Le nostre case sono architetture pensate esclusivamente per l’utilizzo da parte degli esseri umani. Com’è logico, il dimensionamento degli spazi è totalmente basato su misure antropometriche che ci consentono di muoverci al meglio. Cani e gatti hanno presto imparato a convivere con quelli che per loro sono ostacoli e barriere, diventando spesso dei veri e propri virtuosi dello spostamento indoor.

Molti oggetti poi hanno spesso un loro spazio su misura, ma si tratta sempre di prodotti fissi nelle nostre abitazioni, come la lavastoviglie o i frighi ad incasso. Spostare la bicicletta in un condominio o appartamento può essere spesso piuttosto difficile, soprattutto quando si ha a che fare con spigoli ed angoli stretti.

In Svezia è nata la prima casa adatta ad accogliere ed ospitare le biciclette, rivoluzionando completamente gli spazi a cui siamo abituati. Il complesso edilizio sorge a Malmö in Svezia, e consta in 55 appartamenti e di aree comuni, parcheggi, ascensori, rampe e corridoi totalmente percorribili con la bicicletta grazie al sovradimensionamento della superficie agibile. È possibile infatti pedalare fino in cucina e muoversi liberamente su tutto l’appartamento in sella alla propria bici, arrivando direttamente dalla strada. Il progetto, frutto del lavoro dello studio Hauschild + Siegel, prevede anche la selezione degli inquilini, che verrà valutata in base all’effettivo utilizzo del mezzo a due ruote da parte del candidato.

In questo sistema di bike housing ci sono anche degli spazi di servizio e manutenzione, delle vere e proprie officine-garage che permettono agli inquilini di provvedere alla propria bicicletta direttamente dal luogo in cui è parcheggiata. Insomma, tutto è progettato affinché vi sia una totale integrazione del mezzo all’interno dell’architettura, un luogo quindi dove si espande in concetto di abitabilità anche a tutto quello, come i mezzi di trasporto leggeri, che fa parte necessariamente della nostra vita, che ci accompagna nel quotidiano tanto da diventare una nostra estensione, e che forse è giunto il momento di includere a tutto tondo nel nostro modo di concepire lo spazio che spesso è dogmaticamente antropico.

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