E-bike per il primo soccorso? Mentre in Occidente si parla delle e-bike come di un bene accessorio, dividendosi in faide tra sostenitori della pedalata classica, nostalgici dei motorini anni ’80 e quanti la trovano semplicemente una comoda alternativa, in altre parti del mondo si guarda più nel concreto al loro utilizzo.

Un esempio arriva da Israele, dove una, se vogliamo banale, notizia di cronaca locale mette in risalto un dato interessante: un’e-bike può arrivare prima e più agilmente di altri mezzi di primo soccorso sul luogo di un incidente.

 

E-bike per il primo soccorso: un’indubbia agilità

Non si tratta di una domanda, bensì di un’affermazione che trova senso nei vicoli dei centri storici di Gerusalemme e nel traffico di Tel Aviv come lo troverebbe sul raccordo anulare di Roma o nei “caruggi” di Genova.

La United Hatzalah of Israel, associazione di volontariato che presta interventi di primo soccorso nel Paese mediorientale, sta testando da diverso tempo l’impiego di e-bike al servizio dei paramedici: la tradizione delle due ruote viene dalla storia stessa dell’associazione, nota per il suo utilizzo di moto-ambulanze, ma le bici elettriche sembrano avere uno spunto in più.

 

L’agilità di una bici è infatti maggiore anche rispetto ad una motocicletta e, se dotata di assistenza elettrica alla pedalata, distanze e salite non sono più un problema legato alla prestanza fisica del ciclista: i paramedici le utilizzano sia nei sobborghi di Gerusalemme che di Tel Aviv, dove le intricate reti di vicoli precludono a priori l’utilizzo di mezzi motorizzati di grandi dimensioni, rendendo alcune aree accessibili solo a piedi.

Le e-bike equipaggiate con i kit di primo soccorso hanno però chances maggiori di arrivare in tempo sul luogo di un incidente anche in mezzo al traffico caotico, spesso paralizzato.

 

Da Israele una storia concreta

L’esempio pratico arriva dalle pagine di un giornale israeliano, che riporta il salvataggio a Gerusalemme, lo scorso dicembre, di una bambina di 5 anni che rischiava l’asfissia in casa. Il paramedico in e-bike, partito dalla centrale di zona, ha raggiunto l’abitazione in tempo per salvare la piccola, trovata già con un principio di cianosi, precedendo l’arrivo dell’ambulanza di ben 7 minuti.

Quel seppur breve lasso di tempo le sarebbe probabilmente stato fatale.

 

 

Al di là della storia a lieto fine, sorge spontanea la domanda: le e-bike non potrebbero essere prese in considerazione come mezzi di primo soccorso anche nelle nostre città?

Traffico e vicoli medievali sono due costanti, a volte sovrapposte, nei borghi come nelle metropoli italiane e, in questi casi, anche un secondo può fare la differenza: potrebbe valere la pena di pensare alle bici a pedalata assistita non solo come uno sfizio o una soluzione allo smog in città, che ne dite?

Image Credit: The United Hatzalah of Israel
Image Credit: The United Hatzalah of Israel

 

 

 

 

 

 

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