Le batterie utilizzate nella mobilità elettrica soffrono di alcuni problemi legati alla varietà enorme di modelli esistenti. Riunirle sotto un unico standard avrebbe degli enormi vantaggi per tutti. Una startup belga ci sta seriamente lavorando su.

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I problemi del ciclismo di massa

Il ciclismo di massa comporta indubbiamente molti benefici ma anche alcuni svantaggi che giustamente possono sfuggire ad occhi poco tecnici. La creazione di standard è un tema su cui ci siamo concentrati in quanto restiamo convinti che se ben gestito potrebbe risolvere molti di questi problemi. D’altro canto la mancanza di volontà politica e cultura civica dilaterebbero troppo il tempo a disposizione per farvi fronte, tempo che il mondo non ha più. Una startup belga ha creato un sistema open source per standardizzare uno dei più problematici componenti che caratterizzano e-bike e più in generale tutti i mezzi elettrici: le batterie.

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Batterie, l’anello debole 

Nei sistemi di e-sharing le batterie sono contemporaneamente punto di forza e anello debole del sistema. Non tutti sanno ad esempio che le celle agli ioni di litio patiscono gli urti, sono sensibili alla temperatura e che lasciarle esposte sotto il sole ne accorcia sensibilmente la vita. Quello della ricarica poi è un problema costante che viene risolto da un esercito di appaltatori indipendenti o team di “ricaricaristi” dedicati, i quali spesso trasportano i mezzi dentro a enormi furgoni consumando benzina e incidendo per quasi la metà del costo aziendale. La produzione di pacchi batteria rappresenta circa un terzo (60 kg di CO2-eq) delle emissioni totali generate da quella di un veicolo: e ogni azienda progetta e utilizza le proprie di batterie. Un problema molto sfaccettato dunque che, come dicevamo, l’utente medio non è messo nelle condizioni di poter percepire.

 

Il sistema Teleport Mobility

Un problema che la startup belga Teleport Mobility pensa di poter risolvere con il suo nuovo standard per batterie. I pacchetti sono attualmente in fase di test e saranno resi disponibili in open source una volta completate le verifiche. Le aziende potrebbero noleggiare le batterie direttamente da Teleport Mobility oppure progettare e costruire le proprie in conformità però allo standard open source. Per aiutare a far conoscere le batterie al pubblico, la startup vuole creare una rete di stazioni per scambio batterie che potrebbero svolgere svariati ed interessanti compiti.

Potrebbero funzionare come banchi di batterie e mini centrali elettriche, dove aziende e attività commerciali potrebbero usarli per lo stoccaggio di energia (simile ad un Tesla Powerwall) in modo da risparmiare sulle bollette elettriche. Non solo: potrebbero essere utilizzati per l’alimentazione di backup di emergenza e/o ricaricate dai clienti stessi in cambio di sconti, contribuendo così ad eliminare la necessità di una forza lavoro dedicata alla ricarica. Un circolo economico virtuoso insomma. Teleport lancerà programmi pilota nel nord Europa con partner selezionati il ​​mese prossimo, in vista però di un estensione in programma per la stagione 2021.

Le celle del sistema Teleport Mobility; image via electrek.com

 

Verso un battery sharing?

Inutile dire che l’idea è ottima. Creando uno standard batterie open source di questo tipo e rendendolo compatibile con le biciclette in circolazione ne gioverebbero innanzitutto i servizi di sharing, sgravati dall’onere di dover gestire un meccanismo così complicato e dispendioso, ma anche tutti i soggetti coinvolti nella mobilità elettrica, privata e non. Invece di noleggiare le bici si potrebbe noleggiare la batteria, aumentando il target di utenti a cui il servizio si rivolge, paradossalmente anche a chi non usa la bici ma usa invece la batteria; queste sarebbero più facilmente difendibili quando riposte nelle stazioni; una volta rimosse da una bici privata il calo di peso renderebbe possibile l’idea di portasela in casa, ecc. ecc..

Putroppo nella pratica le cose non sono così semplici. Il monopolio di una batteria proprietaria porta a vantaggi economici che le aziende di settore conoscono bene e che, evidentemente, avvantaggia ancora qualcuno.

Tuttavia la svolta ecologica di cui abbiamo bisogno non deve essere basata sul riempirci di idee ed iniziative attente alle famose emissioni. Passa soprattutto da un cambio di mentalità e di approccio ai problemi molto diverso da quello a cui siamo abituati, dove il profitto diventa un effetto della produzione di benessere collettivo, e non solo di benessere privato. Senza questo cambiamento radicale, le emissioni troveranno sempre un modo e una giustificazione per essere prodotte.

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