolta concettualmente significativa che permette di far capire quanto stiano diventando importanti temi emergenti come quello della mobilità consapevole. Tornando alle critiche, forse se ne potevano mettere a tacere una buona parte aggiungendo al programma un corso base di conoscenza meccanica e manutenzione bici.

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