bc8a8da42c145a1847afa2dd9d1d0ed6fa8380ffC’è stato un momento in cui l’Italia si era perduta. Usciva da una guerra tragica per tanti versi e dopo la nazione dovevano ritrovarsi anche gli Italiani. A pensarci, in quel periodo, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, fu il ciclismo, tra gli altri fattori, a rendere vivo il sentimento di italianità e a unire per qualcosa. L’emblema di questa corrente così forte fu quel Tour de France del 1948 quando, dopo l’attentato a Togliatti, si temevano moti rivoluzionari. Giulio Andreotti prese il telefono e chiamò Gino Bartali in Francia. Il toscano non era messo bene in classifica e la telefonata dall’Italia lo caricò di una responsabilità che sentiva troppo grande.  Nonostante tutto fu in grado di ribaltare quel Tour de France e concluderlo vincitore. La vittoria di Bartali certamente infiammò gli italiani e spostò l’attenzione sull’evento sportivo. Non possiamo dire con certezza che questo evitò la catastrofe in Italia ma certamente quella vittoria fece sentire gli Italiani orgogliosi di se stessi e del loro campione.  Così come lo erano di Fausto Coppi che stava prendendo il testimone del toscano. Ecco allora che chi conobbe entrambi, Giancarlo Brocci, inventore dell’Eroica, la ciclostorica diventata evento internazionale che si svolge la prima domenica di ottobre a Gaiole in Chianti, lancia una proposta. Facciamo Bartali e Coppi Padri della Repubblica. La proposta dei Brocci arriva proprio a cavallo della festa della Repubblica del 2 giugno ed è probabilmente uno dei più begli auguri che si possa fare il ciclismo italiano.

La lettera di Brocci è tutta sul giornale dell’Eroica. Spiegata a suo modo, così piacevole da leggere. Cliccate qui.

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