Più di 3700 km in bicicletta da Vienna fino a Nuoro per fotografare il bel paese da nord a sud in un progetto che ha preso il nome semplicemente di “Italia”. Mattia Orrù, classe 1988, nato in Sardegna ma attualmente residente nella capitale austriaca, di professione fa il fotografo. Quando però gli impegni lavorativi sono saltati a causa della pandemia ha deciso di intraprendere un lungo viaggio in sella alla sua bici. Ritmo, paesaggio, sudore, lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua avventura.

L’itinerario di Mattia in sella alla sua bici dall’8 Giugno al 30 Luglio

Ciao Mattia, hai pedalato per quasi mezza Europa; come ti senti?

Più in forma che mai! Pedalare per 3780 km carico di bagagli è stato un ottimo allenamento. Adesso, con la bici scarica, mi sembra di volare! Battute a parte, il mio obiettivo non è mai stato quello di “fare più chilometri possibile” o di cercare la performance. La scelta della bicicletta come mezzo di trasporto è stata dettata principalmente dal ritmo che il viaggiare in bici impone e dall’intimo rapporto che si ha con il paesaggio. Respirare gli odori e sentire sulle proprie gambe le caratteristiche di una particolare regione è stata un’esperienza sensoriale a tutto tondo. Il territorio influenza fortemente le abitudini e il modo di essere delle persone, quindi riuscire a “sentire” il paesaggio ci permette di capire meglio i posti che si attraversano. Quindi, come mi sento? Decisamente arricchito.

Tu sei un fotografo che si occupa soprattutto di paesaggio, in particolare di interazione tra natura ed urbanizzazione; oltre al tuo progetto c’è però dell’altro che ti ha spinto a fare questa esperienza?

Appartengo a una generazione alla quale è stata venduta l’idea che la “vera avventura” poteva essere vissuta solo in posti esotici e lontani da casa; perciò appena ne ho avuto la possibilità, mi sono imbarcato su aerei che mi hanno portato in capo al mondo. Visitare le città italiane era qualcosa che ho sempre associato alle noiose gite scolastiche. Da qualche anno però vivo all’estero e, stando in un paese straniero, ho riscoperto il legame profondo che mi unisce all’Italia insieme alla necessità di conoscerla meglio. L’occasione perfetta si è presentata quest’anno. A causa delle pandemia gli impegni lavorativi sono saltati e mi sono trovato improvvisamente ad avere tutta l’estate libera. Consapevole del fatto che certe occasioni non si ripetono facilmente, appena riaperti i confini con l’Italia, ho caricato la bicicletta e sono partito da Vienna con destinazione Palermo (che poi è diventata Nuoro).

SP 50 tra Mazara del Vallo e Salemi, Sicilia

Ecco, a proposito di bicicletta: che tipo di bici hai utilizzato e come hai organizzato i tuoi bagagli?

Per quanto sia appassionato di ciclismo, non mi andava di passare giornate intere a pedalare. Il mio piano era quello di pedalare durante la mattina e riuscire ad avere del tempo libero per visitare i posti dove mi sarei fermato. Considerata la distanza totale che avrei percorso, mi serviva un mezzo abbastanza veloce che permettesse di avere una media oraria tra i 20 e i 25 km/h. La mia gravel (muscolare) era quindi la scelta migliore. Anche i bagagli sono stati scelti per privilegiare la velocità. Riducendo tutto al minimo sono riuscito a far entrare tenda, sacco a pelo, attrezzi e accessori vari nelle borse da “bike-packing”: due sul manubrio, un “frame-bag” e una borsa sottosella. La mia inseparabile fotocamera era invece a tracolla.

La scelta di pedalare al mattino immagino fosse dettata anche dal caldo, penso una delle principali difficoltà che hai incontrato..

Esatto, le difficoltà sono arrivate man mano che procedendo verso sud l’estate avanzava: gestire il caldo è stata una vera sfida. Ho preso quindi l’abitudine di partire molto presto la mattina, spesso alle 5 ero già in sella, ma nonostante questo ho dovuto ridurre le distanze delle mie tappe perchè già alle 10 il sole diventava pericolosamente caldo. Per il resto non ho avuto grandi problemi meccanici durante questo viaggio. Non mai forato per esempio. Certo, in alcuni momenti si accumula inevitabilmente un po’ di stanchezza, specialmente in regioni con grossi dislivelli come l’Umbria e l’Abruzzo, ma in questi casi basta fermarsi uno o due giorni per recuperare un po’ le forze.

Atrani Costiera Amalfitana, Campania

L’idea di mollare ti è mai venuta?

Gli  ultimi 10-20 km di ogni tappa sono sempre stati i più duri. Quando le gambe sono stanche e le temperature salgono ci vuole concentrazione per arrivare a destinazione, ma il vero limite fisico l’ho raggiunto in Sardegna, tra Calasetta e Macomer. Si trattava di una tappa di 200 km con 1600 m di dislivello. Il  percorso si snodava tutto nell’interno, in zone notoriamente tra le più calde e aride della Sardegna. La prima parte della tappa è trascorsa molto agevolmente, ma la situazione è cambiata quando la temperatura è cominciata a salire. Pedalare sotto il sole a 40 gradi è un’esperienza molto poco piacevole. Mi ricordo che sentivo il sole “bruciare” i piedi attraverso le scarpette, ad ogni fontana che trovavo inzuppavo la maglietta, il cappellino e pantaloncini sotto l’acqua per cercare di raffreddarmi un po’. Anche bere acqua non dava nessun sollievo perchè, dopo pochi minuti nelle borracce, diventava subito bollente. Insomma, per farla breve, a 10 km dall’arrivo i crampi sono diventati talmente forti ed estesi che non riuscivo più nè a pedalare nè a camminare. Non mi è restato altro che farmi recuperare da mio cugino.

Mi hai detto che infatti se potessi tornare indietro saresti partito a Maggio e non a Giugno. Ma al di là del caldo, consiglieresti un esperienza di questo tipo?

Assolutamente! viaggiare in bicicletta è estremamente gratificante. Anche il posto più “banale” se raggiunto con le proprie forze si trasforma in una grande conquista. Inoltre non è necessario essere particolarmente allenati, bisogna solo avere l’attenzione di scegliere un itinerario che sia proporzionato alla nostra condizione fisica, e con un po’ di costanza l’allenamento si fa per la via. 

Campo Imperatore, Abruzzo

Cosa di questo viaggio ti ha maggiormente colpito?

L’aspetto che mi  ha colpito di più è stato senza dubbio la varietà che offre l’Italia, sia in termini paesaggistici sia in termini culturali e dopo questo viaggio sono più che mai convinto che questa diversità sia una ricchezza inestimabile che dobbiamo preservare e valorizzare. 

Sono d’accordo, tu poi sei l’esempio lampante di come la bellezza di un esperienza non sia proporzionale ai km fatti. Pensi che la mobilità dolce a lungo raggio diventerà una pratica maggiormente diffusa in futuro? 

Non è una domanda facile, la risposta credo vari con il variare del contesto. La diffusione del cicloturismo credo che abbia una limitazione intrinseca legata alla passione per il pedalare e all’allenamento richiesto per intraprendere certi tipi di viaggi. Sicuramente l’avvento e la progressiva diffusione delle e-bike sta facilitando l’avvicinamento di una nuova categoria di persone, essere allenati non è più un indispensabile per avventurarsi in qualche uscita giornaliera. Il discorso cambia quando si parla di intraprendere un viaggio come quello che ho fatto io. Purtroppo a causa della autonomia limitata e alla impossibilità di effettuare riparazioni in posti remoti, le e-bike allo stato attuale non garantiscono la flessibilità che una bici muscolare (e un paio di gambe ben allenate) può offrire. 

Passando invece a un contesto cittadino credo invece che gli spostamenti con mezzi poco inquinanti siano un elemento fondamentale per ridurre lo smog e migliorare il benessere fisico e psichico delle persone. Naturalmente non è sufficiente che lo stato dia incentivi per acquistare nuove biciclette, ma è indispensabile ripensare la viabilità delle città mettendo al centro l’individuo e la sua interazione con il territorio e non l’auto. 

Credits: https://www.instagram.com/aiello_noioso/

Per tutte le foto del progetto Italia di Mattia: https://www.instagram.com/mattiaorru_/

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