L’87,5% della popolazione statunitense usa l’automobile ogni giorno. Pure in Italia viviamo sostanzialmente nel traffico e la macchina è ancora il mezzo più diffuso, anche per brevi spostamenti. Ma la comodità dell’abitacolo ha un prezzo da pagare?

Si, e non solo in termini economici.

Vittime del traffico

La maggioranza della popolazione occidentale si ritrova ogni giorno dentro un automobile. Se si esclude l’Asia, e in particolare la Cina dove domina la bicicletta, il resto del pianeta passa molto tempo all’ interno di un abitacolo. Si tende a pensare che tutto ciò abbia un impatto soprattutto in termini ambientali ed economici (anche se i veri responsabili del cambiamento climatico sono soprattutto le industrie), ma gli effetti indiretti sono altrettanto preoccupanti. Lo stress generato dall’utilizzo di un automobile è coinvolto in insospettabili problemi anche di natura sociale: diversi studi mettono in evidenza come ci sia un legame tra lo stress da traffico e fenomeni apparentemente lontani da questo argomento. Le vittime del traffico non sono solo quelle che lo vivono direttamente, ma anche quelle che subiscono gli effetti di chi ne viene intossicato.

 

Il prezzo della comodità

Guidare un auto forse è comodo, ma espone a diversi problemi che si riflettono sulla nostra vita una volta fuori dal traffico. Alcuni di questi possono sembrare innocui e dati per scontato: ciononostante a lungo andare possono destabilizzare un equilibrio psichico magari già compromesso (e oggi, chi non ce l’ha?). Ovviamente non si parla di un collegamento diretto tra automobilismo e problemi psico-fisici poiché siamo sempre nell’ambito delle concause; tuttavia si tratta di un fenomeno che esiste e che sarebbe sciocco non considerare. Ma andiamo con ordine.

 

Sintomi macroscopici

C’è innanzitutto una ricerca italiana condotta da Legambiente qualche anno fa che riporta alcuni dati interessanti, utili a comprendere meglio lo scenario nel quale ci troviamo. Legambiente ha scoperto che su 10 italiani che litigano, 6 lo fanno per cause legate al traffico, tutti gli automobilisti (anche quelli che non litigano) dormono mediamente mezz’ora di meno, tendono ad ingrassare, ad avere problemi cardiocircolatori e subiscono gli effetti di smog ed inquinamento acustico. E questo è il quadro. 

 

Aggressivi o criminali?

Che l’auto rendesse più nervosi non è una novità, ma che fosse legata ad un aumento dei crimini è piuttosto inedito. Una ricerca condotta dalla rivista TheConversation sui cittadini di Los Angeles ha scoperto che il traffico estremo aumenta di circa il 6% la probabilità di crimini e violenza domestica. Sono state prese come campione alcune strade e precisi orari, affinché i dati ottenuti fossero attendibili e con un buon margine di precisione. Lo studio evidenzia come vi fosse una coincidenza temporale quasi matematica tra congestioni del traffico ed episodi di violenza domestica avvenuti poco dopo.

Ciò è in parte dovuto, come conferma in Europa uno studio austriaco, ad uno sbalzo ormonale che alza i livelli di testosterone, di lattato e di FFA (acidi grassi liberi, proteine plasmatiche, insulina) che possono essere considerati come indicatori metabolici di tensione fisica e psico-emotiva. Inoltre lo studio ha dimostrato come invece con la bicicletta questi valori rimanevano molto più bassi.

 

Una particolare sonnolenza 

Come dicevamo all’inizio guidare un’automobile è certamente comodo, perlomeno dove le condizioni di traffico non sono particolarmente stressanti. Le macchine sono anzi sempre più confortevoli ed è notizia fresca della coppia statunitense fotografata mentre si godeva un sonnellino su di una Tesla a guida autonoma. Il fatto è che stare alla guida è di per se soporifero, per diversi motivi. Innanzitutto la posizione, subito dopo la mancanza di movimento associata ad un’attività visiva spesso noiosa, i tanti confort che rendono il tempo nell’abitacolo più piacevole e, dulcis in fundo, i risultati di una ricerca che hanno dimostrato come le vibrazioni dell’auto stessa inducano una sonnolenza molto particolare, un po’ come quella che si prova nello stare davanti ad un televisore seduti su di una poltrona vibrante.

Quindi, se da un lato l’automobilista perde sonno a causa della macchina, dall’altro rischia di addormentarsi più facilmente proprio mentre è alla guida, col pericolo di causare incidenti. Tutto ciò è ovviamente di molto scongiurato per chi pedala, in quanto il movimento continuo aiuta a mantenere una soglia di attenzione adeguata per il contesto in cui ci si trova.

 

Effetto risonanza lungo la schiena 

E sempre le vibrazioni sono coinvolte in un particolare disagio legato proprio all’uso dell’automobile. I più attenti avranno notato negli ultimi tempi un proliferare di problemi legati alla schiena e al collo. Ciò apparentemente non si spiega visto che, soprattutto nelle automobili, siamo sempre più comodi e coccolati, anche grazie ad introduzioni di design che puntano all’ergonomia. Se non siamo in movimento sederci in auto non è effettivamente molto diverso dallo stare adagiati su di una poltrona; ma non appena mettiamo in moto e cominciamo a spostarci iniziano una serie di micromovimenti e vibrazioni che si ripercuotono dal sedile fino alla colonna vertebrale.

Inoltre, quando i piedi sono attivi nell’atto di guidare, non possono essere utilizzati per sostenere e stabilizzare la parte inferiore del corpo (come accade normalmente con una sedia), concentrando così la pressione verso l’area lombare. La colonna vertebrale inoltre ha una frequenza di risonanza naturale di 4-5 Hz e i risultati di alcune ricerche hanno rivelato che l’esposizione alle vibrazioni proveniente da un automobile sovraeccitavano facilmente proprio questa gamma di frequenze. In bicicletta questo non accade, anche se è comunque meglio dotarsi di un buon sellino ammortizzato soprattutto se siamo city biker.

 

La “visione a tunnel” 

Un’ altro strano fenomeno che riguarda gli automobilisti è la cosiddetta “visione a tunnel”. Questa strana condizione in realtà non è esclusiva in chi guida un’auto ma è molto amplificata all’interno di un abitacolo e dallo smartphone. Si tratta di una particolare condizione dovuta all’immersione quasi totale in un’attività secondaria che ci assorbe più di un altra primaria che stiamo svolgendo. David Strayer, uno psicologo dell’Università dello Utah, ha scoperto che le persone possono entrare in questo stato anche durante una conversazione telefonica, indipendentemente dal fatto che stiano tenendo o meno un telefono in mano.

Confrontando il palmare con il vivavoce sembra che in effetti la concentrazione si compromette in entrambi i casi (i tempi di reazione ad un input erano infatti più o meno gli stessi). Chiaramente è un problema che riguarda anche moto e biciclette, ma come si diceva prima un abitacolo tende ad isolare maggiormente il pilota da tutta una serie di “avvisi utili” non solo di origine sonora.

L’ impatto economico 

La lista di disagi, molto più conosciuti, potrebbe continuare, ma bastano questi strani effetti per capire quanto tutto ciò abbia un impatto anche in termini di costi sociali. Atti di criminalità innescata da sovraesposizione allo stress, problemi di sonno, di distrazione e di incidenti, obesità e lombalgie sono tutti aspetti che vanno in qualche modo sanati e che sono una spesa per la collettività. Non si tratta qui di demonizzare le automobili, ma di evidenziare come un loro uso scorretto non sia innocuo e quanto abbia dei risvolti non del tutto immediati che prima o poi si pagano. Chi può dovrebbe cercare di rinunciare il più possibile all’automobile e di dotarsi di mezzi i trasporto più dolci come la bicicletta, per il proprio bene e per quello degli altri.

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