Gli Stati Uniti d’America non sono entrati nell’immaginario comune in quanto Paese delle biciclette, eppure, a dimostrazione che una massa critica di utenti c’è, la House of Representatives sta vagliando una proposta di legge per agevolare fiscalmente chi sceglie il bike to work.

Per usare un linguaggio più terra-terra, meno tasse per chi va al lavoro in bici. Un segnale importante per la mobilità degli USA, soprattutto se rapportata alla sensibilità nei confronti dei trasporti non “a quattro ruote”.

bicycle commuter act

Il Bicycle Commuter Act 2019

La proposta presentata alla House of Representatives va sotto il nome di Bicycle Commuter Act 2019: si tratta di una bozza di legge che prevede sgravi fiscali per quanti dimostrino di utilizzare la bici come mezzo di trasporto pendolare.

Si tratta di una misura che pone il ciclismo pendolare sullo stesso piano degli altri lavoratori che per raggiungere il luogo di lavoro utilizzano l’auto o i mezzi pubblici, oggi esigibili per un rimborso che raggiunge, in alcuni casi, i 265 dollari al mese.

Nel Bicycle Commuter Act si parla di un taglio di imposte pari al 20%, che i media americani quantificano in un massimo di 53 dollari mensili: volendo, si tratta di una sorta di risarcimento per il 20 dollari di rimborso fisso che l’amministrazione Trump ha tagliato ai ciclisti pendolari con il suo Tax Cuts and Job Benefits Act.

Ciclisti pendolari, una realtà anche negli USA

A farsi promotori del Bicycle Commuter Act sono stati tre membri del Congresso, i Repubblicani Earl Blumenauer dell’Oregon, Ayanna Pressley del Massachusetts, e Vern Buchanan della Florida.

Non per caso, i distretti sotto la giurisdizione dei tre rappresentanti annoverano alcuni dei tassi di presenza ciclistica urbana più alti degli USA, a volte accompagnati da statistiche non del tutto positive, come l’alto numero di incidenti mortali con ciclisti coinvolti detenuto da Sarasota, località sotto la giurisdizione di Buchanan.

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Cycle to Work, un affare per le compagnie di bike sharing

L’aumento di biciclette in circolazione in alcuni Stati degli USA è dovuto in parte ad un cambio di mentalità, in parte alla comparsa di sempre più servizi che offrono bici condivise.

Basti pensare ad Uber, nata come compagnia di “tassisti privati” ed ora decisamente orientata verso il bike sharing o Lime, sebbene quest’ultima stia già transitando verso l’affermazione dei monopattini elettrici, a discapito delle bici.

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Realtà in passato poco propense all’uso del pedale per i propri boulevards, come New York, che sta vivendo una seconda colonizzazione di fattorini in bicicletta, vedono una ricaduta sugli usi e costumi dei più giovani non più solo con fenomeni di nicchia (vedi i bike messengers degli anni ‘90).

Rimane però abbastanza chiaro che uno sgravio fiscale, per quanto lieta notizia se divenisse realtà, sarebbe un agevolazione per quanti hanno sposato l’etica della bicicletta in città, ma non potrebbe essere considerato un vero e proprio incentivo.

Per invogliare più Statunitensi ad utilizzare la bicicletta e lasciare a casa auto e moto, anche negli USA occorrerebbero politiche strutturali ben più sostanziali.

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