È una contraddizione in termini quella che sta vivendo il mondo delle due ruote a pedali: la bicicletta è il mezzo di trasporto ecologico per eccellenza, quello che più facilmente si può conciliare con le zone a traffico limitato e pedonali, eppure sta collezionando una serie di divieti a comparire proprio nei centri storici delle città italiane.

Un articolo che illustra la situazione, da Oristano a Trieste, passando per le più note località della Liguria di Levante, è stato pubblicato oggi da La Stampa: c’è chi le vieta per decoro, chi per questioni di sicurezza dei non ciclisti.

Il paradosso sta nel duplice dato di fatto che la bicicletta è ammessa negli spazi destinati ai pedoni dal Codice della Strada italiano – il che sconfessa in partenza le ordinanze di certi sindaci, almeno finché non le si osserva nello specifico – ed è la destinataria principale delle politiche di mobilità urbana sostenibile promosse da molte città dello stivale.

Ecco allora che si generano situazioni contraddittorie come quella di Sestri Levante, che da un lato viene riconosciuta come città pro mobilità sostenibile e contemporaneamente vieta il transito alle bici nei carruggi.

photo credit: Jan Jespersen Copenhagen Cyclist via photopin (license)

Insomma, c’è un corto circuito in atto: si vogliono centri decongestionati, meno auto, si cavalca il ritorno delle due ruote a pedali ma non si sopporta l’”invasione” di questi mezzi.

È probabile che vi sia sotto uno scontro anche culturale e, nelle parole di taluni pubblici amministratori, si intuisce che forse non tutti i ciclisti si dimostrano proprio rispettosi della convivenza civile.

Soprattutto, manca l’infrastruttura; ecco però sorgere in risposta un ulteriore quesito: perché le piste ciclabili ed i bike sharing non decollano anche laddove vengono implementati?

Una questione che attiene molto alla mentalità degli utenti, forse, più che ad altri fattori: come sempre, dalle nostre parti, c’è una fetta di persone che perde interesse nel fare una determinata attività nel momento in cui essa diviene (eccessivamente?) regolamentata. O sono forse le regole ad essere inadeguate?

Come dicevano gli antichi, in medio stat virtus.

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